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Secondary ticketing, il 15% degli italiani lo ha usato almeno una volta

Il secondary ticketing è uno dei mali dei concerti del nostro tempo e molti artisti hanno spesso fatto appelli ai fan di non acquistare biglietti sui siti di rivendita non ufficiali. Eppure gli italiani, secondo un sondaggio di Findomestic/Doxa, sono disposti a tutto pur di assistere al concerto preferito: almeno il 15% ha comprato biglietti su siti non ufficiali e a prezzo maggiorato.

Stando al sondaggio gli under 35 sono i frequentatori più assidui dei siti di secondary ticketing e il 10% arriva a spendere almeno il doppio rispetto al prezzo ufficiale, quando non cifre appena più alte. Dalla ricerca emerge che sono i giovani dai 18 ai 34 anni a rivolgersi ai cyberbagarini, esattamente il 21%: una percentuale discreta che corrisponde a più di uno su 5. Le percentuali per fortuna diminuiscono mano mano che aumentano gli acquisti sui siti illegali: l’8% si è affidato ai bagarini digitali una volta sola, il 6% da due a cinque volte e l’1% più di cinque volte.

Il problema del prezzo elevato di certi biglietti dei concerti è stato dibattuto a più riprese dalla stampa musicale, ma a quanto pare continua ad essere il cruccio di molti: alla domanda su quanto si è disposti a spendere per un concerto del proprio artista preferito, il 60% non vuole pagare più di 50 euro e il 33% è pronto a sborsare fino a 100 euro, mentre il 6% non si fa problemi ad arrivare fino a 200 euro. L’1%, poi, sostiene che pagherebbe anche 500 euro per l’unico concerto del suo musicista del cuore.

La lotta al secondary ticketing continua comunque, malgrado lo stallo legislativo che blocca il decreto attuativo dell’emendamento presentato in commissione Bilancio lo scorso anno. Nei giorni scorsi la Procura di Bologna ha oscurato otto siti che rivendevano biglietti per i concerti di Vasco Rossi (sempre lui), denunciando i due responsabili per contraffazione di marchi e truffa. Oltre agli appelli al buonsenso lanciati dagli artisti stessi e dagli organizzatori dei concerti, molti siti di rivendita ufficiale hanno limitato gli acquisti dei tagliandi e li hanno resi nominativi per l’acquirente, ma c’è ancora molto da fare nonostante la tecnologia.

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