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Slipknot e Behemoth travolgono Milano: il racconto del concerto

Esistono poche certezze nella vita. Una di queste, è che non è possibile uscire da un concerto degli Slipknot con la voce intatta. Come minimo. Chi ha già avuto la fortuna di assistere ad almeno uno show (sì, perché di spettacolo, ancora più che di concerto vero e proprio, si tratta) dei mascherati dell’Iowa, sa bene cosa significhi. L’attesa prima dell’inizio del live, l’aria che si fa elettrica, e infine, l’esplosione globale e lo scambio di energie positive nonostante la brutalità, da sopra e sotto il palco. Ma anche dagli spalti e dalle ultimissime file. In quello che potrebbe benissimo essere un definito un rito catartico collettivo, e se non proprio la cura per molti mali, la sospensione del tempo, in una intercapedine tra passato e futuro, in cui tutto è concesso. Anche qualche costola ammaccata e qualche botta di troppo. Il concerto al Mediolanum Forum di Assago dell’11 febbraio 2020 non ha di certo fatto eccezione, anzi.

Come spesso accade per le formazioni che precedono le esibizioni degli Slipknot, anche per il We Are Not Your Kind Tour i Nostri hanno deciso di accompagnarsi a un combo che finalmente sta godendo di una meritata esposizione di pubblico, i Behemoth. Il pubblico affluisce lentamente al Forum a causa dei nuovi controlli obligatori sui biglietti nominali. Nel mentre su un palco da co-headliner più che da gruppo spalla, con tutti gli effetti di scena utilizzati già nel tour da headliner e nelle tappe open-air estive, i polacchi vomitano addosso all’audience meneghina la loro tipica rabbia blasfema, con un Adam Nergal Darski sempre più istrionico e smaliziato nel coinvolgimento di fan e non. Un modo per carburare ideale prima del piatto forte della serata, un antipasto gustoso e anche se impegnativo (il blackened death metal dei Behemoth è una novità per molti presenti) che provoca spesso e volentieri lo scompiglio tra gli irriducibili della transenna, soprattutto durante le note di Ora Pro Nobis Lucifer (brano estratto da The Satanist, album del 2014 che ha consolidato la fama della band tra le frange più estreme del metallo contemporaneo), dei pezzi più recenti dei Nostri (l’ultima fatica discografica, I Loved You At Your Darkest, è stata pubblicata nel 2018 e conta tre slot in scaletta), ma soprattutto le chicche del passato più remoto (vedi Chant for Eschaton 2000, estratta da The Apostasy del 2007).

Inutile dire che anche dopo un simile assalto frontale, ritrovare le energie per onorare gli Slipknot è un mezzo miracolo, ma che come ogni santa volta, trova il suo compimento nel rito collettivo cui si accennava parecchie righe sopra. For Those About to Rock (We Salute You) degli AC/DC preannuncia che il momento sta per arrivare. La breve intro Insert Coin, con la voce riverberata di Corey Taylor simboleggia invece l’apice della tensione pre-show, che finalmente libera i demoni con Unsainted. I Nostri si presentano su un palco molto simile a quello del concerto bolognese della scorsa estate, in stile fabbrica abbandonata, tra strutture metalliche, ventole gigantesche che ruotano all’impazzata e fiamme, fiamme a volontà. In una cornice da inferno sulla Terra, Corey Taylor e soci danno vita a uno spettacolo da manuale, che poco si discosta dalle precedenti tappe europee, ma che è comunque in grado di dimostrare, ancora una volta, l’ottimo stato di salute di una formazione che negli ultimi anni ha navigato in acque a dir poco burrascose.

We Are Not Your Kind si conferma tra i protagonisti della serata, rappresentato dalla già citata Unsainted, oltre che da Nero Forte, Solway Firth e Birth of the Cruel (citiamo anche All Out Life tra le novità, anche se non si trova nella tracklist dell’ultimo disco degli Slipknot). Scelta dei pezzi che si rispecchia nell’equilibrio perfetto tra violenza e melodia della setlist. Un bilanciamento che la folta schiera di seguaci del combo ha imparato ad amare nel corso del tempo, traducendo questa fedeltà in una partecipazione continua e sincera allo spettacolo. Un gruppo eterogeneo quello dei “maggots”, composto da fan di tutte le età ed estrazioni sociali, ma uniti da un sentimento di coesione, che come tende a rimarcare spesso lo stesso Taylor, proviene dal senso di appartenenza alla cosiddetta “heavy metal family”, che solo chi ne fa parte può capire fino in fondo. Noi non siamo della vostra specie: “We Are Not Your Kind”, appunto.

Nei quasi 90 minuti di live, tutti i nove componenti della band non si risparmiano. C’è chi dà un contributo più “silenzioso” e discreto (tranne quando spara fiamme dal suo strumento) come il bassista Alessandro Venturella, i chitarristi Jim Root e Mick Thomson e Craig Jones con i suoi sample, e chi d’altro canto, o percorre in lungo e in largo il palco come una scheggia impazzita come il dj Sid Wilson, o fa tremare il palazzetto fino alle fondamenta (i percussionisti Shawn Crahan e “Tortilla Man”, ma anche e soprattutto il figlio d’arte Jay Weinberg), oppure ancora, forte di una forma ritrovata splendidamente, conduce la truppa con l’autorità e la voce di Corey Taylor (che carbura lentamente pezzo dopo pezzo), fungendo da catalizzatore delle personalità differenti dei suoi compagni e delle migliaia di acclamazioni del pubblico. Pubblico talmente devoto che passa anche sopra a dei suoni abbastanza impastati e male bilanciati soprattutto nei primi pezzi.

In una setlist purtroppo macchiata dall’assenza del tormentone Spit It Out (e che non contempla minimamente l’album del 2014 .5: The Gray Chapter), non mancano però i momenti per i nostalgici dei primi Slipknot, un periodo in cui i Nostri erano follia, violenza e insensatezza allo stato puro: citiamo solo Eeyore e Eyeless ma anche la hit Wait and Bleed, una delle più cantante insieme a Before I Forget e Duality (entrambe tratte da Vol.3: The Subliminal Verses, 2004). Senza dimenticare la conclusione in crescendo con le storiche (sic), People = Shit e Surfacing, un monumento al passato della band, ma anche una finestra su un futuro che sembrerebbe ancora lungo e felice per una formazione che pare avere ancora molta fame. Oltre che l’epilogo perfetto di un rito in cui, ancora per una volta, la quotidianità rimane fuori dai cancelli. E poco importa se la mattina dopo dovremo affrontare una giornata afoni o con qualche livido in più.

La scaletta del concerto degli Slipknot
Insert Coin
Unsainted
Disasterpiece
Eeyore
Nero Forte
Before I Forget
New Abortion
Psychosocial
Solway Firth
Vermilion
Birth of the Cruel
Wait and Bleed
Eyeless
All Out Life
Duality
742617000027 / (sic)
People = Shit
Surfacing

Chiara Borloni

Foto di Francesco Prandoni

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