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Shawn Mendes: oltre al bel faccino c’è molto di più

Ho 24 anni. E non 16. E lo so cosa state pensando: che siete venuti qui per leggere del concerto di Shawn Mendes a Torino, e non delle problematiche che la sottoscritta ha ancora nell’accettare l’inesorabile passare del tempo. Ma non si tratta di questo. Ho 24 anni ed è un prologo necessario a quello che leggerete dopo. Ne ho 24, di anni e non 16 – purtroppo. E spero che questo in qualche modo dia più credito alle mia parole, dato che quando si parla di bei faccini nessuno ci prende mai sul serio, a noi ragazze. Perché c’è questa strana idea per cui i gusti musicali delle ragazze siano guidati dagli addominali e dagli sguardi da Cioè, mentre quelli dei ragazzi solo dal buon gusto. Chissà. Quindi, credetemi, fatelo sulla fiducia anagrafica: nel caso di Shawn Mendes oltre al bel faccino c’è molto, molto di più.

Il Pala Alpitour sembra quasi un giardino da fiaba, con una rosa immensa sul fondo del parterre, appoggiata mollemente sul palco numero due, quello piccolo e rotondo. Un setting essenziale e pulito, che Alessia Cara, 22enne canadese di origini italiane, mette subito alla prova con uno show che ti lascia un “wow” enorme e pungente sulla punta della lingua. E Torino canta, mamma mia se canta. Lo fa anche durante il cambio palco, fortissimo. Per poi lanciarsi in un boato non appena Shawn Mendes sale sul palco, chitarra tra le mani. Non è di certo un inizio in sordina, il suo: una dopo l’altra Lost in Japan, There’s Nothing Holding Me Back e Stitches, che lo ha consacrato da star di Vine a icona radiofonica nel 2015. Parla poco, Shawn, ma forse non serve nemmeno. Il modo in cui si muove sul palco e non si risparmia per nessun brano, mi dice già tutto quello che ho bisogno di sapere. Che ha una presenza scenica e una maturità artistica sul palco che è più che invidiabile per il suoi soli 20 anni. Che ci crede davvero, nelle canzoni che ha scritto. E che non punta ad essere (solo) un teenage idol. Non ci sono ammiccamenti, non c’è flirting, nulla di nulla. Ma una concentrazione estremamente naturale nella sua performance, che lo fa sembrare più un giovane vecchio, nel senso migliore del termine.

Torino si illumina a suon di musica, merito delle wristband led distribuite fuori dal palazzetto, che vengono controllate da un art direction impeccabile. Perché un bel concerto sta anche nei dettagli e nella produzione. Lo stage lighting è da fuoriclasse e l’intuizione di coinvolgerci anche il pubblico negli aspetti più ‘tecnici’ – che hanno avuto per primi i Coldplay – mi sorprende sempre piacevolmente. Dopo alcune chicche come Bad Reputation e Life of the Party, Shawn si sposta sul secondo palco, più piccolo e rotondo, in fondo al parterre. Con le spalle al palco principale si destreggia tra chitarra, pianoforte e sola voce, in un set più intimo, senza band ad accompagnarlo; solo nella semplicità del suo set. When you’re ready, Like to Be You, Ruin.

Shawn parla poco, ma non prima di Youth, brano scritto in seguito all’attentato terroristico di Manchester, in occasione del concerto di Ariana Grande. “Quando parlo di gioventù non parlo di età anagrafica, parlo di sentirsi liberi ed entusiasti. E questo non ce lo porteranno mai via. Tutti, qui dentro, siete le persone che possono cambiare il mondo domani, lo capite?”. E il Pala Alpitour va in visibilio. Sono parole semplici, ma che vanno dritte al centro. Un po’ come la sua esibizione.

Quasi due ore dopo dalle prime note di Lost in Japan ecco l’encore: Fix You dei Coldplay al pianoforte e infine In My Blood, con tanto di nubi di coriandoli. Esco dal Pala Alpitour e ne sono ancora più convinta: oltre al bel faccino c’è molto, molto di più. C’è un artista con una capacità live invidiabile.
Quindi diciamocelo: a volte alle ‘ragazzine’ (quanto odio questo termine, ndr) dovremmo dare la fiducia che meritano.

https://www.instagram.com/p/BvbNxL-hWuT/

Setlist
Lost in Japan
There’s Nothing Holdin’ Me Back
Nervous
Stitches
I Know What You Did Last Summer / Mutual
Bad Reputation
Never Be Alone
Life of the Party
When You’re Ready
Like to Be You
Ruin
Treat You Better
Particular Taste
Where Were You in the Morning?
Fallin’ All in You
Youth
Why
Mercy
Fix You
(Coldplay cover)
In My Blood

Paola Marzorati

Foto di Francesco Prandoni

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