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Il racconto del concerto dei Therapy? a Padova

La storia dei Therapy? è sotto certi versi stupenda: arrivano da una nazione famosa più per essere la terra natia di George Best che per la musica (tolti gli Ash, ma qui siamo a livello di cultori del genere), ma riescono ancora ad essere in giro da trent’anni con il piede sull’acceleratore e senza alcun compromesso. La loro grande parentesi di successo la hanno avuta (del paio di milioni di copie vendute molte sono dei due capisaldi Troublegum e Infernal Love), ma adesso se ne strafregano se invece di uno slot da headliner al Download si ritrovano in un ex capannone industriale alla periferia di Padova per la seconda ed ultima data del loro tour italiano davanti a non molte persone.

Poche ma buone, si direbbe, e in questo caso frase non è mai così azzeccata: moltissimi ammassati tra le prime file e “gli esperti” nelle retrovie, età media piuttosto avanzata (mi risparmio la battuta su colore e quantità di capelli dei presenti) e pochissimi smartphone sopra le teste, più che altro per immortalare ritornelli clamorosi come quello di Screamager o Die Laughing. Dire che sembrava di essere tornati indietro di una ventina d’anni è tutto fuorché fuori luogo.

Il trio si presenta in grande spolvero ed è collaudato da un’esperienza di una lineup senza cambi quasi ventennale, con l’ultimo ingresso Neil Cooper alla batteria vero e proprio motore del gruppo dietro le pelli e il fondamentale aiuto di Stevie Firth alle chitarre e voci, figura necessaria per l’impatto sonoro di alcuni pezzi. Metal d’impatto e ad altissimo volume con un occhiolino di appeal radiofonico, così si può descrivere la musica dei Therapy?; anche se i decibel a palla sono quella cosa che fa emergere l’unico lato negativo della serata, i suoni in alcuni casi non ben definiti che han reso alcuni pezzi, soprattutto all’inizio, un vero e proprio pastone.

Si diceva di band che percorre la propria strada. E un segnale di ciò è la scelta che, oltre a Troublegum suonato praticamente per intero, lo spazio principale in setlist è dato a Cleave, album uscito a settembre che riporta dal punto di vista qualitativo i nordirlandesi ai fasti dell’epoca d’oro. E se l’iniziale Wreck It Like Beckett è un pezzo tirato giusto per dare il “la” al concerto, Success? Success Is Survival che invece lo chiude suona già dal titolo come un inno autobiografico. Ma non sono da meno canzoni come Kakistrocacy, con un refrain irresistibile, o il singolo Callow che dal vivo guadagna più punti che nella versione in studio, a conferma che il nuovo repertorio non scompare in un confronto col passato.

La band che suona per poco più di un’ora e mezza tiratissima, venticinque pezzi in scaletta, ma che trova anche spazio per il dialogo con il pubblico. Oltre ai ringraziamenti, ironia e humour caratterizzano gli interventi di Andy Cairns, con sugli scudi la battuta sul fatto di non parlare bene la lingua italiana, ma anche l’inglese a causa di essere irlandese. Non manca l’omaggio a Pete Shelley, ex Buzzcocks deceduto lo scorso dicembre e qui tributato con un estratto di Ever Fallen In Love suonato durante Potato Junkie, e ai Judas Priest, con Breaking The Law piazzata in pieno encore. Non mancano infine le due cover incise nell’epoca d’oro, Isolation dei Joy Division e Diane, singolo degli statunitensi Hüsker Dü, più vicine di quanto si possa pensare al loro repertorio.

Un po’ di rammarico emerge alla fine del concerto dei Therapy?. Sì, perché pensandoci bene un gruppo del genere, nato in un altro contesto o scoperto dall’A&R giusto, avrebbe potuto raccogliere molto di più di quanto fatto in questi primi trent’anni di carriera. Ma il trio di ciò se ne frega letteralmente, continuando un percorso coerente e coltivando una fanbase non numerosa ma molto fedele e che, al contrario di molte band di grido, conosce a menadito anche le minor hit. E oggi, molto probabilmente, ciò può essere ritenuto un grande successo.

La scaletta del concerto
Wreck it Like Beckett
Expelled
Die Laughing
Nausea
Lonely, Cryin’, Only
Kakistocracy
Turn
Callow
Isolation (Joy Division cover)
Opal Mantra
Save Me From the Ordinary
A Moment of Clarity
Diane (Hüsker Dü cover)
Trigger Inside
I Stand Alone
Screamager
Teethgrinder
Potato Junkie (citazione di Ever Fallen In Love dei Buzzcocks)
Stop It You’re Killing Me

Encore:
Unbeliever
Church of Noise
Insecurity
Bad Mother
Crutch
Stories
Nowhere (citazione di Breaking The Law dei Judas Priest)
Knives
Success? Success Is Survival

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