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Californication compie 20 anni

Ci sono dei dischi che sono molto di più di una semplice raccolta di canzoni. Diceva il saggio, ciò che non uccide fortifica, e Californication, pubblicato l’8 giugno 1999, rappresenta infatti la resurrezione dei Red Hot Chili Peppers, oltre che l’apice della propria carriera discografica e la porta spalancata su un successo commerciale senza precedenti, che ancora oggi non accenna a estinguersi.

20 ANNI FA…
L’ultimo anno del ventesimo secolo è stato caratterizzato da una serie di rivoluzioni che influenzeranno pesantemente il mondo della musica così come lo si conosceva fino allora. In seguito all’esplosione a livello globale di Internet, l’industria discografica vedrà a poco a poco diminuire inesorabilmente sia il suo campo d’azione, sia i suoi fatturati, soprattutto a causa dell’arrivo della musica digitale messa in rete in modo più o meno legale (nel giugno del 1999, infatti, viene attivata la prima versione di Napster).

Californication e le sue clamorose fortune si inseriscono proprio nel contesto degli ultimi fasti del music business, con un totale di 16 milioni di copie vendute in tutto il mondo, superando il già fortunato Blood Sugar Sex Magik (1991). Ma prima di ogni rinascita degna di questo nome, deve verificarsi per forza la più terribile delle cadute. Successivamente alla pubblicazione di One Hot Minute (1995), album a dir poco controverso (anche se molto sottovalutato) in cui compare l’allora ex Jane’s Addiction Dave Navarro alla chitarra, per i Red Hot Chili Peppers tutto sembrava perduto, tanto da arrivare addirittura a mettere in discussione la propria esistenza.

Ma proprio come il suo debutto in una band sull’orlo del baratro nel 1988, il ritorno in line-up di John Frusciante (avvenuto per mano del deus ex machina Flea nel ‘98) risolleva il combo da un destino tutt’altro che roseo, oltre a salvare letteralmente la vita al musicista stesso. Dopo qualche mese in rehab e soprattutto dopo aver sepolto l’ascia di guerra con tutti i componenti della formazione, in particolar modo Anthony Kiedis, Frusciante è pronto per rimettersi all’opera su un disco che a detta dell’artista stesso, è uno dei migliori a cui abbia mai lavorato.

IL DISCO
L’innegabile chimica e l’intesa che Frusciante aveva apportato durante il processo creativo delle opere precedenti (Blood Sugar Sex Magik e Mother’s Milk), diventa qualcosa di unico e irripetibile in Californication. Il settimo full-length dei Nostri (che dopo il no di un tale David Bowie, viene prodotto dal fido Rick Rubin) infatti, si pone in perfetto equilibrio tra le loro molteplici nature e influenze. Se da un lato i Red Hot Chili Peppers non rinnegano le proprie radici funk rock (e pezzi come Around the World, Get on Top, I Like Dirt, Purple Stain e Right on Time sono lì a dimostrarcelo) dall’altro esplorano con successo e ispirazione la loro vena più pop e melodica (vedi Scar Tissue, Otherside e la title track), caratteristica che da questo momento in avanti diventerà del tutto imprescindibile nella proposta della formazione.

Il riavvicinamento di Kiedis e Frusciante sarà provvidenziale anche per quanto riguarda il songwriting e le tematiche al centro dei testi. Californication, pur strizzando l’occhio ai più maliziosi (nonostante la band abbia dichiarato in più occasioni che il gioco di parole tra “California” e “fornicazione” sia non voluto, ponendo piuttosto l’accento sul termine fittizio “californicazione” inteso come estensione della cultura californiana e soprattutto hollywoodiana nel mondo), è un’opera maggiormente introspettiva, matura e intima rispetto al passato, ispirata, a detta di Kiedis, “dalle storie di anime in pena che hanno perso la strada durante la ricerca del Sogno Americano in California”.

E chi sono questa anime perse se non i Red Hot Chili Peppers in persona, oltre che in senso lato tutti noi, alla costante ricerca di qualcosa di cui alla fine non abbiamo veramente bisogno, salvo rendersene conto un bel giorno, osservando le cicatrici uno dell’altro?

…E OGGI
Con 80 milioni di dischi venduti, 16 nomination ai Grammy Awards (di cui 6 effettivamente vinti) e l’introduzione nella Rock And Roll Hall Of Fame nel 2012, i Red Hot Chili Peppers sono una delle rock band più famose di sempre. Nonostante il secondo abbandono di John Frusciante nel 2009, la formazione ha ritrovato un nuovo equilibrio grazie al lavoro di Josh Klinghoffer, oltre ad aver iniziato a smussare gli angoli del proprio carattere e a scendere a compromessi, forti ormai di un’esperienza pluridecennale.

Ed entro la fine del 2019, dovrebbe vedere la luce il dodicesimo album di inediti dei Nostri, per il quale, come sempre quando si parla di Flea e soci, le aspettative e l’attesa sono alle stelle, soprattutto dopo la buona (e per certi versi molto coraggiosa) prova di The Getaway (2016).

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