Onstage

I 75 anni di Roger Daltrey

Roger Daltrey è una delle figure cardine del rock degli anni Sessanta e Settanta, cantante di una delle band che viene elogiata meno di quanto meriterebbe. Non è carismatico come un Mick Jagger, non ha l’aura di poeta maledetto di Jim Morrison, non ti ammalia con gli “Oh Baby” come un Robert Plant, e non è nemmeno la voce dell’inferno di un Ozzy Osbourne. Aveva però un ruolo importantissimo: essere il cantante della band che poteva essere considerata come la più rumorosa dell’epoca, e che, successivamente, verrà indicata come una delle più importanti di sempre. Per quanto una My Generation oggi sia alla portata di tutti e fissa nelle playlist delle discoteche rock, nel 1965 il brano fu un pugno nel muso da ascoltare ad altissimo volume. E il tutto qualche anno prima di band più rumorose come MC5 o Deep Purple, o gli stessi Black Sabbath.

Roger Daltrey è insieme a Pete Townshend una delle due colonne dei The Who, con il quale dividerà l’intera carriera del combo inglese. Più di cinquant’anni di sodalizio artistico che li ha visti collaborare con una lunga lista di musicisti, pochissimi conosciuti (oltre agli storici Keith Moon e John Entwistle, anche un Simon Phillips noto per aver militato nei Toto), tantissimi dalla personalità di un cartonato.

Se ripercorriamo il contributo artistico dei The Who alla musica contemporanea, comprendiamo che il loro ruolo è molto più influente di quanto si possa pensare. Incisero il già citato primo inno generazionale, con quella frase “I Hope I Die Before I Get Old” autentico manifesto di un vero decennio. Suonarono a Woodstock nel 1969, registrando un live fenomenale. Furono la band simbolo dei Mods (e influenzando anche il revival mod lanciato dai The Jam di Paul Weller), ma anche la maggiore influenza del movimento punk che vedrà la luce pochi anni dopo. Furono una rock band iconica, che dimostrò anche di essere in grado di sfoderare delle rock opera, in un periodo dove questo filone usciva dal più intellettuale progressive rock: ne proposero due nell’arco di pochi anni (Tommy e Quadrophenia). Una carriera fulminea e di grandi dischi che, di fatto, si concluderà con il decesso di Keith Moon, che arrivò inatteso nel settembre del 1978.

Ecco, in tutte queste vicende Roger Daltrey c’era. La sua voce c’era e il suo contributo rimane tangibile, membro di un gruppo entrato nella memoria come collettivo e non grazie ai singoli membri, come invece spesso avvenuto in quegli anni (e ancora oggi). Pur essendo stato il cantante del gruppo, non è mai stato il vero frontman, ma un working class hero che sacrifica il suo ego per il bene di una causa comune, una vera e propria anomalia in un’epoca dove i frontman erano spesso i leader vocali di un gruppo. Molto probabilmente un Mick Jagger nei The Who sarebbe durato un mese e un Ian Gillan si sarebbe seccato nel dover condividere il ruolo con Pete Townshend.

Forse è proprio questa la cosa che rende grande questo artista cresciuto ad Acton, quartiere della West London e che lo rende, contemporaneamente, tanto ammirato quanto dimenticato da alcuni. Una figura che al di fuori degli Who ha raccolto importanti soddisfazioni personali: fu scelto infatti per interpretare il protagonista nella versione cinematografica di Tommy (anticipando di qualche anno Bob Geldof in The Wall, sempre per la storia che i The Who arrivano prima degli altri), inizio di una lunga carriera parallela di attore tra cinema, teatro e TV, anche in questo caso raramente in prima linea e spesso nel ruolo di portatore d’acqua.

Una personalità che si riflette anche nella sua visione politica, tema da lui molto sentito e per il quale si è speso negli anni in maniera attiva. Nato laburista, nella sua visione ha sempre portato avanti il credo della working class, sviluppando un pensiero vicino a quello dell’attuale populismo. Lasciò i Labour negli anni Novanta, proprio a causa dell’immigrazione di massa che avrebbe danneggiato in maniera irreversibile la classe operaia, criticando prima Blair e poi Corbyn, e già negli anni Settanta fu tra i primi a spendersi per l’uscita dall’Unione Europea, rivendicando il ruolo del Regno Unito padrone del mondo, ben prima di UKIP e Brexit. Sempre, e non è la prima volta che dico in questo articolo, per la storia che i The Who hanno spesso anticipato i tempi. E con loro lo stesso eccezionale Roger Daltrey.

Nicola Lucchetta

Foto di Mathias Marchioni

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