Onstage
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Lo spettacolo di caratura superiore dei Tenacious D

I Tenacious D ritornano in Italia per una data al Lorenzini District di Milano, dedicata agli amanti del rock e a chi è capace a non prendersi troppo sul serio. Musica e comicità in quantità industriali stanno per investire i fan del duo che presentano il nuovo album Post-Apocalypto.

Jack Black e Kyle Gass sono megalomani, irriverenti, casinari, autoreferenziali al limite del patologico. I due attori musicisti leggono a modo loro il rock con i suoi miti e le sue leggende, condendo l’insalatona con elementi di commedia volgare che più volgare non si può, riuscendo in maniera francamente miracolosa a non offendere i mostri sacri che tirano in ballo. Anzi, riescono addirittura a diventare oggetto di strambo culto. Se ne è accorta gente come Ronnie James Dio e Meat Loaf, che compaiono nel loro film Tenacoius D e il Destino del Rock, se ne accorgono i musicisti e gli amici che accompagnano le loro malefatte, come Dave Grohl per esempio, che spesso e volentieri si siede dietro le pelli per arricchire anche l’ultimo Post-Apocalypto.

Le citazioni musicali spaziano in tutta la bacheca di meraviglie della storia del rock e del metal, dai Black Sabbath ai Led Zeppelin, le due massime colonne d’Ercole del libro mastro musicale, ma anche di Dio: nella versione studio di Kickapoo compaiono sia Meat Loaf che Ronnie James, l’uno recitando la parte del genitore rigido che declama l’inutilità dello stile di vita del musicista e della cultura rock and roll, mentre il compianto Ronnie James, nei panni di se stesso, esce da un manifesto e lo spinge a prendere la strada e trovare il fantomatico plettro del destino, che gli consentirà di scrivere la più grande canzone rock della storia. Vengono citati e celebrati anche The Who, Rolling Stones, Queen e molti altri. Un grammelot musicale intervallato dagli esilaranti siparietti dei due, attori entrambi. Jack ha portato la sua passione a Hollywood nel famigerato film School of Rock, successo immenso che ha generato anche una trasposizione in musical teatrale. Se i due poli Kyle e Jack hanno richiamato la quasi totale attenzione del pubblico, occorre non trascurare l’apporto importantissimo della band formata da Scott Seiver alla batteria, John Konesky alla chitarra (e componente del duo country che ha aperto la serata, i Wynchester) e John Spiker al basso.

La prima parte di show è dedicata all’ultimo lavoro in studio della band Post-Apocalypto. L’epopea dei due nostri eroi si svolge sul palco in occasione trasformato in cornice teatrale su cui vengono proiettate le immagini con tanto di sottotitoli in italiano. Le note dell’intro introducono il caos sonoro e visivo che solo questi due rotondissimi mattacchioni riescono a creare. La ballata piena di speranza Hope è quasi anacronistica, e apre il sipario su quella che è una “concept opera musical teatrale”. Mostrano i muscoli e la loro mal celata attitudine all’heavy sound con Daddy Ding Dong, sempre grottesca ma con la chitarra elettrica e la distorsione che salgono in cattedra. Si torna poi alla malinconia raccolta della “Tom Waitsiana” Robot e l’acustica melodia di Colors. Canzoni e siparietti animati si alternano. Si ride di brutto con la storia musicata di un mondo da salvare contro il figlio genio e malvagio del futuro di Jack, aiutati da un Terminator molto particolare nella missione improbabile che li vede rubare una sfera magica verde dalle grinfie di Donald Trump junior, nipote del Presidente americano. Le note di Apocalyto Theme, come avevano iniziato la pantomima di questo ultimo album lo chiudono col botto. Il telo trasparente viene tolto e i Kyle e Jack possono avanzare verso il loro pubblico chitarra (ma anche un flauto di plastica) in mano senza più barriere.

Inizia il Greatest Hits, e tributi e citazioni si susseguono senza soluzione di continuità: in The Metal è chiaramente distinguibile una citazione da One dei Metallica (‘qual è il genere più potente del rock?’) e tanti altri richiami alle consuetudini del classic metal. The Who in Kickapoo, l’heavy dei Mercyful Fate in Beelzeboss (The Final Showdown) e ovviamente il Beelzeboss è riferito al duello nel film che hanno con il Diavolo/Dave Grohl. L’autorefereznialità in Rize of The Fenix richiama un mondo che è unico con le sue regole e dinamiche, come guardare l’esterno attraverso un’astronave impazzita che ripercorre i passi del rock guidata dai piloti più improbabili che ci possano essere: “all the fans will have the D tattoo” dice Jack in coda al tripudio finale della canzone.

Roadie è un tenero regalo alla figura di quelli che ‘si vestono di nero, e si nascondono tra le ombre dietro il palco’ e che partecipano allo show entrando e uscendo e facendo spesso da spalla ai siparietti della band. Low Hanging Fruit è un tripudio di tutta la potenza espressiva di Jack Black, una delle cose che lo ha reso tra i più influenti attori comici della nostra generazione, senza togliergli il tempo di realizzare il sogno di essere una rockstar, ovviamente a modo suo. E il modo suo è il regalo alla quota femminile del concerto e del suo seguito tutto con la comicità sopra le righe di Fuck Her Gently.

Prima però c’è la clamorosa cover di Lose Yourself di Eminem agganciata a quella di Sunshine Of Your Love dei Cream, e ovviamente il cavallo di battaglia Tribute. Durante Double Team c’è spazio per assoli di tutti i componenti del gruppo e ringraziamenti proprio per chiunque, dall’ingegnere delle luci al manager finanche al bodyguard, che ovviamente a detta di Jack sono i migliori al mondo nel loro campo.
Lo spettacolo di quasi due ore che propongono i Tenacious D è di caratura superiore. Musicalmente eccellente, perché a prescindere dalla comicità intrinseca la setlist è composta da buonissime canzoni, tra l’acustico e l’elettrico, che spaziano su un numero incredibile di generi diversi, con un tripudio di citazioni che riempiono il cuore dei fan del rock. Jack Black, neanche a dirlo, è un intrattenitore impressionante. Ogni canzone è ben più che una performance musicale, è un’esperienza visiva completa, con a supporto il bravissimo Kyle Gass che stando un passo indietro impreziosisce le gesta della superstar. Sono dieci spettacoli in uno, si ride si poga e si canta. Non è proprio possibile chiedere di più ad un concerto. This is not the great band in the world, this is just a tribute.

Daniele Corradi

Foto di Francesco Prandoni

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