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Slayer: Divine Intervention compie 25 anni

Se il trittico Reign In BloodSouth Of HeavenSeason In The Abyss è considerato patrimonio dell’umanità, Divine Intervention, il sesto album degli Slayer, è probabilmente uno dei dischi maggiormente sottovalutati dagli stessi fan della band.

Uscito nel 1994, ai primordi di quell’evoluzione di sound che avrebbe portato nel breve al dominio di alternative rock e nu-metal nelle classifiche, si fece beffe delle coordinate dell’epoca e puntò esclusivamente a suonare come il disco più violento che fosse possibile pubblicare.

Le tematiche dei testi oscillano tra l’esplorazione di una società corrotta e malata e disagi psichici, violenza sessuale, la malvagità della religione fino a raccontare la follia di serial killer e la crudeltà utilizzata dai governi per esercitare il potere. L’impatto dei pezzi è devastante: velocità smodate e rallentamenti inquietanti, batteria perforante (l’intro di Killing Fields diventa da subito iconico – dietro le pelli c’è Paul Bostaph, che aveva sostituito Dave Lombardo già da un paio d’anni) e riff senza sosta.
Verranno prodotti anche due video, Dittohead (probabilmente il loro pezzo più hardcore) e Serenity In Murder, mentre il tour di supporto verrà documentato con un home video (Live Intrusion) conosciuto soprattutto per la scena iniziale in cui un fan della band si fa incidere (incidere, non tatuare) il logo del gruppo su entrambe le braccia.

Un lavoro che non ha paura di essere affiancato nemmeno ai loro leggendari dischi degli anni ottanta, un album che mostra un combo ancora più arrabbiato e per nulla deciso a cedere a cambiamenti di rotta in termini di sound (per lo meno fino a Diabolus In Musica del 1998…).

Jacopo Casati

Foto di Francesco Prandoni

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