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No Time to Bleed dei Suicide Silence compie 10 anni

No Time To Bleed, il secondo disco dei Suicide Silence pubblicato il 30 giugno 2009 dopo il già promettente The Cleansing (2007), si attesta come uno dei lavori più iconici del deathcore, sottogenere che ha vissuto il suo periodo di massimo splendore sul finire del primo decennio degli anni Duemila.

10 ANNI FA…
Sviluppatosi in particolar modo nel sud degli Stati Uniti da una costola del metalcore, abilmente mescolato a caratteristiche tipiche del death metal, il deathcore arriva a guadagnarsi una buona (anche se transitoria) popolarità, seconda sola a quella del sopracitato metalcore, grazie alle opere di band quali Whitechapel, Carnifex, Thy Art Is Murder, dei primissimi Bring Me The Horizon e dei Suicide Silence, appunto. Nata nel 2002 in origine come side project, la formazione californiana ha iniziato ben presto a farsi notare con la propria presenza sull’ormai defunto My Space e per i frequenti passaggi che MTV Headbangers Ball (un altro “reperto archeologico”) dedicava ai Nostri. E dopo il debutto discografico con The Cleansing, per Mitch Lucker e soci la strada per il successo nel mondo underground (e non solo) era ormai del tutto spianata.

IL DISCO
Guidati dalla mano esperta del produttore Machine (noto per le sue collaborazioni con Lamb Of God, Every Time I Die e White Zombie, tra gli altri), i Suicide Silence sviluppano gli elementi già presenti nell’esordio, denotando però una maggiore maturità compositiva e rendendo giustizia alle proprie indubbie qualità tecniche (menzione speciale al lavoro dei chitarristi Chris Garza e Mark Heylmun) e vocali (Lucker si conferma tra i vocalist più versatili del deathcore, spaziando con naturalezza dallo screaming al growl). In No Time To Bleed non c’è tempo né spazio per facili melodie, ma strizzando l’occhio al groove metal e ispirandosi al death e black più classici, i Nostri riescono nell’arduo compito di risultare fluidi e scorrevoli pur nella loro violenza diretta e frontale, proponendo inoltre lyrics più personali e psicologicamente rilevanti rispetto al passato (tra gli esempi più riusciti, ricordiamo Wake Up, Lifted, Something Invisible, Genocide e la strumentale …And Then She Bled, costruita su una reale chiamata di emergenza al 911).

…E OGGI
No Time To Bleed è stato accolto molto positivamente dalla critica, e anche la sua performance a livello commerciale è stata formidabile (considerando la proposta della band), debuttando alla 32esima posizione della Billboard 200. Ma dopo un altro fortunato full-length, The Black Crown (2011), la carriera dei Suicide Silence subisce una brusca frenata nel 2012, anno in cui il frontman Mitch Lucker perde la vita in un incidente stradale. Nonostante questa tragedia, i Nostri decidono di continuare introducendo l’anno successivo Eddie Hermida in line-up e pubblicando nel 2014 un lavoro dal titolo molto rappresentativo, You Can’t Stop Me. L’ultimo omonimo album del combo, uscito a febbraio 2017, e soprattutto il singolo Doris, a causa dell’introduzione del cantato pulito e di una brusca virata verso sonorità nu metal, è stato tempestato da una bordata di critiche da molti fan della prima ora, che addirittura hanno sottoscritto una petizione su Change.org nella quale chiedevano lo stop alla pubblicazione del disco. Ma questa è un’altra storia.

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