Onstage
Foto-concerto-Stereophonics-milano-8-febbraio-2020

Stereophonics a Milano, la band gallese vola ancora in alto

È la nuova struttura indoor del Lorenzini District di Milano ad ospitare l’unica data italiana del Kind Tour degli Stereophonics che ritornano nel Nostro paese dopo l’edizione degli I-Days del 2018. L’appuntamento dell’8 febbraio è molto atteso dai fan della band che affollano le prime file già pochi minuti dopo l’apertura, pronti ad accogliere Nadia Sheik, la talentuosa e giovanissima londinese che – alla sua prima esperienza europea – riscuote notevole successo. Complici della presa diretta sul pubblico sono la voce accattivante, le fresche sonorità indie rock e la simpatica coincidenza di avere alla sua sinistra proprio un nostro connazionale, il chitarrista Lorenzo.

L’orologio segna le 21.30 quando Kelly Jones, Richard Jones, Adam Zindani e Jamie Morrison prendono posizione, immersi nelle tinte pastello delle luci e del drappo scintillante sullo sfondo. Colori che rimandano all’artwork – impresso anche sulla cassa della batteria – di Kind, ultimo lavoro in studio della formazione gallese, registrato in soli nove giorni agli studi Distillery, nello Wiltshire, e pubblicato il 25 ottobre scorso. Allontanandosi dai sentieri del sound “british rock”, solcati durante una carriera ormai ultraventennale, il disco punta sugli arrangiamenti melodici e su testi intimi e personali. Le dieci tracce, infatti, suggellano la fine di un “blocco artistico” che colpì il frontman un paio di anni fa: “Dopo il nostro ultimo concerto a settembre 2018 mi sentivo svuotato, non avevo scritto niente di nuovo ed ero sull’orlo di una pausa di riflessione. Poi nei due mesi successivi ho iniziato a scrivere incessantemente canzoni già complete, vulnerabili ed oneste, che si sono trasformate in un album”.

Ad inaugurare il set è proprio il nuovo singolo, Bust This Town, seguita da Superman e I Wanna Get Lost With You, con cui Jones saluta la location milanese, invitandola a lasciarsi andare. Non si fa attendere Maybe Tomorrow, riconosciuta già dai primi accordi pizzicati sulla sei corde che introducono il ritornello, in versione totalmente acustica. Alla band si unisce, poi, il pubblico che, per tutta la durata del concerto, intona a memoria la maggior parte dei brani. Il viaggio nei primi anni Duemila continua con l’immancabile “paparapapaparara” di Have A Nice Day e con il rimando a quel video fascinoso ed inquietante che scorreva ininterrottamente nella programmazione di MTV. Calano le luci ma non l’intensità su Graffiti On The Train e All In One Night che dipingono racconti nati nell’oscurità, avventure inaspettate, fughe nella notte e messaggi impressi con una bomboletta sui vagoni fermi alla stazione.

Si siede ad un pianoforte dalla vernice logora Kelly Jones per qualche verso di White Lies, traccia numero due di Keep This Village Alive del 2015, che si trasforma in una pillola per rispolverare, quasi in un medley, tutta l’energia degli esordi di Word Gets Around: Traffic è la conferma di una resa live che, con gli Stereophonics, è sempre impeccabile. Su suoni ben strutturati e su un’intesa ormai collaudata, si staglia la voce graffiata, cristallina e tecnicamente perfetta del cantante. Zero sbavature, profonda identità. Identità di artista, di uomo e di padre contenuta in Fly Like An Eagle, primo estratto da Kind, ispirato al legame con la figlia primogenita.

Se sui versi Just Looking torno un po’ l’adolescente che ascoltava, fino a consumarlo, il cd Performance and Cocktails e sorrideva di fronte alla buffa espressione della ragazza baciata in copertina, su C’est La Vie, che conclude il set è, invece, impossibile non ballare. L’entusiasmo non si spegne, anzi aumenta per l’encore: “Milano voglio vedervi saltare! Questa è The Bartender And The Thief!” – esclama Kelly, mai troppo scomposto. È il coro “You make me feel like the one” di Dakota ad incorniciare la serata. Un susseguirsi di brani che ognuno dei presenti conserva e ricorda preziosamente in veste di compagni di viaggio: le serate sulla spiaggia, una chiacchierata al bar sorseggiando whiskey, una dichiarazione d’amore. Da sempre coerente e di ottimo livello, la musica degli Stereophonics si è guadagnata negli anni il posto che le spetta tra i grandi nomi del panorama internazionale, mantenendo la propria autenticità. La stessa autenticità che traspare dagli occhi di Kelly Jones quando, lasciando il palco, rivolge più volte lo sguardo al pubblico e indica sorridente il lato sinistro del petto.

Laura Faccenda

Foto di Fabio Izzo

Commenti

Commenti

TROVA CONCERTI