Onstage
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Il concerto di Troye Sivan è un grido di gioia e libertà di essere

Pop perfection: questa è la definizione più appropriata per descrivere il giovane cantante australiano Troye Sivan. Il suo ultimo album, Bloom, pubblicato nel 2018, è stato uno dei dischi pop più acclamati dell’anno (sia dalla critica che dal pubblico), e lo spettacolo dal vivo a cui abbiamo assistito ieri sera in una fredda e ventosa Milano è stato decisamente all’altezza delle aspettative. Tutti gli ingredienti necessari alla riuscita di questo concerto erano presenti: scenografia, luci, dialogo con il pubblico, e non da ultimo, la musica.

Il Fabrique è gremito, la coda fuori dal locale è interminabile e infatti lo show inizia con 30 minuti di ritardo rispetto a quanto indicato dagli organizzatori. Il pubblico è quello che ci si aspetta, ovvero orde di ragazzine (alcune accampate in coda dal giorno prima per accaparrarsi la prima fila) ma anche molti ragazzi giovani. Troye Sivan è infatti un manifesto della cultura pop giovanile di oggi: la sua musica è un grido di libertà di espressione, a tutti livelli. Ingredienti fondamentali della sua musica sono i sentimenti, dichiaratamente sullo sfondo della sua omosessualità (a cui fa riferimento anche tra una canzone e l’altra). Il tutto ovviamente condito da testi e melodie super catchy ma non per questo banali.

Il pubblico italiano lo accoglie con un calore difficile da descrivere a parole, di cui anche la giovane popstar si stupisce. La chimica che si crea è particolare: è come se sul palco il pubblico vedesse un amico o un fratello, al tempo stesso rivestito da un’aurea angelica (giustificata, vedendo l’aspetto candido di Troye) che lo fa sembrare inarrivabile ma vicinissimo al tempo stesso. La magia del calore del pubblico italiano si tramuta in un urlo di gioia ad ogni canzone e ad ogni parola detta da Troye. La popstar si concede a lunghe chiacchiere con il pubblico, e la cosa fa sia piacere che tenerezza. Un altro elemento che colpisce è che il pubblico canta tutto, dalle hit radiofoniche più conosciute (My my my! e 1999) alle ballad più intime. Ogni canzone sembra essere la preferita dei fan, che si scatenano con una gioia e una naturalezza fuori dal comune. Si balla e si canta, si è liberi di essere se stessi, di essere giovani. È questa l’impressione che rimane incollata alla pelle.

Il concerto è studiato al punto giusto: Troye balla come se il palcoscenico fosse camera sua, e il pubblico lo segue entusiasta. Il suono delle sue canzoni dal vivo è più “pieno” rispetto al disco, e questo trasforma il locale in una dancefloor che si scatena e si commuove, a ritmo alternato. Non mancano canzoni molto personali e che portano i presenti a sventolare i cellulare in aria come mille luci. Al centro del palco c’è una scala illuminata, che serve come oggetto di scena al cantante, che corre da una parte all’altra, su e giù. In cima alla scala, per la parte più “sentimentale” dello show, compare un divano con delle abat-jour, atmosfera che avvicina sempre di più le dimensioni di palcoscenico e pubblico. Lo spazio è riempito nel modo migliore, non solo quello del palco ma di tutto il locale: a sorpresa infatti Troye esegue la prima canzone della serata dal balconcino del privé, ingannando la folla che era già puntata con i cellulari verso il palco per riprendere il suo ingresso.

Lo show si tinge di novità grazie ai cambi d’abito del cantante e grazie anche alle luci di scena, d’effetto e fruibili anche dall’ultima fila del locale: semplici led verticali che fanno da sfondo e che seguono una coreografia di colori particolare in base alle canzoni. Ad un certo punto, inevitabilmente, si illuminano anche dei colori dell’arcobaleno. Ed è proprio questa l’immagine che ci resterà di questo concerto pop perfetto: un quadro gioioso di libertà di essere e di esprimersi.

La scaletta del concerto
Seventeen
Bloom
Plum
Heaven
Fools
Lucky Strike
Wild
I’m so tired
Postcard
The good side
What a heavenly way to die
Bite
1999
Dance to this
Animal
Youth
My my my!

Le foto del concerto

Sara Beretta

Foto di Elena Di Vincenzo

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