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Twenty One Pilots e Billie Eilish chiudono Milano Rocks 2019

Milano Rocks 2019 si chiude con Twenty One Pilots e Billie Eilish, due act internazionali al top di popolarità presso i più giovani che negli ultimi tempi si sono presi la ribalta di classifiche, audience e palazzetti in tutto il mondo. La giornata del 31 agosto era sold-out in prevendita da tempo, l’affluenza di 20.000 persone ha confermato come la scelta di puntare su realtà contemporanee sia stata lungimirante per gli organizzatori.

“Quando ci addormentiamo dove andiamo?”, canta Billie Eilish nel suo album di debutto. Non lo so con certezza dove andiamo, ma mi piace credere che sia un posto in cui le paure fanno l’amore con i demoni e le nostre stranezze, con le lingue incatenate e le mani allacciate. Mi piace credere che sia un posto come lo è stato questa sera il Milano Rocks: un formicaio di età diverse, capelli colorati e un’incredibile voglia di festeggiarla, questa stranezza. Con un coro che ha avuto tanto il sapore di un hallelujah. 

Accidenti Billie. Non ha fatto neanche in tempo a salire sul palco e intonare le prime note del tormentone bad guy che per un salto finito male si è stortata la caviglia. Ahia. Ma ha continuato a cantare e saltellare su un piede solo, con i capelli verdi che le rimbalzavano sulla testa secondo il beat dei bassi, dimostrando una professionalità e una capacità di reggere il palco in qualunque situazione estremamente invidiabile per i suoi soli 17 anni.
“Mi dispiace tanto ragazzi, non ci posso davvero credere di essermi fatta male al primo pezzo. Mi dispiace di non potervi dare lo show che vi meritate, sono davvero arrabbiata con me stessa”, sussurra nel microfono Billie Eilish, seduta su uno sgabello. Ed è così dispiaciuta che vorresti solo abbracciarla e dirle che tranquilla, il set sta spaccando lo stesso. Perché è vero. Inanella una dopo l’altra wish you were gay, xanny, ocean eyes e bury a friend, accompagnata da visual che ci portano a pieno nel suo, di mondo.
Il set viene accorciato e Billie esce saltellando su una gamba sola; ma touchè, Billie. È stato breve ma intenso.

E dopo un veloce change over, eccoli, finalmente, i Twenty One Pilots. Quelli che con tutti quei cappellini rossi e le bandane gialle il pubblico stava davvero aspettando. Dopo un formidabile sold out all’Unipol Arena di Bologna lo scorso febbraio, l’Italia non ne ha ancora abbastanza del duo dell’Ohio. Ed è semplicissimo capire il perché. Riempiono le arene, adesso, ma non hanno mai abbandonato la sincerità e l’energia del loro primo show italiano all’Alcatraz nel 2016 e di quelli che portano nel mondo dal 2009. Jumpsuit, estratta dal loro ultimo album Trench, fa da apripista a uno show che non conoscerà mai momenti di down, ma solo una salita costante verso cosa non lo so bene nemmeno io. Divertimento? Consapevolezza? Leggerezza? Un po’ di tutto. E succede davvero un po’ di tutto, su quel palco. Josh è seduto alla batteria intento in un assolo e l’attimo dopo si esibisce in capriole e salti all’indietro fino a tornare di nuovo a suonare, ma questa volta su una pedana sorretta dal pubblico. Tyler strimpella l’ukulele e poi corre tra il pubblico fino ad arrampicarsi sulla pedana del front of house, per intonare la parte finale di Car Radio. 

Saltellano da una parte all’altra del palco e del loro repertorio: da Heathens a Holding onto You, dalla famosissima Stressed Out a Morph. Senza perdere la loro particolarità innata: quella capacità di stabilire un contatto con il pubblico così forte e vero che le distanze si annullano per una notte. I Twenty One Pilots ce l’hanno, eccome. Semplicemente ti fanno sentire parte dello show, come se la tua voce o le tue mani o il tuo corpo che si alza in un salt,o siano ingranaggi fondamentali perché tutto funzioni correttamente. Tyler ci dirige come se fossimo un’orchestra e il Milano Rocks canta, si abbassa in ginocchio e poi salta, come una piccola grande esplosione umana. Che culmina con Trees e un vulcano di coriandoli. 

E mi fa pensare che a volte, molto più rare di quello che vorrei, c’è un momento in un concerto in cui guardi qualcuno suonare o cantare davanti a te e ti accorgi che sta guarendo sé stesso, forse più di chiunque altro nella stanza. È la mia parte preferita, quella che mi piace cercare tra le luci e il frastuono e le mani alzate. E questa sera non ho dovuto faticare a cercare quel momento. È stato lì davanti ai miei occhi, tutto il tempo.

Twenty One Pilots, la scaletta del concerto
Jumpsuit
Levitate
Heathens
The Hype
We Don’t Believe What’s on TV
Lane Boy
Holding on to You
Stressed Out
Jump Around
(House of Pain cover)
Ride
My Blood
Cut My Lip
Morph
Car Radio
Chlorine
Trees

Paola Marzorati

Foto di Fabio Izzo

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