Onstage
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Lo stoner di Red Fang e All Them Witches infiamma il Carroponte

È stata una serata per pochi ma buoni quella di ieri sera al Carroponte di Sesto San Giovanni, Milano, che ha visto susseguirsi sul palco All Them Whitches – in sostituzione dei Melvins, costretti ad annullare il tour a causa dell’infortunio alla schiena del batterista Mike Dillard – e Red Fang.

Dopo l’apertura di serata affidata ai Liquido di Morte, che a settembre usciranno con il loro terzo disco, che si intitolerà I I I I, è stata la volta degli All Them Witches. Il trio di Nashville ha dato vita a un set potente, ma soprattutto lisergico con al centro i pezzi del loro ultimo lavoro in studio ATW.  Robby Staebler (batteria), Charles Michael Parks Jr. (basso e voce) e Ben McLeod (chitarra), orfani del tastierista Jonathan Draper, sono portatori di uno stoner profondamente venato di blues e di atmosfere sixties, una ciliegina per appassionati del genere. Unico neo, peraltro non imputabile alla band, i volumi: veramente bassi.

In un Carroponte apparso molto ridimensionato rispetto alle scorse edizioni, senza più la parte food esterna, dove poter accedere gratis se non interessati all’evento in corso, dopo un rilassato cambio palco, la serata è andata avanti come da programma con il set dei Red Fang. Blood Like Cream, Malverde, Crows In Swine e il parterre mezzo pieno (o mezzo vuoto, vedete voi) è già una bolgia.

Penalizzati anche loro (forse anche di più delle band che li hanno preceduti, vista la pasta del suono e la presenza di una chitarra in più) da una gestione dei suoni tutt’altro che esaltante, il quartetto di Portland ha in Italia un seguito di fedelissimi, che onora nel migliore dei modi ogni suo passaggio dallo Stivale e questo è stato proprio uno di quei concerti in cui l’energia del pubblico ha svoltato la serata. «Sembra di stare in un parco giochi rock», commenterà a un certo punto Aaron Beam, voce e basso del gruppo, e ha ragione.

Si poga forte, ma con rispetto. Into The Eye, Antidote, pezzo nuovo che riscatta l’opacità complessiva dell’ultimo lavoro, Only Ghosts, lasciando intravedere nuovi interessanti sviluppi nella storia di una band che sembrava avere quasi esaurito la propria veemenza creativa, e Wires, sono un trittico al fulmicotone, a cui la platea risponde con altrettanta potenza. Seguono tre pezzi nuovi Flies, Cut It Short, The Smell of the Sound sui quali si “rifiata” un attimo ed è bene così, perché il finale non lascerà spazio a indugi: Throw Up, Dirt Wizard, Sharks e Prehistoric Dog sono un tripudio.

Usciti di scena i Red Fang vengono richiamati sul palco da un’ovazione generale, è stato bello e ne vogliamo ancora. Così i ragazzi, visibilmente soddisfatti fanno un regalo al parterre mezzo pieno (o mezzo vuoto) del Carroponte: DOEN e non si capisce più niente. Hank Is Dead, infine, è la chiusura perfetta di un live che dopo un avvio un po’ opaco si è risollevato, appagando tutte le aspettative. Bravi tutti.

Scaletta All Them Witches:
Funeral for a Great Drunken Bird
3-5-7
Diamond
Fishbelly 86 Onions
Workhorse
Charles William
Alabaster
When God Comes Back
Blood and Sand / Milk and Endless Waters

Scaletta Red Fang:
Blood Like Cream
Malverde
Crows in Swine
Not For You
Arrows
Into the Eye
Antidote
Wires
Flies
Cut It Short
The Smell of the Sound
Throw Up
Dirt Wizard
Sharks
Prehistoric Dog

DOEN
Hank Is Dead

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