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Tool e Smashing Pumpkins: Firenze Rocks parte col botto

Firenze Rocks 2019 apre ufficialmente i battenti. Smashing Pumpkins e Tool sono i due attesissimi headliner che inaugurano il 13 giugno la kermesse, radunando alla Visarno Arena oltre 40.000 persone. Prima di loro il pubblico era stato adeguatamente preparato dalle performance di Skindred e Dream Theater. I primi hanno fatto saltare i presenti nonostante i 35 gradi mentre i Theater hanno offerto una prestazione di alto livello strumentale, con di contro un James LaBrie (cantante del combo) leggermente sotto tono nei nuovi brani e molto più a suo agio sulle vecchie e classiche Lie e Pull Me Under.

Scaletta Dream Theater
Untethered Angel
As I Am
Fall Into the Light
Barstool Warrior
In the Presence of Enemies, Part I
The Dance of Eternity
Lie
Pale Blue Dot
Pull Me Under

Gli Smashing Pumpkins hanno dominato la scena sin dall’inizio, quando con Zero hanno fatto esplodere d’entusiasmo il pubblico presente. Billy Corgan, apparso sereno e rilassato, ha offerto una performance vocale di assoluto livello. La sensazione è stata che la band avrebbe potuto suonare molto più a lungo, spinta anche dal grosso sostegno offerto dai fan. La conferma arrivata al termine dell’ora e mezza di set è che gli Smashing sono veramente in forma.

Scaletta Smashing Pumpkins
Siva
Zero
Solara
Knights of Malta
Eye
Bullet With Butterfly Wings
Tiberius
G.L.O.W.
Disarm
Superchrist
The Everlasting Gaze
Ava Adore
1979
Cherub Rock
To Sheila
Wish You Were Here (Pink Floyd cover)
The Aeroplane Flies High (Turns Left, Looks Right)

Che altro si può dire dei Tool che non sia già stato espresso sufficientemente dal nostro approfondimento di qualche mese fa? Una band iconica, che ha fatto dell’inarrivabilità il suo punto di forza. Aenima, The Pot e Parabola condensano in pochi minuti tutto il credo dei Tool, i fan diventano matti e tributano alla band boati di approvazione al termine di ogni pezzo. Keenan è istrionico al solito, molto meno schivo di altre volte, si mostra (anche ai fotografi con le luci giuste, evento non da poco questo) e non perde un colpo, lasciandosi anche andare a un “Hei Firenze”.

Gruppo fondamentale nel definire il progressive dei Novanta, capace di radunare oltre 40.000 spettatori a 12 anni dall’ultima apparizione in Italia, Maynard e soci hanno confermato nuovamente la loro unicità nel panorama rock mondiale. Un nome che ci auguriamo possa tornare più spesso da queste parti e realizzare quanto prima un nuovo album di inediti. Il mondo del rock ha un tremendo bisogno dei Tool. Molto più di quanto i quattro straordinari musicisti che compongono la band possano pensare.

La prima giornata di Firenze Rocks va in archivio con un successo di pubblico andato ben oltre le aspettative e si prepara a domani, quando più di 60mila spettatori attenderanno impazienti l’esibizione di Ed Sheeran. Seguiteci su Instagram, Facebook e YouTube per non perdervi nessun aspetto dell’edizione 2019 del festival.

Scaletta Tool
Aenima
The Pot
Parabola
Descending
Schism
Invincible
Sweat
Jambi
46+2
Vicarious
Stinkfist

L’evento dell’anno per gli amanti del Rock

di Daniele Corradi

Gli headliner della prima giornata del Firenze Rocks sono il miglior regalo possibile agli amanti del rock. A seguito delle polemiche dopo l’annuncio del primo big della rassegna, Ed Sheeran sul palco questa sera, gli organizzatori hanno servito i palati più fini e si sono redenti con caviale e champagne. Perchè ieri abbianmo visto due batteristi difficilmente catalogabili come esseri umani, due frontman tra i più discussi (e talentuosi) della storia. Canzoni che ci hanno cresciuto, hanno nutrito i nostri stomaci, hanno costruito le nostre personali barriere contro il mondo, insegnato i nostri sentimenti a sbocciare. Il muro di ricordi che mi ha invaso (sopratutto in occasione del set di Billy Corgan e soci) è roba da far cedere le ginocchia. La perfezione sonora del quartetto capitanato da Maynard è una cosa a cui non ci si può abituare in nessun modo.

