Onstage
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Il racconto del concerto dei Tears For Fears a Milano

Eccoli finalmente i Tears For Fears con il loro Rule The World Tour, che dopo il rinvio di maggio scorso dovuto a non precisati problemi di salute, realizzano il sogno di chi ha vissuto gli anni ’80 sulle note delle loro canzoni. Al Mediolanum Forum di Assago è in scena il primo di una serie di concerti nel nostro Paese che li vedrà anche a Padova domani e questa estate a Lucca e Roma.

Roland Orzabal e Curt Smith figurano sorridenti nei poster del concerto ma meglio non farsi ingannare dalle apparenze. La loro unione fragile e piena di attriti negli anni ha rallentato di parecchio la carriera di un gruppo che, nonostante tutto, ha segnato in maniera indelebile la cultura pop mondiale per decadi. Dopo il forfait di maggio anche poche settimane fa era scoppiato un caso sulla presunta esclusione di Smith dalle prove del tour con successivo rischio di ennesima scissione del gruppo. Insomma, lo scetticismo di vederli davvero insieme su un palco si dissipa solo dopo il loro arrivo davanti ai nostri occhi. E’ tutto vero.

I Tears For Fears hanno ingannato il tempo (38 anni di carriera) e sono qui a suonare e parlarci (Orzabal si affida a Google Translate per adulare il pubblico in italiano, mentre Smith rimane composto nei suoi risicati ringraziamenti in inglese ribadendo l’infinito contrasto tra le due personalità, insieme fortuna e disgrazia del loro motore artistico).

Privi del physique du role dei Duran Duran, senza lo spudorato romanticismo degli Spandau Ballet e senza la grandiosità da primi della classe dei Depeche Mode, i Tears For Fears si sono fatti strada nel tormentoso mondo della New Wave a suon di canzoni memorabili e grazie a una scrittura di qualità sia nei testi che negli arrangiamenti. Uno stile che mai compie l’errore di indulgere in sé stesso ha dato vita ad una serie impressionante di hits da top ten, ognuna con una sua identità e una sua storia.

Tutti seduti questa sera al Forum di Assago, con gli steward che si danno un gran da fare nel parterre per portare gli spettatori a sedere nei rispettivi posti assegnati, alla ricerca di un ordine che salterà inevitabilmente alle prime note di un concerto come di consueto perfetto dal punto di vista del sonoro del palazzetto.

Poche note di Everybody Wants To Rule The World e tutti sono già in piedi con buona pace degli organizzatori. Saranno pochissime le pause in una setlist compatta, forse un po’ corta, ma che non lascia fiato ai fan di una band amatissima in Italia. Suonano molte canzoni dall’esordio The Hurting, e c’è un motivo. Dati di ascolto dicono che ancora oggi è il più ascoltato nelle piattaforme streaming come Spotify, e che è il loro lavoro più approcciato dai ventenni. Ancora più del loro album con il maggior numero di hits Songs From The Big Chair. Secondo il gruppo questo successo è dovuto al fatto che quando hanno scritto The Hurting (1983) i musicisti avevano proprio vent’anni come i nuovi ascoltatori, e che questo crea una vicinanza nei temi espressi da pezzi come Pale Shelter, Memories Fade, l’indiavolata Change saccheggiata negli anni ’90 dalla dance commerciale. Anche la famigerata Mad World, stupendamente riarrangiata da Gary Jules per la colonna sonora del film Donnie Darko (2001) e che ha garantito un successo enorme che dette per la prima volta il ‘la’ al riavvicinamento dei litigiosi Orzobal e Smith.

Sowing The Seeds Of Love dimostra di non aver perso nulla del suo potere di coinvolgere con energia e trasporto, e per questo è stata da anni usata in spot e film. L’ esperienza visiva e cinematografica costruisce un coinvolgimento totale per le note dei Tears For Fears, penetrati negli anni con forza nel nostro tessuto culturale anche grazie al loro utilizzo massiccio nel grande e piccolo schermo, segno che queste musiche sono state significative per molti artisti e lo sono state trasversalmente nel mondo dell’arte e dello spettacolo.

Oltre allo spot della telefonia che ci fa rimbombare le note di Sowing The Seeds Of Love nelle orecchie, sono innumerevoli i film e le serie tv che hanno usato le loro canzoni, dal già citato Donnie Darko (la bellissima Head Over Heals stasera è presa dalla sua colonna sonora) anche Ready Player One di Steven Spielberg, fino a serie tv come Game Of Thrones, Stranger Things e Lost solo per dirne alcune.

Ancora hits cantatissime come Break It Down Again e Woman in Chains fino alla ultra conosciuta e negli anni più volte coverizzata Shout, con l’eccentrica parentesi di Creep dei Radiohead (a dire il vero un po’ incolore e di maniera – nelle file avanti a me l’ho vista shazammare, bah) costituiscono una setlist trionfale che sa di sfilata delle vanità, la glorificazione di un sentimento di revival che ormai da anni costituisce una miniera d’oro per i poveri di idee.

Un placebo dolce e malinconico che cura un mondo dello spettacolo che fatica a trovare nuovi generi e nuovi eroi. Televisione, cinema e radio ci suggeriscono quotidianamente che gli anni ’80 sono cool e che guardare indietro non è più motivo di vergogna. Questo miracolo ha unito due personalità astiose e difficili come Orzabal e Smith che per l’occasione hanno imbastito una fiera dei ricordi forse un po’ troppo corta, ma è impossibile chiedere troppo ad una macchina del tempo che tutto sommato funziona.

Perfetta e micidiale nel sommergerci nella nostra sospensione di incredulità e farci pensare di essere ancora là dove avevamo lasciato quelle canzoni. Dentro un film, dentro un’estate felice o dentro una giovinezza perduta, una infanzia rimpianta. L’amaro ritrovamento di un periodo d’oro non è più tabù ma grande bellezza, in questi tempi che ci fanno rimpiangere sempre più quelli andati.

Le foto del concerto

La scaletta del concerto
Everybody Wants to Rule The World
Secret World
Sowing the Seeds of Love
Pale Shelter
Break It Down Again
Advice for the Young at Heart
Creep
(Radiohead cover)
Change
Mad World
Memories Fade
Suffer the Children
Woman in Chains
Badman’s Song
Head Over Heels / Broken
Shout

Daniele Corradi

Foto di Francesco Prandoni

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