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I Subsonica riescono ancora a far ballare i palazzetti

Gli anni aumentano ma i Subsonica riescono ancora a far ballare interi palazzetti. Ok, in alcuni momenti lo show non ha avuto la perfezione alla quale ci hanno abituato per anni (su Radioestensioni c’è stato un momento di grande confusione, e non ne ha colpe l’ospite Willie Peyote), ma il concerto che i torinesi stanno portando in giro per otto città italiane è ancora da primi sulla piazza. E la tappa alla Kioene Arena di Padova, terza toccata da questo tour, non fa eccezione.

Sulla carta il palco è essenziale, diviso in cinque sezioni tante quanti sono i componenti della band, ognuna delle quali presenta un monitor con la parte superiore inclinata verso il pubblico. C’è però un dettaglio non da poco, e non è la bandiera dell’Europa posizionata nell’area di Samuel ma il fatto che queste sezioni sveleranno nella prima fase dello spettacolo di essere mobili, spostandosi in avanti ed indietro. Dal punto di vista del soundsystem nessuna novità invece, un impianto sonoro che sarà (quasi sempre) perfetto per tutto il corso della serata.

8 regna sovrano nella scaletta di questo tour, al punto di venire proposto quasi interamente nel corso della serata. E se alcuni momenti hanno lasciato i fan interdetti, per buona parte di questi pezzi il pubblico si è scatenato come se i brani fossero usciti nel periodo d’oro del gruppo, a conferma della direzione artistica che la band ha voluto intraprendere con il suo ritorno.

Dall’iniziale Bottiglie Rotte si capisce che l’attitudine dance dei pezzi dell’ultima fatica guadagnerà diversi punti in sede live, e a testimoniare ci sono il duo Jolly Roger / Fenice e quella Cielo In Fiamme dalle atmosfere jungle/drum n bass che sembra veramente uscita dal Regno Unito a fine secolo scorso. Non mancano però in scaletta da 8 anche gli episodi più tranquilli, come la potente ballad con crescendo de L’Incredibile Performance Di Un Uomo Morto e Le Onde, che lo stesso Max Casacci introduce con una dedica all’amico Carlo Rossi, con il quale lavorarono anche per Microchip Emozionale, e a tutte le persone care scomparse.

Ci sono altri due protagonisti nel corso della serata e il primo è quel Willie Peyote presente già nella locandina come ospite. Uno dei nomi più caldi della scena indie e rap nazionale avrà infatti il suo momento di gloria nel corso della serata, e non sarà un concerto di apertura, seguito male da un pubblico ancora non presente, ma un segmento importante nella seconda parte dello show. L’occasione è la collaborazione in L’Incubo, pezzo che aprirà un miniset nel quale verranno proposte anche I Cani, una delle sue hit più note su richiesta della stessa band, e quella Radioestensioni che, pur introdotta dallo stesso Peyote come “il brano da un disco che ho imparato a memoria per capire cosa sia il groove”, rimane forse l’unico momento no di tutta la serata.

L’altro piatto forte sono invece i classici del passato dove svettano i brani estratti da Microchip Emozionale, l’altra star del concerto che stanno portando in giro nell’anno del suo ventennale. E’ superfluo spendere parole su canzoni come Discolabirinto, il primo vero momento di delirio di tutta la serata, al quale è seguito il coro di Up Patriots To Arms, o una Liberi Tutti, alla quale è seguita Il Diluvio che ha scatenato tutti i presenti. Ma non è da meno l’accoglienza riservata a tracce come Veleno, Aurora Sogna e Il Cielo Su Torino.

Uno show da veri e propri professionisti del palco con spazio a citazioni del repertorio di altri artisti, come la già citata cover di Battiato e alcuni inserimenti piazzati qua e là durante i vari pezzi come Firestarter dei Prodigy, l’Inno Alla Gioia del quale vengono accennate poche note e Seven Nation Army dei White Stripes. Un concerto che si sbottona letteralmente nel finale, con l’autoironica Benzina Ogoshi, ironica risposta ai fan tra le canzoni più apprezzate degli ultimi anni e qui proposta con un mood da sala prove, la famosissima Tutti I Miei Sbagli, con tanto di introduzione sanremese, e quella Strade che è un vero e proprio saluto ai fan che da lì a poco avrebbero preso l’auto per rientrare a casa.

I Subsonica ci hanno abituato negli anni a concerti di qualità superiore, e anche il tour di supporto a 8 conferma la professionalità e il talento dei torinesi di portare nei palazzetti, a cifre alla portata di tutti, un qualcosa che lascia un ricordo tangibile ai presenti. Un’attitudine dettata dal loro passato caratterizzato da concerti in contesti “di economia” come i centri sociali e bandiera che in Italia, purtroppo, portano avanti ancora in pochissimi.

La scaletta
Bottiglie rotte
Discolabirinto
Up patriots to arms
(Franco Battiato)
Nuova ossessione
Jolly Roger
Fenice
Punto critico
Liberi tutti
Il diluvio
Perfezione
con snippet Firestarter (Prodigy) e Inno Alla Gioia
L’incredibile performance di un uomo morto
Respirare
Cielo in fiamme
L’incubo
(con Willie Peyote)
I cani (con Willie Peyote)
Radioestensioni (con Willie Peyote)
La glaciazione
Nuvole rapide
Veleno
Aurora sogna
Depre
Le onde
Il cielo su Torino
L’odore
Abitudine
Benzina ogoshi
Tutti i miei sbagli
Strade

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