Onstage
the-smiths-the-smiths-1984

Il debutto omonimo dei The Smiths compie 35 anni

Sono già passati trentacinque anni da quel 1984 che regalò al mondo il debutto discografico dei The Smiths, la storica band guidata da Steven Patrick Morrissey. Del il combo britannico possiamo contare un solo lustro di longevità, che ha però lasciato un segno indelebile nel mondo della musica e che vede in The Smiths l’imprescindibile inizio di tutto.

35 ANNI FA…
L’arrivo dei The Smiths, apparentemente, avviene in punta di piedi. La scelta di usare il cognome più comune della nazione, la voglia di prendere le distanze da synth pop, thrash metal, post punk e tutte le altre nuove strade intraprese dai grandi nomi del decennio. Niente virtuosismi, un rock intellettuale dalle tematiche alternative, talvolta scomode. Ecco la sfida dei The Smiths: fuggire dall’ossessione per l’invenzione di nuovi generi che attanaglia le band dell’epoca e fare qualcosa di buono puntando solo sulla qualità compositiva. Attingere da pop e rock senza copiare, usare mezzi comuni ma con una personalità unica e definita.

Infatti il loro The Smiths, pur essendo un album tutt’altro che innovativo e ben lontano dalle mode del tempo, riesce a scuotere la musica inglese, portando questo poker di musicisti al secondo posto in classifica e gettando le basi per una carriera breve ma folgorante, destinata a cambiare per sempre la musica del Regno Unito, europea e mondiale.
Morrissey fa della sua interpretazione un marchio di fabbrica che è impossibile non voler emulare se sei un cantante pop degli anni Ottanta. Ed è inutile specificare che anche la sua iconica estetica e le sue irresistibili movenze portino inevitabilmente a decine e decine di cloni, più o meno illustri.
Così il debutto dei The Smiths ci mette poco a risultare seminale, assumendo nel tempo caratteri epocali. In sostanza nel momento in cui cercano di non farsi trascinare dal desiderio di un’evoluzione finiscono col portare una rivoluzione.

IL DISCO
L’esordio dei The Smiths è forse il più intimo dei quattro album in studio da loro pubblicati in soli cinque anni di carriera. Ci tengono a non dover dire grazie a nessuno e cercano di fare la cosa più difficile per qualunque musicista: creare qualcosa di indipendente, in tutti i sensi.
E i quattro ragazzi di Manchester camminano sulle proprie gambe, già dall’opener del loro primo lavoro. In Real Around The Fountain il dialogo tra la chitarra di Marr e la voce di Morrissey va a creare i migliori presupposti di un mito senza tempo. In questo brano c’è infatti tutto ciò che serve per imparare a conoscere la band. Il genio di Johnny Marr risiede nel fascino che riesce a esercitare con le proprie linee melodiche, con quell’arpeggio inconfondibile, mentre accompagna su e giù l’imprevedibile voce di Morrissey. Ed è proprio il cantato dal carattere drammaturgico del frontman a dominare la scena e a dettare il vero ritmo del disco. Come in Miserable Lie, dove la sezione ritmica composta da Andy Rourke e Mike Joyce non può far altro che assecondare il volere di quell’ugola, talvolta lamentosa, talvolta acuta e isterica, ma sempre penetrante.

I testi ironici e taglienti, spesso simili a sceneggiature di cui la musica diventa la perfetta e funzionale colonna sonora, sono in mano all’unico attore protagonista. Come nella ballata The Charming Man, nella danzereccia What Difference Does It Make? o nell’inno rock Hand In Glove, dove ogni verso (“Oh, I really don’t know and I really don’t care”) viene inciso con un’impareggiabile espressività vocale.
In pratica, in questo fondamentale disco del 1984, i The Smiths per la prima volta fanno – molto bene – tutto ciò che negli anni a seguire faranno meglio.

…E OGGI
Non solo i due eroi Marr e Morrissey hanno una carriera solista che gode di ottima salute (autolesionismo sociale di Morrissey a parte), ma la reunion della loro band cult è allo stesso tempo la più improbabile e la più desiderata, in buona compagnia dei fratelli Gallagher e dei loro Oasis. Ma forse forse è proprio l’integrità preservata dallo scioglimento ad aver reso praticamente ogni disco in studio degli Smiths una pietra miliare.
Anche se l’album d’esordio non viene ricordato tanto spesso quando i successivi Meat Is Murder (1985) e The Queen Is Dead (1986) resta il germoglio che ci ha regalato il binomio Johnny Marry-Steven Patrick Morrissey e che ha fatto fiorire la leggenda dei The Smiths.

Commenti

Commenti

TROVA CONCERTI