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Hot Fuss: quindici anni fa usciva il debutto dei The Killers

Tra quelli usciti nei primi due decenni di questo Terzo Millennio, i dischi che potremmo definire cult sono certamente meno numerosi rispetto a quelli pubblicati nella seconda metà del Novecento. Tra questi pochi eletti, però, troviamo sicuramente Hot Fuss, il fortunatissimo debutto dei The Killers che compie quindici anni.

15 ANNI FA…
Il 2004, tra le altre cose, è sicuramente l’anno in cui il revival new wave raggiunge il suo massimo splendore. Da un lato i Franz Ferdinand, con l’omonimo esordio, dall’altro i The Killers e il loro Hot Fuss. Ma è anche l’anno di American Idiot e di un alt-rock sempre più immerso nel mare del pop, in cui i Killers sguazzano in scioltezza.

Nonostante le insicurezze di Brandon Flowers, che dopo aver ascoltato Is This It dei The Strokes nel 2001 ha voluto riscrivere da zero tutto il materiale sul quale stavano lavorando ad eccezione di Mr. Brightside, il combo di Las Vegas debutta a giugno 2004 con una proposta ottima per il mercato americano e perfetta per quello europeo. E infatti pubblico e critica accolgono col sorriso uno degli esordi più interessanti degli ultimi anni, mentre i quattro fenomenali singoli Mr. Brightside, Somebody Told Me, All These Things That I’ve Done e Smile Like You Mean It assediano le radio ed MTV, con qualche incursione televisiva in spot e telefilm vari.

IL DISCO
Hot Fuss è il risultato di un processo alchemico in cui le materie prime sono alcuni tra i più grandi artisti dei decenni precedenti: Joy Division, New Order, The Cure, The Smiths, Duran Duran, David Bowie, U2, Oasis, The Smashing Pumpkins e tanti altri. Dai New Order prendono anche l’idea per il nome: si chiama proprio The Killers la band immaginaria che compare nel video di Crystal, primo singolo estratto dall’album Get Ready del 2001.

Brandon Flowers è fondamentalmente un uomo dal gran gusto che riesce a rimaneggiare come pochi altri tutto ciò che ama della musica, unendo un timbro unico e riconoscibile che dà un tocco personale e riconoscibile a ogni pezzo del gruppo, anche dove il songwriting è tutt’altro che originale.

Anche se il disco viene spesso ricordato per le chitarre – spesso rimpiante negli ultimi lavori – e per le tastiere sintetiche squisitamente anni Ottanta, nella formula per il successo messa a punto dai The Killers riveste un ruolo primario la sezione ritmica, perfettamente bilanciata tra le fondamentali linee di basso di Mark Stoermer (Jenny Was A Friend of Mine su tutti) e la batteria di Ronnie Vannucci.
E infine i ritornelli, quei maledetti ritornelli che si piantano in testa al primo ascolto, sono la vera arma segreta degli assassini venuti dal Nevada che sembrano più inglesi delle band inglesi.

E OGGI…
I The Killers del 2019 sono un compromesso. Formalmente il gruppo è ancora composto da Brandon Flowers, Ronnie Vannucci, Dave Keuning e Mark Stoermer, ma gli ultimi due si limitano ad apparire sporadicamente in studio o a dare il proprio contributo remoto. Brandon e Ronnie continuano invece a sporcarsi le mani e divertirsi in tour, accompagnati da ottimi turnisti, salvo poi riavere la lineup originale per le grandi occasioni. Come il prossimo Glastonbury, il secondo da headliner dopo la sortita del 2007.

Questa frammentazione interna, che arriva come naturale conseguenza di anni di difficoltà a mettere insieme i pezzi per ricominciare il ciclo di vita studio-release-tour, è uno dei motivi per cui quindici anni di attività hanno dato vita a cinque dischi soltanto, tre dei quali hanno faticato a dare continuità alla bellezza emersa da Hot Fuss nel 2004 e dal successivo Sam’s Town, per molti il vero capolavoro dei The Killers.

Negli anni i quattro musicisti statunitensi hanno spesso promesso di tornare alle chitarre di Hot Fuss, consapevoli di aver creato qualcosa di unico a cui la gente guarda e guarderà sempre più con nostalgia ora che le chitarre trovano più spazio nelle teche di un Hard Rock Cafè che non su un palco. Per questo è difficile staccarsi da quel disco, quando anche i suoi autori non possono far altro che parlarne, ancora e ancora, anche a quindici anni dalla sua uscita.

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