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Cosa resterà… di Raf usciva 30 anni fa

Cosa resterà… di Raf ha trent’anni. Tre decadi ci separano da un’epoca stralunata, estrema, mai dimenticata della cultura globale e nostrana. Talmente sentita e vissuta pienamente da creare una malinconia in corso d’opera, un’inedita sensazione di mancanza non posteriore, ma contemporanea. Ancora prima che finisse, Raf ne sentiva la mancanza celebrandola con un album raffinato e sincero che portava tutto il pop italiano ad un livello di qualità superiore.

30 ANNI FA…
La cultura 80’s sapeva di essere un fenomeno irripetibile e da rimpiangere. Persino nel film Ritorno al Futuro Parte Seconda (girato negli anni ’80) vengono rappresentati gli umani del 2015 (che per noi è passato, ma lasciamo per ora perdere i paradossi cinematografici) che celebrano nostalgici gli anni ottanta. Previsione azzeccata, un po’ meno quella delle auto e gli skateboard che volano ma il concetto è questo: c’era la consapevolezza che sarebbe stato un periodo rimpianto, e sapevano anche che tanta esagerazione non poteva perdurare.
Cosa resterà degli anni ’80? Una domanda che Raf ha esplicitato per noi trenta anni fa al giro di boa del decennio e che ancora oggi una valenza sociale, filosofica. Perché ad uno sguardo superficiale in questo tripudio revival degli anni ottanta si è recuperato praticamente tutto ma manca qualcosa, come quello che rendeva vive le anime raffigurate in una foto sbiadita.
Io sono nato nel 1981 e per me il pop sono Raf, Enrico Ruggieri, Umberto Tozzi e Zucchero. Questi sono i personaggi che, ognuno a suo modo, hanno sdoganato il pop italiano, dandogli un respiro internazionale senza mai dimenticarsi delle sue radici.
E’ indicativo proprio il destino di due hit dell’album di Raf nei massimi contenitori musicali dell’epoca. Il brano che porta il nome del disco delude a Sanremo e arriva quindicesimo, andando a infittire l’elenco delle canzoni bistrattate dalla massima rassegna italiana e poi rivalutate dal pubblico e dalla storia.
Quando il freddo febbraio diventa poi il caldo dell’estate (che precede il Mondiale di calcio italiano delle Notti Magiche), Ti Pretendo sbanca al Festivalbar.
Raf, dopo una carriera nel mondo della dance commerciale (quanti di voi sanno che la hit internazionale Self Control è proprio sua?) si butta nel pop con grazia e mestiere, regalando un numero impressionante di canzoni riempipista e hit da classifica. L’album Cosa Resterà… è una memorabilia di tantissimi orpelli di quel decennio e per questo ha un valore culturale e musicale inestimabile.

IL DISCO
Ascoltare questo album datato 1989 è come aprire una enciclopedia celebrativa. Non solo sono citate molte icone pop che riempivano la nostra quotidianità, ma ci sono anche spunti interessanti per capire l’evoluzione ideologica della società riferita ad alcuni macro temi come sessualità, politica, emancipazione.
Ti Pretendo è una hit confezionata in modo perfetto per animare l’estate italiana, e così ha fatto. Già nella successiva Santi nel viavai c’è qualcosa di più, uno stile elegante che ricorda Sting e un testo per nulla banale. Le parole e i racconti di Raf sono spesso malinconici, riflessivi, profondi. Niente male per uno dei lavori pop più famosi in Italia. I Santi citati nella canzone sono i barboni di strada, non un tema che l’italiano medio aveva voglia di affrontare andando al lavoro o nel rassicurante salotto di casa. Ma Raf lo fa in maniera delicata, colta.
E si arroga anche l’onere di destabilizzare la massa sull’argomento sesso, citandolo esplicitamente in La battaglia del sesso, roba forte per l’allora popolo di Albano e Romina Power. C’è anche uno sfoggio del mestiere appreso nei suoi anni dance con Do I Need Your Love, una ballata di matrice statunitense che non si ferma all’inglesismo del titolo ma che ne permea tutta l’atmosfera. Sorprendente anche il finale di E sia così, intensa nel trasformare Raf in un crooner d’altri tempi.
Infine la traccia sensazionale che porta il titolo dell’album. Cosa resterà degli anni ’80 è un cimelio di un periodo passato, andato, e che riempie il cuore di una tenerezza immensa portata dai ricordi. Potrebbe limitarsi a una citazione asettica di oggetti e nomi, invece è una bolla nel tempo che ricrea in modo sorprendente anche i sapori e le sensazioni che si provavano. Immagini in scorrimento: Jeans, effetto serra, Reagan-Gorbaciov, la pubblicità, la fame nel mondo e la droga. In poche parole un quadro di una fedeltà disarmante in una perla regalata alla cultura pop italiana. Così ancorata ad un decennio ben preciso ma allo stesso tempo libera da ogni data di scadenza, proprio perché quegli anni saranno vivi per sempre nei nostri ricordi individuali e in quelli di massa quando noi, figli degli anni ottanta, non ci saremo più.

E OGGI…
Per noi cresciuti in quegli anni, il ricordo riporta inevitabilmente agli anni della fanciullezza, spensierati per definizione. Ma anche all’immagine dei nostri genitori giovani, in qualche modo più felici di come li vediamo ora, se abbiamo la fortuna di vederli ancora.
Forse è solo una sensazione distorta dall’impianto revisionistico che ci martella da qualche anno, una verità dentro la bugia come dice la canzone. Ma il revisionismo non ha nulla a che fare con Cosa Resterà…. Questo disco di otto canzoni è una bolla che ti accoglie totalmente, non è un filtro che rielabora quella cultura. Ascoltarlo ti ci fa ripiombare con tutte le scarpe, in quello strano periodo allucinato dove la gente portava baffoni inguardabili e le spalle erano allargate a dismisura dalle giacche.
E’ la mancanza di qualcosa che questo album testimonia come nessun altro prodotto pop: la consapevolezza del proprio tempo. Una facoltà che abbiamo perso e che ci rende inermi. Negli anni ’80 eravamo protagonisti del nostro tempo, ora lo subiamo e ne siamo vittime. Purtroppo . E invece solo trenta.

Daniele Corradi

Foto di Francesco Prandoni

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