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Il debutto degli Stooges di Iggy Pop usciva 50 anni fa

Seminale, fulminante, leggendario. Aggettivi che si sprecano quando si celebrano alcuni dischi, e che spesso vengono usati in maniera esagerata ed esasperata. Ma nel caso del primo omonimo album degli Stooges, pubblicato il 5 agosto 1969, tutte le definizioni appena citate sono più che calzanti. Anzi, per molti versi The Stooges è stato un lavoro premonitore, una sorta di macchina del tempo, che con un anticipo di anni (se non addirittura decenni) ha concesso uno scorcio sul futuro della musica, prefigurando la nascita di molte correnti sonore, il punk su tutte.

50 ANNI FA…
In una società in evoluzione e in fermento dal punto di vista politico, economico e sociale, il 1969 rappresenta l’inizio di un triennio fondamentale per la storia della musica contemporanea, una vera e propria chiave di volta per il pop-rock. Non è una coincidenza infatti se oltre agli Stooges, anche Led Zeppelin e King Crimson muovono i primi passi nell’industria discografica, passi che a livello di importanza, segnano l’aprirsi di una nuova epoca tanto quanto lo sbarco del primo uomo sulla Luna, avvenuto non a caso durante lo stesso anno. E per quattro ragazzi del Michigan, amanti delle chitarre distorte e della provocazione, è arrivato finalmente il momento di immortalare per i posteri la violenza e l’autolesionismo dei propri live. Basta chiudere gli occhi ascoltando The Stooges per immaginarsi Ron Asheton e le sue chitarre a pezzi sul palco, oppure James Newell Osterberg (noto ai più come Iggy Pop) contorcersi sotto i riflettori con il petto nudo, cosparso di sangue e burro di arachidi, o intento a gettare le basi di quello che oggi amiamo definire stage diving.

IL DISCO
Come spesso accade per molte pietre miliari, l’esordio degli Stooges non è stato compreso all’epoca, registrando vendite non del tutto soddisfacenti e critiche spesso negative. La spiegazione dello scarso successo commerciale dell’album risiede nel fatto che l’opera prima di Iggy e compagni è avanti anni luce, e non solo per quanto riguarda il sound, ma anche per l’atteggiamento anticonformista e provocatorio, carico di allusioni sessuali e ribellione giovanile. The Stooges rappresenta diversi livelli di lettura e interpretazione come ogni opera d’arte che si rispetti. Se da un lato infatti può essere visto come un disco di “semplice” garage rock, dall’altro il debutto dei Nostri è determinante per l’esplosione punk del bienno 1976-77 e, in seconda battuta, per la nascita del metal. E se da una parte il nichilismo e l’energia distruttiva sono la spina dorsale di The Stooges, dall’altra la vitalità e la voglia di ribellarsi alla faccia del malessere e delle imposizioni della società ne rappresentano il superamento piuttosto che l’abbandono ad essi (e infatti, si canta di No Fun, non di No Future come faranno alcuni colleghi più giovani qualche anno più tardi).

Orchestrato da John Cale (sono in molti a vedere qui non tanto lo zampino dei Velvet Underground quanto una risposta ai primi lavori della storica band) che suona la viola nei deliranti dieci minuti e passa di We Will Fall (ultimo retaggio di una psichedelica all’epoca in massima espansione) e accompagna con il suo piano alcuni tra gli accordi più famosi della storia del rock in I Wanna Be Your Dog, The Stooges non si prende troppo tempo per entrare nella testa dell’ascoltatore. Basta poco più di mezz’ora per scrivere la storia e per anticiparla, grazie all’inizio con il botto di 1969, alla furia epilettica della sopracitata No Fun, alla ballad sghemba Ann, contenitore di impulsi sessuali irrefrenabili insieme alla conclusiva Little Doll, e alle scariche proto-punk di Real Cool Time e Not Right.

…E OGGI
Tra abusi di droga, cambi in line-up e il personaggio di Iggy Pop sempre più ingombrante con la sua carriera solista (e l’amicizia con David Bowie), gli Stooges (ormai diventati Iggy and the Stooges, se vogliamo essere precisi) si scioglieranno e riuniranno più volte nel corso dei decenni, fino a dirsi addio definitivamente nel 2016, in seguito alla morte di Ron e Scott Asheton, e del sassofonista Steve Mackay (rispettivamente nel 2009, nel 2014 e nel 2015), regalando al mondo un ultimo album di inediti, Ready To Die (2013). Se come prevedibile i primi a spargere il verbo della leggendaria band sono stati i Sex Pistols, che con la cover di No Fun nel 1976 contribuiranno a introdurre anche nel Vecchio Continente e a una nuova generazione il nome degli Stooges, gli artisti e le formazioni che si sono ispirati all’opera dei Nostri sono innumerevoli e appartenenti a diversi generi, dai Sonic Youth ai Red Hot Chili Peppers, passando per Kurt Cobain, Slash e R.E.M., fino ad arrivare a Slayer e Rage Against the Machine, solo per citare alcuni tra i nomi più noti in assoluto.

Chiara Borloni

Foto di Roberto Panucci

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