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La MMW 2019 e l’opportunità di un mercato globale per la musica italiana

Si è tenuto ieri a Palazzo Reale l’opening istituzionale della Milano Music Week 2019 con il panel aperto su L’opportunità di un mercato globale per la musica italiana. Alla presenza dell’assessore alla cultura Filippo Del Corno, al consigliere di gestione della SIAE Paola Dubini, al ceo FIMI Enzo Mazza, al presidente del Nuovo Imaie Andrea Miccichè e al presidente di Assomusica Vincenzo Spera, promotori della MMW, e con la partecipazione speciale di Fred De Palma, si è parlato dello stato dell’arte della musica italiana e delle possibilità che una manifestazione come la MMW offre all’industria e ai suoi protagonisti, in tempi che paiono maturi per gettare solidi presupposti per la diffusione della musica italiana anche oltre confine.

Il primo intervento è stato affidato canonicamente all’assessore Filippo del Corno, che ha sottolineato l’importanza della MMW nel creare un quadro sinergico tra gli attori del mondo musicale italiano, condizione imprescindibile per l’apertura verso un mercato globale. «In questi anni abbiamo molto lavorato a Milano, affinché la nostra città diventasse una music city, cioè facesse parte, sia dal punto di vista formale, che sostanziale, di quel gruppo di città che nel mondo riconoscono la musica come fattore cruciale di sviluppo economico e sociale – ha spiegato -. Le music cities sono tante, da Londra a Toronto, e ognuna con individualità precise, ma il fatto che le accomuna è quello di essere abitate da un ecosistema musicale, che tiene insieme molti organismi diversi della produzione musicale e capace di rappresentare un’attrattiva relazionale con le altre music cities».

«Uno dei capitoli della costruzione di questa realtà – ha continuato Del Corno – è stato sicuramente il fatto di aver dato vita alla Music Week, che è nata in contemporanea con un’altra iniziativa molto importante, cioè l’Italia Music Export (ufficio creato da SIAE per supportare e promuovere la diffusione della musica italiana all’estero, attraverso il sostegno agli artisti e ai professionisti del settore musicale, ndr). Di fatto sono due facce della medaglia, da un lato la MMW, che è una piattaforma, che permette all’ecosistema musicale cittadino di fare massa critica e di proporre la propria immagine all’estero, dall’altro IME è un vettore di proposta e diffusione della musica italiana sui mercati esteri».

Fare massa critica, è questo l’obiettivo principale della MMW, come ha concluso Del Corno: «Vogliamo fare sì che tutti i punti che rappresentano in maniera efficace alcuni segmenti cruciali della produzione musicale, trovino il modo di emergere, allearsi e proporre il più possibile un’immagine coordinata e coerente, pur nel rispetto della reciprocità, in una prospettiva internazionale e Milano ha i centri di formazione, le sedi dell’industria discografica, una presenza importante di luoghi dove la musica viene eseguita e registrata, quindi una complessità di sistema, che permette di lavorare per fare di Milano una music city riconosciuta in tutto il mondo».

Intanto a Milano è già stata riconosciuta da tre anni la membership nel WCCF (World Cities Culture Forum), organizzazione che raccoglie le quaranta città più influenti nel mondo a livello culturale e nel prossimo ottobre potrebbe essere scelta come sede del Forum 2020, un’occasione da non perdere anche per la nostra musica. La prospettiva globale, tuttavia non può prescindere dalle condizioni nazionali, ma cosa sta avvenendo quindi nell’industria della musica e in particolare in quella italiana, che potrebbe spingere il nostro prodotto fuori dai confini nazionali?

Ce lo ha spiegato, in parte, Paola Dubini di SIAE: «Anche noi abbiamo avuto le nostre Elton John e Beyoncé, si chiamavano Verdi, Puccini. Lo sono diventati perché erano bravi, ma anche perché c’era un’attività imprenditoriale forte, nello specifico di Giulio Ricordi, che ha fatto sì che si creassero dei mercati globali per questi due compositori e questo ha avuto un’inerzia, ha creato un valore di cui noi ancora beneficiamo, visto che il 30% delle rappresentazioni liriche sono di opere loro e la cosa importante è che questo rende riconosciuta la nostra lingua, parlata da 60 milioni di individui su 7 miliardi. Se vogliamo creare le condizioni, dobbiamo creare il contesto. Che cosa fa SIAE per questo, attraverso Italia Music Export, ma non solo? Assistenza, creazione di partnership istituzionali a livello internazionale e sostegno economico di filiera con i nostri quattro bandi per artisti e autori, showcase, operatori ed editori. Credo che sia molto importante riflettere in una prospettiva di filiera per poter costruire una presenza significativa e non casuale all’estero. IME è partita a novembre 2017 e i risultati in termini di lavoro, di relazioni attivate, obiettivi raggiunti e soldi erogati, ci fanno pensare che stiamo lavorando bene e che ci sia uno spazio di miglioramento importante».

