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Transilvanian Hunger dei Darkthrone compie 25 anni

Il 1994 è stato un anno fondamentale per il black metal, che vede la pubblicazione di ben quattro album imprescindibili da parte di nomi storici quali Darkthrone, Burzum, Emperor e Mayhem, oltre a spodestare il death nelle preferenze dei fan più estremisti. Il 17 febbraio 1994 vede appunto la luce Transilvanian Hunger dei Darkthrone, uno dei lavori più influenti nella storia del black metal, e il più importante in assoluto nell’ambito del cosiddetto “true norwegian black metal”. Il quarto full-length del duo composto da Gylve Nagell e Ted Skjellum, meglio noti con gli pseudonimi di Fenriz e Nocturno Culto, si inserisce nel terzetto denominato la “Unholy Trinity” dei Darkthrone, di cui fa parte insieme A Blaze In The Northern Sky (1992) e Under a Funeral Moon (1993).

25 ANNI FA…
Tra la fine degli anni ’80 e i primi anni ’90, il black metal ha fatto davvero tremare le fondamenta del sistema, soprattutto nel benestante Nord Europa, e in particolar modo in Norvegia. Sulla scia di un revival neopagano e neonazista, molte band nordiche abbracciano una scuola di pensiero molto pericolosa, praticamente impossibile da scindere dalla musica stessa. Allo stesso modo della rivoluzione punk degli anni ’70, che ha fatto suo il lo-fi e la ribellione nei confronti dell’establishment, anche i giovani blackster hanno iniziato ad imbracciare strumenti da quattro soldi e a registrare album con metodi decisamente casalinghi.
I Darkthrone, nati nel 1987 sotto il moniker di Black Death come formazione death metal e fortemente influenzata dai Celtic Frost, dal 1991 cominiciano a soccombere all’irresistibile richiamo del black metal, soprattutto in seguito alla frequentazione dell’Helvete di Oslo, negozio di dischi epicentro della scena, gestito da una delle figure di spicco del genere, Euronymous dei Mayhem, e adottando nomi d’arte ispirati alla mitologia norrena (in particolar modo quello di Fenriz, che si rifà a Fenrir, il mostruoso lupo figlio bastardo del dio Loki).

IL DISCO
Transilvanian Hunger è il primo album dei Nostri realizzato e prodotto interamente da Fenriz e Nocturno Culto, dopo l’abbandono del chitarrista Zephyrous. Registrato in toto nella camera da letto di Nagell utilizzando un quattro piste, il quarto disco del combo norvegese incarna il canone stilistico definitivo del “true norwegian black metal”, vomitando odio primordiale dal primo all’ultimo degli otto brani che lo compongono. Lasciandosi definitivamente alle spalle il death, il duo si avvale di una ricetta tanto semplice quanto impattante, ovvero non più di due, tre riff per canzone, blast beat costanti, chitarre taglienti e urla feroci, particolarmente amplificata dalla registrazione grezza e sporca.
Ovviamente, come spesso succede quando si parla di opere black metal, anche Transilvanian Hunger ha profondamente scosso l’opinione pubblica. In primo luogo perché i testi di quattro delle otto tracce del disco sono state scritti da Varg Vikernes (mastermind del progetto Burzum), che all’epoca stava già scontando la sua pena per l’omicidio di Euronymous e per l’incendio di varie chiese in Norvegia. Inoltre, rimanendo in tema di roghi, al termine di As Flittermice as Satans Spys, pare che compaia un messaggio che se ascoltato al contrario, inciti a questa pratica criminale allora tanto in voga nei Paesi scandinavi. E per finire, le prime stampe del retro dell’album recitavano le frasi “True Norwegian Black Metal” e “Norsk Arisk Black Metal” (black metal norvegese ariano), l’ultima delle quali è stata rimossa dopo le critiche ricevute da molti distributori, pur continuando a scatenare sdegno per le successive e assurde scuse della band, che non hanno fatto altro che gettare ulteriore benzina sul fuoco causando una catena infinita di polemiche. Ma al netto degli scandali, il fascino che Transilvanian Hunger, con le sue atmosfere maligne e ancestrali, provoca ancora oggi trascende gusti e generi musicali resistendo egregiamente alla prova del tempo.

…E OGGI
Nel bene e nel male, con una serie infinita di collaborazioni e progetti paralleli, i Darkthrone continuano ad essere attivi e a pubblicare dischi con una certa regolarità, cercando costantemente e volutamente di tenere lontane le luci della ribalta, a differenza di molti colleghi della scena (pur lanciandosi, come ha fatto di recente Fenriz, nella carriera politica e sociale). Dopo aver lasciato quasi del tutto da parte il black metal dal 2006, con la pubblicazione di The Cult Is Alive, i Nostri iniziano ad esplorare le proprie velleità crust punk (anche da un punto di vista strettamente iconografico, soprattutto con il successivo F.O.A.D.) e in seguito anche heavy metal classiche. I fan sono ancora in attesa di un seguito all’ultimo lavoro dei Darkthrone, Arctic Thunder (2016), che in un primo momento doveva vedere la luce nell’autunno del 2018, ma che è stato rimandato a data da destinarsi.

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