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L’album omonimo degli Slipknot usciva oggi nel 1999

Al momento della pubblicazione di Slipknot, avvenuta esattamente vent’anni fa, i nove mascherati dell’Iowa non potevano minimamente aspettarsi il successo che ne sarebbe derivato, e le conseguenze che il loro debutto ufficiale avrebbe portato non solo nella propria carriera, eleggendo Shawn Crahan e soci a forza primaria del metal contemporaneo, ma anche appunto nel panorama heavy internazionale. Una fortuna, che nonostante le sorti alterne, ancora oggi sembra non voler estinguersi, e che conta la bellezza di un totale di 30 milioni di dischi venduti in tutto il mondo.

20 ANNI FA…
Nel 1999, dopo l’esplosione a livello globale di Internet, l’universo della musica inizia a cambiare volto, sia per quanto riguarda l’attacco alla vecchia industria discografica per mano dei servizi di file sharing, sia per le inedite sovrapposizioni di stili che rendono sempre più difficile distinguere nettamente un genere dall’altro. In questo contesto storico, il nu metal gode ancora di ottima salute, continuando a essere il sottogenere pesante più in voga, grazie ai nuovi album di Korn e Limp Bizkit (e dei passaggi in heavy rotation dei relativi videoclip su MTV).

Ma è l’opera prima degli Slipknot (se non contiamo Mate.Feed.Kill.Repeat. del 1996, considerato apocrifo dal combo stesso) a mescolare le carte in tavola, o meglio, a spazzarle via per metterne in gioco di nuove. Figli della scena rock e metal di Des Moines, tanto attiva quanto era elevato il tasso di degrado e disagio della periferia americana da cui provenivano, il percussionista Shawn Crahan, il batterista Joey Jordison e il bassista Paul Gray, iniziano a parlare di Slipknot nel 1995. Una band che prenderà la forma più conosciuta e duratura solo nel 1999, con l’ingresso in line-up del chitarrista Jim Root, e che fin dalla sua nascita si farà distinguere per i suoi live in cui la protagonista assoluta è la violenza, in un caos coreografato ma davvero spiazzante, e per l’utilizzo di maschere terrificanti e tute da lavoro. Una denuncia non solo nei confronti della società e del music business, ma anche, come dichiarato in seguito dal vocalist Corey Taylor, un modo per immergersi completamente nella musica e per lasciarla fluire senza filtri esterni, disconnettendosi dalla realtà fino a perdere i sensi (a volte anche in senso letterale).

IL DISCO
I Nostri riescono grazie a una demo e al passaparola a farsi notare dal produttore Ross Robinson (vera colonna della scena nu metal) e a portarsi a casa un redditizio contratto con la Roadrunner Records. Registrato a cavallo tra ’98 e ’99, Slipknot, per volere dello stesso producer, è nato in un clima aggressivo e caotico, per catturare l’energia estrema che scaturiva dalla formazione sia dal palco che dalle loro vite private. Pur essendo stato etichettato in fretta e furia alla voce nu metal, Slipknot contamina le sonorità portate in auge da Korn e Deftones con elementi thrash metal tipici di Slayer e Sepultura, condendo il tutto con massicce dosi di percussioni ed elettronica.

L’odio e il disagio intrinseci nel primo disco della band dell’Iowa sono autentici, lontani da qualsiasi posa e moda, sebbene all’epoca per molti puristi del metallo la proposta degli Slipknot non fosse conforme allo standard dell’heavy tradizionale, e per questo quindi, spesso malvista. Lasciando da parte per un momento le critiche e le etichette, l’omonimo album dei nove statunitensi riesce ad essere attuale ed efficace anche oggi, se pensiamo che i Nostri continuano a proporre nelle loro setlist live le devastanti Surfacing e Spit It Out. Ma oltre alla violenza insensata e autolesionista (dall’impressionante opener (sic), passando per la frenetica Eyeless fino ad arrivare all’ossessiva Scissors), in Slipknot fa capolino il germe delle melodia (Wait and Bleed su tutte), che sarà destinato ad affiorare nel sound della formazione con sempre maggiore insistenza con il passare del tempo.

…E OGGI
Complice anche la partecipazione all’Ozzfest del ’99, gli Slipknot si sono trovati catapultati nella stratosfera molto più in fretta e molto più del previsto, aprendo la strada a una carriera tra le più fortunate nel mondo heavy (e non solo), e senza dubbio remunerativa (limitandoci al solo Slipknot, il disco è stato certificato ad oggi doppio platino). Con il passare degli anni, la line-up così come la conoscevamo ai tempi dell’omonimo album è cambiata drasticamente. Nel 2010, infatti, Paul Gray scompare lasciando i suoi compagni di band con seri dubbi riguardo al futuro e nel 2013 Joey Jordison è costretto a dire addio alla sua avventura con gli Slipknot. Inoltre, nei primi mesi del 2019, le cause legali intentate da Chris Fehn nei confronti di Crahan e Taylor hanno provocato l’estromissione del percussionista dal progetto. Nonostante questo, per gli Slipknot sta per aprirsi un nuovo capitolo, che porterà il nome di We Are Not Your Kind e vedrà la luce il prossimo agosto 2019.

Chiara Borloni

Foto di Cristina Checchetto

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