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The Leading Guy a Milano, il racconto del concerto

Si è tenuta ieri alla Santeria Social Club di Milano la seconda tappa del Twelve Letters Tour 2020 di The Leading Guy. Un concerto attesissimo dai fan del cantautore bellunese, costretto da motivi organizzativi a posticipare il tour, che sarebbe dovuto partire nell’ottobre scorso. Ma tutto è bene quel che finisce bene ed è decisamente il nostro caso.

Introdotto da Faro, duo nato circa un anno fa a Bergamo dall’unione di Angelica (voce e chitarra) e Alessandro (chitarra), sul palco con la loro miscela di indie italiano e rock britannico, The Leading Guy attacca puntualissimo, accompagnato, per la prima volta in questo tour, da una full band (chitarra, tastiere, basso e batteria).

Si inizia dalle atmosfere introspettive di Sense Of Awe e Black, in viaggio attraverso una scaletta di venti pezzi, tratti dai suoi due album, Memorandum e Twelve Letters, più qualche cover, ordita su un ritmo praticamente perfetto. Dalla prima parte dinamicamente più morbida, fino alla svolta up-tempo del trittico While The Dogs Are Barking in mash up con la cover di Save Tonight di Eagle-Eye Cherry, Mr Wolff e Melville, attraverso la sezione in italiano con il nuovo singolo Per non andare via, il primo scritto in italiano da The Leading Guy, e la cover di Se ti tagliassero a pezzetti di Fabrizio De André, incisa dall’artista friulano per l’album tributo Faber Nostrum, tutto è esattamente dove dovrebbe essere. Anche The Leading Guy, che ha la voce spezzata da quel filo di influenza che sta girando, ma non si tira indietro e si gioca la partita nel migliore dei modi.

Non so esattamente perché si chiami The Leading Guy, ma a vederlo lì sul palco, con la sua chitarra, al centro del semicerchio formato dalla band che lo accompagna, inizio a pensare che non si sarebbe potuto chiamare diversamente. Questo ragazzo sceso dalle Dolomiti per esplorare il mondo e la vita e raccontarcelo nelle sue canzoni, ha la capacità di guidarci oltre i fatti, nelle emozioni appoggiate sul fondale della memoria o in qualche anfratto recondito della coscienza, dove le abbiamo serrate per paura di saperle, che in genere va anche bene… per un po’. Ecco, lui, senza pretese, ti porta lì, a tu per tu con te stesso, nella buona e nella cattiva sorte. A ognuno, poi, il suo finale.

Oh Father, insieme a Behind the Yellow Field e Oh Brother (cantate in solo, chitarra e voce), intervallate dal mood preso bene di Land Of Hope e Time, due pezzi dalle melodie gradevolmente catchy, che rivelano la vena più pop di The Leading Guy, sono un pugno allo stomaco. Un’ultima profonda immersione emotiva prima del finale con l’up-tempo folk di Devil In My Arms e Dream Of, rimasta fuori da Twelve Letters, «perché mi sembrava troppo allegrotta, ma mi spiaceva non farvela sentire», spiega il cantautore. La verità è che il suono di questo pezzo dall’anima brit rock poco avrebbe avuto a che vedere con le atmosfere del disco, ma una cosa ce la dice: The Leading Guy è un cantautore in fermento e se, come ha affermato, questo tour è la summa degli anni trascorsi in musica fino a qui, a questo punto siamo curiosi di scoprire dove lo porterà il suo viaggio. Noi, siamo pronti a seguirlo.

Scaletta:
Sense Of Awe
Black
In My Town
Click Clock
Carry On
To See As The Good Sees
The Temple
While the Dogs Are Barking/Save Tonight (cover Eagle-Eye Cerry)
Mr Wolff
Melville
Per non andare via
Se ti tagliassero a pezzetti (cover di Fabrizio De André)
Oh father/Can You Hear Me Now
One Of Them
Land Of Hope
Behind the Yellow Field (chitarra e voce)
Oh Brother (chitarra e voce)
Times
Devil In My Arms
Dream Of

Cinzia Meroni

Foto di Francesco Prandoni

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