THE SMASHING PUMPKINS E LA BRILLANTEZZA DEI RICORDI
I primi grandi della serata si presentano con in cielo un sole da spaccare le pietre, e loro che sono figli della notte sembrano patire e non mancano di renderne partecipe il pubblico. The Smashing Pumpkins riemergono dalle nebbie del tempo un po’ appesantiti nella figura, con un set forse troppo rallentato da una presenza massiccia di ballate. Però la voce di Billy è sempre quella, i suoni di James Iha è come se non fossero mai svaniti nella crudeltà di uno scioglimento e di reunion farlocche che ha sempre evitato come la peste. Jimmy Chamberlin è un vero sopravissuto e fa un piacere immenso vederlo ancora là dietro, imponente, deciso, a creare uno dei suoni più devastanti che le pelli abbiano mai creato. Un monolite del rock.
E, ovviamente, le canzoni. Schiaffi al cuore come Disarm e 1979, energia pura con Siva, Zero, Bullet With Butterfly Wings, Ava Adore, The Everlasting Gaze e Cherub Rock. Una cover dei Pink Floyd (Wish You Were Here) che ha svegliato anche gli animi più dormienti. Una chicca pure, The Aeroplane Flies High, buonissima b-side conosciuta dai fan più affezionati.
Un set un po’ morbido, come i lineamenti di Billy provati dal tempo che passa, ma con molti momenti che sono stati per la nostra generazione cresciuta negli anni ’90 un po’ come tornare a casa dopo un lungo viaggio.

TOOL, LA POTENZA E LA PERFEZIONE DEI PRIMI DELLA CLASSE
Come se ne avessero bisogno, i Tool completano l’esperienza del loro live con una potenza visiva impressionante. Le consuete immagini di marchio Adam Jones (oltre che chitarrista anche mago degli effetti speciali e regista dei famosi clip in stop-motion della band) sono coadiuvate da un’ingegneria di luci impressionante. La precisione matematica e metrica dell’esecuzione diventa onnicomprensiva e offre un’esperienza totale. Maynard è come consueto solo una silhouette scura che fende la luce degli schermi posteriori con una cresta spropositata, ma tanto basta per goderne le movenze da serpente. La sua voce è dolce, melliflua, raramente esplode in rabbia e potenza come una volta. Si gestisce, oggi è un viticultore di mezza età. Ma si ricorda di essere un animale del microfono a sprazzi e lì la violenza del suono Tool si fa insostenibile. Un inizio che di meglio non si poteva chiedere, con il trittico Aenema, The Pot e Parabola (orfana della suite Parabol) e i momenti di strumentalità sono relegati ai due nuovi pezzi, sensazionali, Descending e Invincible. Poi solo regali ai fan. La vecchia conoscenza Sweat, Forty Six & 2, Schism, Jambi e Vicarious, Stinkfist.
Un set corto ma tirato, senza riposo, dove Justin Chancellor e i suoi esclusivi suoni di basso sono stati protagonisti. I presenti conservano negli occhi la meraviglia di assistere ad un evento talmente raro da assumere connotati di rivelazione divina. Le orecchie piene di quel genere a metà tra il metal e il progressive che nessuno mai è riuscito a incasellare, se non come il loro suono identificativo, un rock che sono gli unici al mondo a poter suonare. Ed è per questo che possono permettersi pause decennali per poi tornare giganteschi, immutabili come la roccia.

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Jacopo Casati

Foto di Francesco Prandoni

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