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The Stone Roses, compie 30 anni il disco di debutto della band

Il 2 maggio 1989 esce The Stone Roses, l’omonimo disco di debutto della band di Manchester e tra i più celebrati album del rock inglese di sempre.

30 ANNI FA…
Il rock britannico sulla fine degli anni Ottanta stava godendo di un discreto stato di salute, ma arrivava da un periodo nel quale molti nomi iconici avevano messo fine alla loro storia o avrebbero iniziato una parabola discendente. I The Smiths si erano sciolti pochi anni prima e i Queen, pur essendo ancora sulla cresta dell’onda, avevano azzerato le loro performance live per quei problemi di salute di Freddie Mercury, ai tempi non ancora noti. Un icona come Paul Weller, dopo i clamorosi The Jam e gli Style Council, sarebbe diventato di lì a poco protagonista di una lunga carriera solista. Non sono da meno nomi del calibro di New Order, Tears For Fears, The Cure, Simple Minds e i redivivi Genesis, che proprio a metà anni Ottanta si faranno risentire con Invisible Touch.
In questo sottobosco bussano alla porta gli Stone Roses, un quartetto il cui nucleo iniziale debutta agli inizi degli anni Ottanta. Una lunghissima gavetta fatta di tanti concerti e alcuni singoli non di spessore ma che hanno spianato la strada al disco di debutto.

IL DISCO
The Stone Roses è e rimane uno dei dischi di debutto più clamorosi della musica contemporanea, un album che li ha visti lavorare con John Leckie (che metterà le mani anche su Origin Of Simmetry dei Muse) e il bassista dei New Order Peter Hook, con il quale gli Stone Roses lavorarono già per alcuni singoli.
Il disco è stato registrato tra Londra e il Galles, in quei Rockfield Studios noti per aver ospitato i Queen di A Night At The Opera, e molti lo definiscono come il momento di nascita del Britpop e tra gli apici di quella scena che poi verrà definita come Madchester. The Stone Roses è come un diesel e, tolti i commenti entusiastici di NME e Melody Maker, in un primo momento l’album fatica ad ottenere consensi. Crescerà verso la fine dell’anno, grazie a delle comparsate televisive e a numerose esibizioni live che raggiungeranno cifre importanti di spettatori nell’estate del 1990.

The Stone Roses è un disco che ha fatto epoca. Si è di fronte ad un platter di soli capolavori, capace di racchiudere nei suoi brani le molte sfumature del rock britannico, anticipando con Fools Gold (che sarà una traccia bonus di una ristampa di fine 1989) anche l’influenza dance che poi esploderà con Screamadelica dei Primal Scream. I Wanna Be Adored ha l’aria di leggenda già dalle prime battute, ma tutto il cd assume lo status da Undici Comandamenti del rock inglese da lì in avanti. Tutti i pezzi meritano di essere citati, ma in particolare quella I Am The Resurrection che chiude il disco con una lunga jam session che mette in risalto il talento dei quattro musicisti, compreso Ian Brown che si alterna alla voce e alle percussioni.
Nel giro di poco più di un anno, gli Stone Roses diventano la band più calda del Regno Unito e oggetto di interesse delle major (firmeranno con la Geffen un accordo da un milione di sterline) ma che porterà ad un ostruzionismo da parte della Silvertone, label che pubblicò l’omonimo debutto e che rivendicherà una sorta di esclusiva con il quartetto di Manchester.

…E OGGI
Dopo The Stone Roses il gruppo ha pubblicato (ben cinque anni e mezzo dopo) Second Coming, secondo e ultimo disco della loro carriera. Il disco decreterà di fatto la fine del gruppo come lo abbiamo conosciuto: Reni lascia la band subito dopo l’inizio del tour per degli screzi con Ian Brown. Numerose saranno le date cancellate, tra cui lo slot al Glastonbury del 1995, e l’unico vero tour si terrà a fine 1995. Con l’abbandono di John Squire ad aprile 1996 la band si scioglierà subito dopo l’estate dello stesso anno.
La reunion arriverà 15 anni dopo nell’autunno del 2011, con tre concerti-evento a Manchester, oltre a diverse date in giro per l’Europa, in un vero e proprio tour di reunion che si sviluppa fino all’estate del 2013. Tolti due singoli, All For One e Beautiful Things, il ritorno è focalizzato sulle sole esibizioni live, con gli ultimi show che si sono tenuti nel 2017 tra Belfast, Londra, Leeds e Glasgow; lo show in Scozia, stando ad una dichiarazione dello stesso Ian Brown (“Non siate tristi di questa fine, siate felici che sia successa”) ha alimentato l’indiscrezione che questo rimarrà l’ultimo concerto di quella che si può considerare, a ragion veduta, come la band dal successo e dal crollo più fulmineo della musica contemporanea, capace di lasciare in eredità un disco ancora oggi ineguagliabile.

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