Onstage
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Il racconto del concerto dei Wombats a Milano

The Wombats proudly present: The Wombats. Con questa frase si potrebbe riassumere sia la musica che lo show del trio indie rock di Liverpool, che rappresenta ormai dal 2003 una delle band portabandiera del genere Made in England.
Era da tempo che Murph, Dan e Tord mancavano dai palchi Italiani, e non a caso il pubblico del Fabrique li ha accolti con un caloroso bentornato. Loro stessi affermano: “Non siamo venuti a suonare in Italia per il nostro terzo album mi pare… ci dispiace, non commetteremo mai più questo errore!” L’assenza si è fatta sentire e il pubblico è pronto a scatenarsi.

L’atmosfera del locale viene scaldata dai gruppi di apertura, Bloxx e Circa Waves, perfettamente a loro agio nel contesto in cui si trovano a suonare. Il pubblico stesso li accoglie bene, dopotutto il genere è affine a quello degli Wombats che saliranno sul palco poco dopo. Chitarre e canzoni orecchiabili facili da cantare: è questa la ricetta della serata.

Ma qual è il genere degli Wombats? Partiti dall’indie rock, i loro suoni si sono arricchiti di sonorità pop ed elettroniche nel corso degli anni. La batteria tiene in piedi la struttura portante delle canzone, con ritmi incalzanti e danzerecci, mentre la chitarra e il basso si intrecciano in riff molto melodici ed accattivanti che è difficile dimenticare. I synth hanno aggiunto un ingrediente senza il quale gli Wombats di oggi non sarebbero gli stessi. Nella scaletta dello show si alternano brani vecchi e nuovi, e quello che sorprende è come vadano a creare un amalgama ben strutturato, a dimostrazione di come l’evoluzione del sound della band nel corso degli anni sia stata molto naturale.

Al tempo stesso il pubblico canta e si scatena su ogni brano del trio: per i fan degli Wombats e dell’indie rock, la reputazione della band non segue mode relative ai generi musicali ma è rimasta altresì invariata. Ci si scatena allo stesso modo sia su pezzi come Let’s Dance To Joy Division e Tokyo (Vampires and Wolves), inni che hanno portato alla ribalta il gruppo, sia su pezzi più recenti come Cheetah Tongue e Greek Tragedy. Ed è proprio questo il segreto della band: melodie sempre accattivanti e testi “smart and witty” come direbbero gli inglesi, che si evolvono negli anni ma mai mutano la loro sostanza, rimanendo sempre super appetibili al pubblico.

Divertenti, scanzonati ma sempre professionali, gli Wombats non tradiscono le aspettive di uno show energico in cui l’essenza è ballare, cantare e sudare. Soprattutto l’ultima, perché il pogo si scatena al centro del parterre una canzone sì e l’altra pure. La struttura del palco è essenziale: lo sfondo riporta il nome e il logo della band (una raffigurazione stilizzata di un volto del marsupiale australiano che dà il nome al gruppo) ed è incorniciato da 3 semplici luci tonde che si illuminano con colori diversi durante il concerto. Il palco è pulito e i musicisti sono disposti in formazione triangolare. E per fortuna che il palco è libero, altrimenti il bassista norvegese Tord non potrebbe fare quello che fa, ovvero saltare da una parte all’altra come un grillo suonando il basso con un’energia solitamente tipica dei chitarristi. È proprio Tord il punto di forza comunicativo del gruppo: balla, corre, lancia molti sguardi di intesa al pubblico. La parola è lasciata al batterista Dan, tanto timido quanto professionale e preciso nell’esecuzione, e al frontman Murph, che si lascia andare a pochi intervalli parlati ringraziando il pubblico e facendo battute in stile humor inglese.

Il ricordo che rimane di questo concerto è quello di una serata passata in allegria, tra il pogo, canzoni cantate a squarciagola, palloni gonfiabili fatti rimbalzare sul pubblico e un’invasione sul palco di tre persone della crew travestite da vombato. Un carnevale mai stucchevole e in bilico tra il pop e l’indice rock, ben consci che non importa rientrare in uno schema ma il saper fare quel che si fa… e gli Wombats sanno farlo.

La scaletta
Cheetah Tongue
Moving to New York
Jump into the fog
Give me a try
Black Flamingo
Emoticons
Lemon to a knife fight
I don’t know why I like you but I do
Pink Lemonade
Bee-Sting
Kill the director
Ice cream
Techno fan
Your body is a weapon
Tokyo (Vampires and Wolves)
Let’s dance to Joy Division
Lethal combination
(acoustic solo)
Turn
Greek tragedy

Sara Beretta

Foto di Francesco Prandoni

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