Onstage

I 25 anni di Crank, clamoroso album degli Almighty

Non è semplice parlare degli Almighty oggi. Intanto perché la loro (valida) discografia non è interamente disponibile su Spotify. Poi perché la band non ha esattamente conosciuto successi travolgenti al punto di rimanere nei radar anche dei rockettari più incalliti.

Eppure negli anni Novanta tra Therapy? e Almighty ce la si passava bene in Irlanda del Nord e Scozia. Gli Almighty di Ricky Warwick (sì quello dei Black Star Riders e Thin Lizzy – quando fanno i concerti – di oggi), e il suo approccio punk modulato verso coordinate hard & heavy (ma anche grunge all’occorrenza, vedi alla voce Powertrippin’ del 1993, loro maggiore successo commerciale), fanno breccia in UK e anche in Europa, grazie a due tour fatti come spalla agli Iron Maiden.

Crank è probabilmente il loro lavoro più pestato e diretto, in cui le influenze punk si fanno strada attraverso le gang vocal da hooligan e un impatto frontale devastante. La prima parte del platter (fino alla title track) non ha cali di tensione: ogni canzone è indemoniata e senza pause. Si scomoda anche la modalità Motorhead (inserita nella sferragliante Move Right In) e in generale la velocità non scende mai sotto il livello di guardia.

All’epoca si parlò addirittura apertamente di “grungy punk metal” per definirlo, in realtà Crank è un sottovalutatissimo album hard & heavy valido per ogni stagione, uscito in tempi in cui l’alternative dominava le chart, e la proposta era talmente ricca da rendere difficile che Warwick e soci ricevessero i meritati riconoscimenti.

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