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The Calling al Magnolia: dai Duemila con furore

Quando nel 2002 i The Calling impazzavano in radio e su MTV con la ballad che ti faceva cantare a squarciagola che saresti andato ovunque per quella persona, lassù in alto o laggiù in basso, avevo otto anni e compravo il Cioè tutte le domeniche per i poster doppi e il lucidalalabbra con i brillantini.
Amavo le cose con la semplicità di quando sei bambino, che un po’ te ne freghi di quello che dice la critica e di quello che dicono gli altri. Mi piacevano i The Calling in questo modo. Un po’ infantile, sì, ma da certi punti di vista più vero. E a volte, questo modo di godermi la musica mi manca. E penso manchi un po’ a tutti.

Quindi questo concerto dei The Calling a distanza di anni chiamatelo pure operazione nostalgia. A me piace chiamarlo: un ritorno a quando la musica la sentivo solo con la pancia, e meno con la testa.

Il Circolo Magnolia è pieno pieno di ragazzi e ragazze che, non so perché, mi fanno pensare subito agli anni 2000: saranno quei ciuffi sugli occhi, le reminiscenze emo o l’attesa di ascoltare le canzoni che hai scoperto con il walkman. Di anni ne sono passati tanti. I The Calling si sono sciolti e poi rimessi insieme nel 2013 senza grande successo. Ad Alex Band è stata diagnosticata una forma aggressiva di Parkinson prematuro, che lo ha costretto ad un periodo di stop e lontananza dai palchi. Eppure quei sei anni che ci separano della loro ultima esibizione italiana sembrano così pochi quando i The Calling attaccano One by One e il Magnolia si lascia trascinare indietro fino al 2004.

Alex Band canta quasi come nel 2004. Con una voce, un’attitudine e un trasporto molto simili. E questa cosa è importante riconoscerla, soprattutto in un periodo che ha visto e continua a vedere la fioritura di reunion tour spesso zoppicanti. La performance dei The Calling continua invece a convincere: Alex occupa il palco con un’esperienza diversa, sicuramente maggiore, ma ancora affine a quel feel che era stato in grado di conquistare il mondo vent’anni fa. La setlist attraversa alcuni dei grandi successi dei primi duemila, – Adrienne, Could It Be Any Harder, Stigmatised – passando per brani solisti di Alex e momenti solo voce e chitarra acustica, creando un percorso quasi ondoso che non stanca.

Alex Band chiacchiera e ringrazia, raccontando di quanto è felice di essere tornato a suonare live, dopo la scoperta della malattia. E poi parte lei. La canzone che tutti stavamo aspettando; perché è inutile far finta che invece siamo venuti solo per il b-side. Il Magnolia intona Wherever You Will Go e non posso fare a meno di pensare alla potenza che avranno sempre quelle canzoni che associamo all’infanzia, all’adolescenza, al sentire la musica solo con la pancia e meno con la testa.

Purtroppo il bis sulla hit non ci scappa. Ma a set finito, dopo 10 minuti di cori, Alex Band torna sul palco con la chitarra acustica, anche se hanno già staccato la corrente. E dopo aver litigato a lungo con microfono e amplificatore, ci regala un altro paio di pezzi in acustico completamente fuori programma. Un regalo dagli anni 2000, con tanta umiltà. Per dimostrare ancora una volta, che oltre alla super hit, c’è di più.

La scaletta del concerto
One by One
Adrienne
Our Lives
Stand Up Now
Stigmatized
Could It Be Any Harder
Things will go my Way
Why Don’t You & I
We’ve all been there
Stigmatized
Tonight
Wherever You Will Go
Anything

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