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Smash degli Offspring compie 25 anni

Ci sono tanti modi per entrare nella storia della musica, ma uno dei più soddisfacenti è sicuramente quello di stabilire il record assoluto di vendite per un album indipendente. A riuscire nell’impresa, assolutamente imprevista e involontaria, sono gli Offspring, che l’8 aprile del 1994 pubblicano il disco più importante della loro carriera: Smash.

25 ANNI FA…
Smash, terzo disco del combo californiano, arriva come un fulmine a ciel sereno. Dopo l’uscita di Ignition (1992), nessuno – tanto meno l’etichetta indipendente Epitaph Records che li aveva sotto contratto – poteva immaginare che gli Offspring avrebbero sganciato una bomba simile nel mercato discografico. Siamo nell’anno in cui il punk rock raggiunge il suo apice mainstream e strappa via al grunge, in fase crepuscolare, l’egemonia del settore. Fondamentalmente siamo nell’anno di Dookie. Il disco dei Green Day cambia le regole del gioco, spiana la strada al pop punk e spinge diverse formazioni a cimentarsi nella logorante ricerca di ritornelli irresistibili e sonorità più pulite. Pur restando fedeli alla loro matrice hardcore ci provano anche Dexter Holland e soci, probabilmente non del tutto consapevoli di poter raggiungere il gruppo di Berkeley nell’Olimpo. Ci provano e ci riescono, trovando il plauso della critica, ma soprattutto del pubblico, che compra più di 11 milioni di copie del full-length e fa scorrere fiumi di champagne negli uffici della Epitaph. D’altronde non capita tutti i giorni di produrre il disco indipendente di maggior successo della storia.

Il DISCO
Come fanno gli Offspring a ottenere tutto questo? Bella domanda, a cui forse neanche Dexter Holland saprebbe rispondere. Di sicuro la rigogliosa fioritura del punk rock ha un ruolo determinante, così come il successo del già citato Dookie. Ma il merito degli Offspring è quello di riuscire a scrivere alcune hit gigantesche pur mantenendo quel piglio tipico dei gruppi californiani dell’epoca.
Come Out and Play (Keep ‘Em Separated), Self Esteem e Gotta Get Away sono i tre colpi vincenti che rendono Smash una pietra miliare dell’alternative rock. I tre singoli sono i meno veloci del disco, ma riescono a coadiuvare alcuni tra i migliori riff mai partoriti dalla band al maggior potenziale da sing-along. Si perde l’interesse per le tematiche politiche, ma si mantiene quella rabbia strutturale che spinge il fruitore medio della loro musica a cantare ogni traccia come se fosse il brano della vita, mettendo alla prova la propria capacità polmonare. Questa è anche la chiave di volta per la riuscita dal vivo, dove la voce di Dexter e la chitarra di Noodles – binomio che plasma nel tempo la cifra stilistica della band – coinvolgono il pubblico ai limiti dell’isteria, oscurando ogni eventuale carenza tecnica tra urla e pogo, in un delirante escalation di intrattenimento.

…E OGGI
Dopo l’uscita e il successo straripante di Smash, gli Offspring approdano su una major, portando a casa un contratto con la Columbia Records che pur riducendo i guadagni promette una maggior libertà artistica. La vetta di Smash risulta scomoda e inarrivabile, tanto che il primo disco su major (Ixnay on the Hombre) vende “solo” tre milioni di copie e il successivo Americana, pur assurgendo a ruolo di disco cardine del genere pop punk, si avvicina a quei numeri straordinari senza però superarli. Per molti, ancora oggi, gli Offspring sono “quelli di Smash”, quei cazzoni scapestrati e indipendenti che si sono ritrovati un successo mondiale per le mani. Tutto quello che viene dopo, sempre per quei molti, è da venduti. Nessuno però ha dubbi sul fatto che nel 1994, l’uscita del terzo disco degli Offspring, abbia lasciato un segno indelebile nella musica popolare.

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