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Sum 41: una festa-concerto che sa di vita vissuta

I Sum 41 sono in Italia per il loro Order in Decline Tour, e noi nostalgici possiamo tuffarci, proprio come nel loro famoso videclip di In Too Deep, nella passata era dei videoclip. Il Lorenzini District di Milano accoglie tanto i fan stoici del gruppo canadese, quanto chi ricorda con affetto gli anni in cui il rock irrompeva nelle nostre case grazie ai canali televisivi musicali.

Anche il punk rock si è affacciato con la sua carica di energia e di libertà che ha affascinato tutta la generazione liceale a cavallo degli anni 2000, e che oggi si ritrova con molte disillusioni in più sulla schiena ma con immutata voglia di evadere. No Use For A Name, Millencolin, NOFX e ovviamente Blink 182, una miriade di gruppi più o meno dimenticati ma che con le loro mini pantomime si sono presi la loro piccola parte di noi. Insomma chi ricorda gli Zebrahead, o chi ha avuto occasione di ascoltare un loro album nella sua interezza? Sicuramente qualcuno sì, ma la maggior parte conserva nella scatola dei ricordi il loro esilarante videoclip in cui il frontman Matty Lewis vince un concorso di Playboy e fa visita alla mitologica villa del compianto Hugh Hefner (ovviamente presente nel video, difficilmente rifiutava una comparsata in film, telefilm e simili) e conosce niente meno che la Playmate Of The Year, che dà il titolo alla canzone. In ogni caso, il pezzo per cui sono più conosciuti in Italia, non l’hanno fatto. Hanno comunque intrattenuto per una buona mezz’ora con goliardia e ironia, senza infamia e senza lodi, e in alcuni pezzi si è sentito il pubblico cantare, come nel caso di Falling Apart.

Deryck Whibley appare con la sua tipica capigliatura bionda e con nemmeno tanta fantasia si riesce a vederlo come era una volta, negli anni della sua e della nostra giovinezza. Ce la mette tutta e addirittura si fa un giro del locale cantando, facendo impazzire il pubblico che è accorso numeroso ed eterogeneo. Dave Baksh colora con i suoi assoli heavy il punk rock solido e veloce tipico del sound della band. La sorpresa maggiore della serata è stata quella di vedere tantissimi giovani entusiasti e con negli occhi quella forza sovversiva da sempre alimentata dalla cultura punk. E’ la prova che certe correnti culturali sopravvivono al tempo e vengono tramandate nelle generazioni.

Le canzoni più famose arrivano verso la fine, con In Too Deep, Fat Lip, Still Waiting. Ma durante la serata c’è tempo per emozionarsi con il lentone With Me, con Pieces, con la carica di The Hell Song. I Sum 41 sono stati gli idoli dei ragazzi del liceo, hanno a loro modo colorato quegli anni di passaggio e donato melodie facili, veloci ed energiche per alleggerire tutta quella miriade di frizioni e contrasti che rappresentano l’adolescenza.

I Sum 41 ci stanno ancora a cuore perché sono come noi. Hanno passato gli anni del divertimento e dell’incoscienza, per poi ricevere tutto il pacchetto in una volta sola. Soffrendo, crescendo, invecchiando, sono passati attraverso il tritacarne della vita. Ma sono ancora qui. Chi è andato e chi è tornato. I Sum 41 ci tengono a precisare che l’attenzione si è ora spostata più verso l’esibizione e il lavoro che sta dietro alla musica, una rottura rispetto al passato fatto principalmente di afterparty e serate con tanto divertimento e pochi ricordi. Il 2001 è stato il loro anno con l’esordio prorompente di All Killer No Filler, un album di nome così di fatto, e tante altre hit da classifica. Altri 5 album ed il ritorno nel 2019 con il sound più maturo e spiccatamente heavy di Order in Decline, che ce li mostra così, segnati da anni di ‘blood, shake and tears’ e forse proprio per questo più presenti e consapevoli. In qualche modo più consoni ad abbracciare quel pubblico trasversale che ho visto al concerto, fatto di giovani e meno giovani, tutti abbracciati in una festa che sa di vita e musica.

Daniele Corradi

Foto di Francesco Prandoni

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