Onstage

The Cranberries: 25 anni dall’uscita di No Need To Argue

Il 3 ottobre del 1994 esce No Need To Argue, il disco di maggior successo nella carriera dei Cranberries. La band della compianta Dolores O’Riordan invade l’airplay di mezzo mondo con Zombie e lascia un segno indelebile, impossibile da ignorare a venticinque anni di distanza.

25 ANNI FA…
Mentre in Inghilterra i Blur e gli Oasis esplodono portando il britpop al suo massimo splendore, dalla vicina Irlanda arriva un altro fenomeno musicale destinato a fare la storia. La seconda release dei Cranberries è un centro perfetto, un successo straripante che comincia già nel mese precedente alla pubblicazione, con l’uscita del singolo di maggior successo della band irlandese: Zombie. Il brano è il più atipico del lotto e per sonorità si avvicina al movimento Grunge di Seattle, particolarmente in fermento in quell’anno per la scomparsa di Kurt Cobain e per l’uscita di Superunknown dei Soundgarden.
Ovviamente, come ogni fenomeno pop che si rispetti, l’ascesa dei Cranberries viene accolta con un misto di amore incondizionato e odio per partito preso che rende la band una delle più discusse del decennio. Parte una corsa che porterà il disco a superare 17 milioni di copie vendute in tutto il mondo, diventando uno dei più grandi successi degli Anni Novanta. Lo voce di Dolores O’Riordan, tra le più riconoscibili, è l’assoluta protagonista nel percorso di crescita del gruppo, che culmina l’anno successivo nell’indimenticabile partecipazione a MTV Unplugged.

IL DISCO
Nonostante la collocazione pop-rock, anche questo album del combo irlandese è pervaso da una tristezza di fondo. I toni cupi, talvolta per le tematiche (come il conflitto anglo-irlandese che ispira Zombie), talvolta per gli arrangiamenti, sono parte determinante del successo di critica e pubblico.
Il disco si apre con la dolce Ode To My Family, una pacata ballata che è l’incipit di un sali-scendi bellissimo nel quale si alternano pezzi squisitamente rock (I Can’t Be With You, Ridiculous Thoughts), ballate estremamente intime (Twenty-One) e capitoli struggenti che hanno fatto la fortuna della band, come la magnifica Dreaming My Dreams.
Questo lavoro dei Cranberries arriva al cuore della gente perché non è artefatto, parla di problemi, di sentimenti forti e desiderosi di essere tradotti in musica. Nasce quindi da urgenza espressiva, ravvisabile in ogni traccia dell’album, e si esprime con la semplicità del miglior pop-rock britannico. Tanto c’è la voce, espressiva come poche altre nella storia della musica. Perfettamente bilanciata tra soavi vocalizzi e sfuriate rabbiose, come a voler rappresentare ogni donna, ogni uomo, ogni essere umano sospeso tra bei sentimenti e insostenibili dolori.

…E OGGI
Parlare dei Cranberries oggi è molto difficile, perché è ancora fresca la ferita aperta dalla prematura scomparsa della loro leader. In un biennio (2017-2018) che ha visto il gotha della musica mondiale falcidiato da depressione e dipendenze, ai tanti lutti si è aggiunta lei, quella malinconica ugola che ha incantato milioni di persone e accompagnato una generazione tormentata e in cerca di risposte.
No Need To Argue, a venticinque anni dalla sua uscita, trova un posto d’onore tra le pietre miliari del suo decennio, senza aver perso neanche un briciolo del suo appeal.
Pensate a una playlist definitiva, senza discriminazione di genere musicale, intitolata semplicemente “Anni Novanta”. Indipendentemente dalla sua lunghezza, riuscite a immaginarla senza includervi Zombie?

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