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The Smiths, Meat Is Murder compie 35 anni

Meat Is Murder, secondo disco dei quattro pubblicati durante la breve ma folgorante carriera degli Smiths, vede la luce l’11 febbraio 1985. Nonostante sia tra le opere più cupe e politicizzate della formazione britannica, l’album raggiunge in fretta la vetta della classifica inglese, rimanendoci per 13 settimane consecutive. Un record per una band che ha sempre voluto pensare fuori dagli schemi, oltre che ritagliarsi una spazio ben distinto dal tanto odiato panorama pop commerciale e vacuo degli anni ’80, immediatamente riconosciuto e apprezzato da una folta schiera di ascoltatori alla ricerca di significati e messaggi più profondi.

Meat Is Murder infatti, parte dal presupposto che la violenza sia una delle componenti principali della vita. Sin dalla copertina con il soldato pronto alla battaglia, fino alla brutalità dei macelli, delle scuole (“Mi prende a calci nelle docce e mi afferra e mi divora, voglio andare a casa, non voglio restare”, The Headmaster Ritual), e addirittura della quotidianità domestica (“Una botta in testa è quello che ottieni per quello che sei, per le cose che fai, per le cose che dici e per quelle che non dici”, Barbarism Begins at Home). Il tutto narrato con l’ironia pungente e l’apparente distacco di Morrissey, in grado di mettere in mostra il privato utilizzando temi universali. Fatte le debite eccezioni, a un ascolto estremamente superficiale, Meat Is Murder suona come un disco a suo modo positivo e spensierato, basti pensare alle strutture rockabilly di Rusholme Ruffians e il giro di basso funky in Barbarism Begins at Home, ma il mood solare si limita alla forma della maggioranza dei pezzi, senza illuminare di alcuna speranza il contenuto globale dell’album.

E infatti, a volte capita che forma e contenuto viaggino sugli stessi binari, come nel caso della title track. Meat Is Murder è una nenia ipnotica e devastante, in cui il testo (“la carne che friggi con gioia, non è succulenta, gustosa né gentile, è morte senza un motivo, e la morte senza un motivo è assassinio”), i muggiti e i belati degli animali al macello, sono capaci di mettere in crisi anche i carnivori più impenitenti (se poi aggiungiamo i video di cui Morrissey si serve durante le sue performance live, il risultato è straziante). Ma Meat Is Murder non è un caso isolato. Si prenda ad esempio How Soon Is Now, brano in realtà uscito prima del disco come singolo, non incluso nella versione originale, ma presente in release successive. Le chitarre stratificate e riverberate di Johnny Marr, magnetiche e caustiche allo stesso tempo, creano l’atmosfera perfetta per le storie di Morrissey.

Timidezza, inadeguatezza e desiderio di morte (“C’è un club se vuoi andarci, potresti incontrare qualcuno che ti ama veramente, così vai e te ne stai seduto in disparte, e te ne torni da solo, e vai a casa, e piangi, e hai voglia di morire”), sono altri temi ricorrenti nella poetica degli Smiths, insieme alla denuncia politica antimonarchica e anti-Thatcher che da qui in avanti si farà sempre più consistente (come in Nowhere Fast, summa perfetta del pensiero morrisseyano “Mi piacerebbe abbassarmi i pantaloni davanti al mondo, sono un uomo provvisto di mezzi, di scarsi mezzi … penso alla vita e poi penso alla morte, ma nessuna delle due mi attira particolarmente … e se venisse il giorno in cui provassi un’emozione autentica avrei un colpo tale che probabilmente mi stenderei in mezzo alla strada e morirei”), sfociando anche e soprattutto nella carriera solista del cantante.

Dopo appena quattro album e cinque anni di attività, diventando di diritto una delle band britanniche più influenti della storia, gli Smiths si sciolgono nella maniera meno amichevole possibile, tanto che, anche se sono in molti a sperare che un giorno cambino idea, vederli insieme sullo stesso palco è meno probabile che andarsi a fare un weekend sulla Luna. Non resta altro che consolarsi pensando che sia Morrissey che Marr sono prolifici e pungenti come e più di un tempo, e che, bizze permettendo (soprattutto del primo), dal vivo rimangono sempre una garanzia di qualità.

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