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Phil Collins a Milano: un inno alla vita e a cinquant’anni in musica

Eh no, signori, non è ancora morto Phil Collins! L’ex Genesis ha suonato ieri sera al Mediolanum Forum di Assago, Milano, l’unica data italiana, sold out, del suo Still Not Dead Yet Live Tour 2019. Un live che lo ha riportato nel nostro Paese dopo quindici anni di assenza, ma soprattutto una serata dai toni affabili, in cui il pubblico ha celebrato insieme all’artista le emozioni di cinquant’anni in musica.

Ancora vivo, sì, artisticamente in primis – 150 milioni e passa di dischi venduti non li cancella nessuno – ma fisicamente piuttosto compromesso, Collins ha cantato per tutto il concerto seduto su una sedia, alzandosi con fatica e l’ausilio di un bastone solo in un paio di occasioni. Le ragioni, già note ai suoi aficionados, ci ha tenuto a chiarirle subito, leggendo un appunto preso in italiano: «Ho avuto un’operazione alla schiena e il mio piede è fottuto».

Si parte con Against All Odds (Take a Look at Me Now) e Another Day In Paradise: due grandi classici, apertura di una scaletta di diciotto pezzi, più un intermezzo strumentale, inevitabilmente composta da grandi classici. Farà un po’ specie vederlo così a chi lo ha conosciuto come performer al massimo del suo splendore, ma l’emozione arriva chiara e forte già da subito e lo spettacolo sul palco, enorme con tre megaschermi, due ai lati e uno sullo sfondo, è assicurato da una band composta da quattordici elementi, tutta gente di spessore assoluto, dai coristi, alla sezione fiati, con i soci di sempre Daryl Stuermer (con lui anche nei Genesis) alla chitarra, il barbuto Leland Sklar al basso, Brad Cole alle tastiere e il talentuoso figlio Nicholas Collins alla batteria, tutti al suo fianco.

«Pensavo che mi sarei ritirato dalle scene in punta di piedi, ma grazie ai fan, alla mia famiglia e al sostegno di alcuni artisti straordinari ho riscoperto la mia passione per la musica e per l’arte di stare su un palcoscenico. Ora è tempo di riprendere a farlo e sono davvero emozionato. Sembra davvero la giusta cosa da fare in questo momento», aveva raccontato Collins prima della partenza di questa tournée e a giudicare dal calore con cui il pubblico del Mediolanum Forum, pieno in tutti i suoi ordini di posti, anche quelli a sedere approntati nel parterre, aveva ragione.

Hang In Long Enough e Don’t Lose My Number sono un assaggio dell’anima più funk e groovy del live, il pubblico apprezza e anche molto. La festa è iniziata e a seguire non potevano certo mancare un paio di pezzi in onore dei Genesis con le cover Throwing It All Away e Follow You Follow Me, accolta dal pubblico con un’ovazione mentre sullo sfondo scorrono immagini dell’epoca Genesis, tra cui fanno capolino anche Peter Gabriel e Steve Hackett.

Il ritmo rimane alto ancora su I Missed Again e Who Said I Would, seguita da una standing ovation del Forum al gran completo. Ringrazia di cuore Phil e coglie l’occasione per presentare la corposa formazione che l’accompagna, tra cui la corista Bridget Bryan, con la quale esegue sotto un cielo di stelle la ballad Separate Lives di Stephen Bishop. A riportarci dall’atmosfera eterea di questa esecuzione a due voci, ci pensa la carnalità delle percussioni del momento strumentale Drum Trio, che per un momento riporta Mr. Collins, al suo primo amore, quello per la batteria, qui ridotta, purtroppo, al solo cajon nel finale dell’esecuzione con il batterista e il percussionista.

Something Happened On The Way To Heaven, prepara il terreno per un altro momento soft, in famiglia, con Phil che canta You Know What I Mean accompagnato dal figlio Nicholas al piano: «Quando ha capito che sarebbe venuto in tour, ha iniziato ad ascoltare la mia musica e fra tutti i miei dischi ha trovato una canzone che gli piace… una – scherza Phil, col figlio che con la mano gli fa segno “due”, anzi no, è proprio “una sola” -. Allora mi ha chiesto di insegnargli a suonarla al piano». Beh, niente male il ragazzo, che, per la cronaca, a soli diciannove anni gira il mondo alla batteria della band di Phil Collins, che sarà pure suo padre, ma di ritmo ne sa decisamente qualcosa e, quindi, non si scherza.

Non scherza nemmeno la sequenza di hit che verrà inanellata da qui al finale, a partire da In The Air Tonight. La sua atmosfera sospesa e vagamente cupa trova un bel contrasto nella giocosa You Can’t Hurry Love, cover delle The Supremes e omaggio alla passione di Phil per il suono Motown, a cui, tra il resto, ha dedicato il suo disco del 2010, Going Back. Il pubblico è in piedi e Dance Into The Light è il pretesto perfetto per scatenarsi. È una festa che prosegue con Invisible Touch dei Genesis, Easy Lover, hit realizzata in duo con Philip Bailey e inclusa nel suo album Chinese Wall prodotto proprio da Phil Collins e Sussudio, cantata da tutto il palazzetto.

Usciti di scena Phil Collins e la sua band vengono richiamati sul palco da un Forum in tripudio, fatica parecchio a camminare Phil, ma davanti a questo calore non può non esserci spazio per un ultimo brano: Take me Home, il classico perfetto per concludere una serata di grande musica, vissuta quasi come se sul palco ci fosse un vecchio amico, da celebrare, sì, ma senza grandeur e con quel pizzico di ironia, che sta da sempre nello stile dell’ex Genesis e anche nel nome del tour con cui sta girando il mondo, ancora una volta, perché no, he’s still not dead yet!

Scaletta:
Against All Odds (Take a Look at Me Now)
Another Day in Paradise
Hang in Long Enough
Don’t Lose My Number
Throwing It All Away (Genesis)
Follow You Follow Me (Genesis)
I Missed Again
Who Said I Would
Separate Lives (cover Stephen Bishop)
Drum Trio
Something Happened On The Way to Heaven
You Know What I Mean
In The Air Tonight
You Can’t Hurry Love (cover The Supremes)
Dance Into The Light
Invisible Touch (Genesis)
Easy Lover (cover Philip Bailey)
Sussudio
Bis:
Take Me Home

Cinzia Meroni

Foto di Francesco Prandoni

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