Onstage
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Skillet a Milano: un successo impensabile

Può secondo voi una band americana di puro e convinto christian rock sbancare il Fabrique di Milano? Può eccome. Gli Skillet si sono esibiti ieri sera, 3 dicembre 2019, in concerto in Italia, per la prima data da headliner della loro carriera che si è svolta nel nostro paese. John Cooper e soci in realtà erano già passati nella Penisola.

Lo ricordo a John poco prima dello show mostrandogli delle foto che ci eravamo fatti scattare in quelle occasioni: “Sì nel 2013 abbiamo aperto il concerto dei Nickelback e poi nel 2014 abbiamo suonato a Rock In Idro a Bologna“. Sì però alle 13 tipo, questa sera suonerete davanti a 3.200 persone. Non male no?Sono onestamente sconvolto da quanto è successo con la data di Milano. Avremmo dovuto suonare in un club più piccolo (i Magazzini Generali, ndr), poi da subito la richiesta di biglietti è salita giorno dopo giorno. E quindi ci siamo ritrovati qui. Non vedo l’ora di salire sul palco“.

E quando John prende possesso del palco se lo divora senza alcuna paura. Il pubblico va in delirio su ogni canzone proposta dal quartetto di Memphis, cantando ogni ritornello e, spesso, anche le strofe dei pezzi. Sai che qui da noi i fan sono abbastanza passionali vero?Lo so e sento la pressione. Penso dovremmo tornare presto perché quando in un paese dove non hai mai portato una tua data da headliner ottieni una risposta del genere, significa che è davvero il momento di insistere e ringraziare i fan per il loro supporto“.
John è un ragazzone largo quanto un armadio e dalla gentilezza tanto grande quanto la sua apertura “alare” quando ti abbraccia. Non si nasconde dietro agli stereotipi ed è orgoglioso della sua fede in Dio: “Ho passato momenti tremendi nella mia carriera, ho impiegato molti anni a far sì che la musica che suonavo venisse effettivamente apprezzata e diffusa al grande pubblico. Non ho mai utilizzato alcun mezzo che fosse diverso dalla mia capacità di scrivere e raccontare la mia vita, le mie debolezze, la mia forza d’animo, la mia fede. Hero per me è Gesù Cristo, ogni fan vede in questo pezzo una dedica al proprio compagno, al figlio, alla famiglia, a un amico. E’ bellissimo fare pezzi in cui le persone si identificano. E’ grazie a questo se siamo riusciti a crescere come gruppo e a creare un legame così forte con chi ci ascolta“.

E chi li ascolta non smette un secondo di applaudirli e di godersi le canzoni in scaletta: le hit ci sono tutte, i pezzi del nuovo album Victorious (title track ispirata e dedicata a Chester Bennington, come raccontato da John durante il live: “Amo i Linkin Park, Chester è stato una grandissima ispirazione e voglio dire a tutti quelli che hanno spesso momenti di difficoltà che non sono soli“) dal vivo sono una mazzata tremenda. L’impatto della band è quello di un classico (e rumorosissimo) hard rock act da 4 componenti, con amplificatori a cannone e zero trucchi di scena. Korey, la moglie di John suona la chitarra, le tastiere e fa i cori. Jen, alla batteria, canta in maniera impeccabile anche dal vivo, Seth Morrison è alla chitarra solista e il frontman suona il basso mentre si sgola senza risparmiarsi.

Ho sempre pensato che il lavoro paghi. Per quanto sia difficile e frustrante vedere i propri tentativi fallire non bisogna mai arrendersi. Spesso si viene mortificati e si soffre per scelte che fanno altri al tuo posto. E’ capitato anche a me dopo il successo totale che ha raccolto l’album che ci ha permesso di svoltare: Awake è stato nel 2009 il punto più alto della mia carriera, scrivere e pubblicare Rise (uscito 4 anni dopo, ndr) è stato quello più basso. Ero sopraffatto dalla pressione e dalle ingerenze dell’etichetta nel dover per forza scrivere una manciata di singoli impeccabili, visto che quelli dell’album precedente avevano venduto da soli oltre cinque milioni di copie. Dal disco successivo Unleashed (2016) ho deciso che avrei fatto a modo mio. E fortunatamente è andata bene. Ancora oggi la nostra musica è rilevante e piace alle persone. Non potrei chiedere di meglio, siamo fortunati a essere così amati dai fan“.

Il concerto dura poco meno di un’ora e mezza e viaggia senza interruzioni su tempi medi o cadenzati, e da accelerazioni alternate da un paio di ballatone strappalacrime. La chiave vincente degli Skillet, oltre che la grande onestà intellettuale, è la perfetta combinazione tra impatto, melodie e facilità d’ascolto. Detta così sembra semplice. Solo dopo averli visti live potrete forse capire il perché siano davvero così amati. Specie dopo aver visto John scendere durante Hero a cantare in mezzo ai fan delle prime file. Già, anche nell’era della musica digitale usa e getta, suonare pesante ed essere coerenti ha ancora un valore. E il fatto che 3.200 persone (adulti, giovani e anche qualche bimbo accompagnato dai genitori) siano venute al Fabrique per saltare senza sosta ne è la dimostrazione assoluta. Di questi tempi questa è tutt’altro che una cosa scontata.

La scaletta del concerto
Feel Invincible
Not Gonna Die
You Ain’t Ready
Whispers in the Dark
Legendary
Lions
Awake and Alive
Back From the Dead
Save Me
Hero
Anchor
Undefeated
Victorious
Stars
Comatose
Monster
Rebirthing
The Resistance

Jacopo Casati

Foto di Fabio Izzo - Fabrique Milano

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