«Siamo davanti a un processo inarrestabile», ha affermato Enzo Mazza di FIMI. «La quantità di eventi, showcase, incontri della MMW di quest’anno, ma anche questo stesso dibattito dice che c’è un movimento in atto che è inarrestabile». Un processo che è favorito dalla tecnologia, per cui la musica può veramente arrivare in ogni parte del globo: «È interessante, in un momento in cui si parla di costruire muri e si costruiscono nuovi modelli di commercio internazionali basati su dazi, nel mondo musicale lo streaming abbia abbattuto qualsiasi barriera e per la prima volta è possibile a chiunque accedere a qualunque brano musicale in qualsiasi parte del mondo, senza che questo sia limitato da barriere geografiche o commerciali, come il trasporto di supporti fisici. Anche il Music Friday è stato un successo epocale, contro la pirateria, e ha equiparato l’uscita di musica a livello globale».

Insomma, il mondo è completamente cambiato sotto questo profilo e la possibilità di condividere la propria musica, anche da artisti locali è cresciuta esponenzialmente. Ne sa qualcosa Fred De Palma, ospite del panel, che ha portato la sua testimonianza di artista italiano, che fa reggaeton, sì, ma in italiano. «Negli ultimi due anni ho capito che la musica stava cambiando nel mondo, con gli streaming si può veramente arrivare a un pubblico mondiale. Non è una strada semplice, ma esiste ed è un traguardo per tutti i musicisti italiani, che oggi si può realizzare», ha raccontato.

«Per quanto mi riguarda – ha continuato -, ho partecipato alla Billboard Latin Music Conference 2019, a Las Vegas, che mi ha dato l’opportunità di poter incontrare sia addetti ai lavori, sia artisti del panorama latin, che è quello che seguo io e mi sono reso conto di quanto queste distanze siano immaginarie. A me è stata anche riconosciuta una certa credibilità in quello che faccio, nonostante lo faccia in italiano. Ci tengo a dire che nonostante io abbia fatto una traduzione di Una volta ancora, il brano in assoluto che mi ha dato più slancio verso il mercato estero, io credo che sia una cosa un po’ vecchia, nel senso che credo veramente che il mondo sia pronto ad ascoltare la musica italiana in italiano ed apprezzarla. E credo che da qui a poco tempo vedremo grandi artisti collaborare e raggiungere grandi risultati all’estero e presto sarà una cosa normale, che un artista italiano abbia dei dischi di platino dall’altra parte del mondo. Non vedo l’ora che succeda e spero di farne parte anch’io».

«La musica è il prodotto che per eccellenza si adatta alla globalizzazione e questo rappresenta una grande opportunità di esportare il nostro modello culturale, mantenendo le nostre caratteristiche peculiari. Il rischio di contro è quello di essere invasi da modelli culturali espressi in una lingua che non è la nostra», ha spiegato Miccichè del Nuovo Imaie. «In questo senso non posso non registrare un bilancio ancora negativo, perché è ancora molta di più la musica che importiamo di quella che esportiamo. Cosa fare? Sicuramente sviluppare con le consorelle di altri paesi accordi per andare a recuperare i diritti dei nostri artisti, cosa che facciamo sistematicamente. Tuttavia questo non è sufficiente. Importante è anche lavorare nel nostro Paese e sostenere gli artisti nei passi che fanno nell’affermazione del loro percorso. Nuovo Imaie lo fa attraverso dei bandi. Dal nostro punto di vista una unica cabina di regia che faccia lavorare l’industria con gli artisti e con i tecnici, per l’esportazione del nostro modello culturale musicale è la soluzione, soprattutto contro il rischio di diventare una colonia musicale e non avere la forza di esportare questa nostra grande ricchezza. In questo senso Nuovo Imaie, che in Italia rappresenta gli interessi degli artisti italiani in tutto il mondo, fa la sua parte».

E i live? Ce lo ha raccontato Vincenzo Spera, presidente di Assomusica, l’Associazione Italiana Organizzatori e Produttori Spettacoli di Musica dal vivo, promotore di MMW sin dall’inizio. «Assomusica svolge un lavoro molto importante a livello europeo, interfacciandosi con la Comunità Europea, con la Direzione Cultura, con i parlamentari europei e da lì è nato un percorso che ci ha visto partecipi di tavoli internazionali a tutti i livelli e ci ha aperto possibilità che noi abbiamo sfruttato, cioè di intervenire nei processi decisionali e legislativi del Programma Europa Creativa 2021-2027. Ed è proprio a Milano che, grazie a questa manifestazione, che vive molto di live, siamo riusciti a consegnare ad alcuni parlamentari europei alcuni emendamenti, da allora, per la prima volta la musica popolare contemporanea, dal vivo, viene considerata alla pari di tutte le altre specie culturali, quindi finanziabile nei limiti dei fondi disponibili per Europa Creativa».

Per chiudere, un po’ di dati incoraggianti, visto che, come ha spiegato Spera, «l’Italia è il sesto paese al mondo per vendita di biglietti e il 70% della musica live è di artisti italiani e, ve lo dico per esperienza di report e relazioni personali, la musica italiana è quella che più circola a livello europeo, rispetto alla tedesca, alla francese e altre. La nostra grande forza è la cultura, come fatto strutturale e non qualcosa di etereo che non serve a niente. Il passo successivo, che dovremo fare assieme, è fare in modo che la cultura possa essere finanziata con tutti quelli che sono i finanziamenti legati alle infrastrutture».

Cinzia Meroni

Foto di Roberto Panucci

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