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L’intimismo dark di Soap&Skin incanta Milano

Dopo oltre tre anni e mezzo di assenza dall’Italia (il suo ultimo passaggio risaliva al concerto del 10 luglio 2015 a Dogliani, Cuneo), Soap&Skin è tornata a trovarci ieri alla Santeria Social Club di Milano per un’unica data italiana a supporto della sua ultima fatica discografica From Gas To Solid/You Are My Friend. Per chi se la fosse persa, niente paura, ripasserà quest’estate, con la data del 25 giugno al Ferrara Sotto le Stelle.

Una lontananza dal palco quella Anja Fanziska Plaschg (vero nome dell’artista), che trova motivo nel consistente iato che separa il suo terzo disco in carriera, From Gas To Solid/You Are My Friend, uscito il 18 ottobre 2018, dal precedente Narrow, lavoro fortemente influenzato dalla morte improvvisa e prematura del padre, pubblicato nel 2012, a tre anni di distanza dall’eccellente esordio Lovetune For Vacuum.

Sei lunghi anni, in cui la cantautrice e polistrumentista austriaca ha scritto colonne sonore per il cinema e per il teatro, ha recitato in due film (Stillleben del 2012 e Die Geträumten del 2016) ed è diventata mamma. Tutte esperienze che hanno plasmato la musica del nuovo disco, colonna portante, insieme a qualche pezzo storico e a un discreto numero di cover, dello show di ieri in Santeria.

Introdotta dalle atmosfere intime e cariche di oscurità del live di Jungstötter – cantautore tedesco vicino per atmosfere a Scott Walker, Nick Cave e Anthony Hegarty, all’esordio con Love IsSoap&Skin è stata protagonista di un live di due ore circa, in cui ha ripercorso il tentativo catartico già cuore di From Gas To Solid/You Are My Friend, un album che parla di acquisizione di consapevolezza e di liberatori passaggi di stato, dall’astratto al sensuale, letteralmente inteso.

Accompagnata da sette musicisti – un quartetto d’archi, quindi, violino, viola, violoncello e contrabbasso; una sezione fiati composta da due strumentisti al trombone, tromba e flicorno e un percussionista alle prese con percussioni varie, batteria e vibrafono – Soap&Skin, voce, piano e chitarra, sobrissima in jeans neri e t-shirt bianca, parte dalle atmosfere intimiste e dagli spazi siderali di This Day, Athom e Creep, inanellate, come tutti gli altri pezzi in scaletta quasi senza soluzione di continuità.

Il palco è scarno, niente scenografie, solo qualche gioco di luci, ma a riempirlo è la musica dell’universo complesso e multi faccettato di Soap&Skin, probabilmente una delle più autentiche eredi di quel cantautorato femminile sovversivo e sperimentale, rappresentato da ariste come Cat Power, Sinéad O’Connor, Björk, PJ Harvey, Tori Amos ed Elizabeth Fraser (Cocteau Twins).

Foot Chamber, ne è un esempio: dissonanze, impiego rumoristico dei fiati, quel parossismo di chitarra che ne squarcia l’atmosfera ovattata, aprendo la strada alla marcia militare che ne costituisce il cuore pulsante. Il pezzo è la prima cellula impazzita di questo live, da qui in poi si naviga in mare aperto, progressivamente esposti al salvifico imperversare dei sensi.

Cinthya, dal disco d’esordio, qui in un’esecuzione capolavoro, e la preghiera dark Wonder da Narrow, eccoli i primi due pezzi storici, accolti con un’ovazione dal parterre gremito della Santeria. L’atmosfera è calda, avvolgente, meravigliosa e a segnare il punto di non ritorno è Voyage Voyage, la prima delle sei cover inserite in scaletta, praticamente un terzo dei pezzi suonati, il che la dice lunga sulla personalità di quest’artista, capace di portare nel suo mondo pezzi della più disparata natura.

Dopo il disturbante picco espressionista di Vater, brano chiaramente dedicato al padre e cantato in tedesco, il live cambia marcia, passando dal vaporoso intimismo della prima parte a toni via via più terreni e viscerali, fatti di ritmiche potenti e dominati dall’ellettronica, ma senza perdere quella inconfondibile qualità cinematica. Italy, scritto come Safe With Me per la colonna sonora del film del 2017, Sicilian Ghost Story, di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza, e Heal, aprono uno sprazzo di luce sull’oscurità dell’universo Soap&Skin, per arrivare attraverso il featuring della Nostra con Apparat, Goodbye, alla presa di coscienza del desiderio di essere circondati e divorati da ciò, che normalmente teniamo confinato e oppresso in uno spazio interiore, di Surrounded.

Da qui in poi, saranno cinque cover a portarci dove la musica originale di Soap&Skin non è ancora arrivata, forse è solo questione di tempo: quella dimensione sfacciatamente carnale, che, attraverso la peccaminosa cover di Robert Johnson, Me and the Devil Blues e la sopraffazione della morte da parte del desiderio di Mawal Jamar di Omar Souleyman, esploderà in Gods and Monsters di Lana Del Rey, eseguita su una base da Anja sola sul palco.

Una vera e propria catarsi, prima di rientrare nella delicatezza sentimentale di Pale Blue Eyes dei Velvet Underground e chiudere, questa volta con l’ensemble al completo, con What a Wonderful World di Louis Armstrong, cover inserita anche in chiusura dell’ultimo disco, quasi un augurio, fatto a se stessa da Soap&Skin, di riuscire a sentire davvero quelle parole in un momento, in cui nulla era più lontano dal suo cuore.

Scaletta:
This Day
Athom
Creep
Foot Chamber
Cinthya
Wonder
Voyage Voyage (cover Desireless)
Safe With Me
Pray
Vater
Italy
Heal
Goodbye (Apparat ft. Soap&Skin)
Surrounded
Me and the Devil Blues (cover Robert Johnson)
Mawal Jamar (cover Omar Souleyman)
Gods and Monsters (cover Lana Del Rey)
Pale Blue Eyes (cover The Velvet Underground)
Bis:
What a Wonderful World (cover Louis Armstrong)

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