Onstage
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Stay Hungry dei Twisted Sister compie 35 anni

Ci sono due band a nome Twisted Sister. Quelli del disco Stay Hungry, dei 3 milioni di copie vendute nei soli Stati Uniti, del fenomeno anni ’80 con un paio di video tra i più trasmessi di MTv insomma quelli conosciuti dalla maggior parte del pubblico e i Twister Sister del periodo precedente. Che non conosce nessuno, praticamente. A meno di aver vissuto negli anni ’70 tra il New Jersey e Long Island o di aver visto il consigliatissimo documentario “We Are Twisted Motherfuckin’ Sisters” che copre proprio quel periodo.

Troppo spesso considerati una one-hit wonder, se non dei buffoni, un prodotto di MTv e una band giunta al successo per caso, converrebbe invece sapere che la band il successo l’è costruito a colpi di sangue, sudore e lacrime. Forse il gruppo con la più grande gavetta accumulata al mondo, con una decade di concerti nei club, nelle sale da ballo, doppi-tripli turni, false partenze, demo registrati ammerda, budget scomparsi, manager infartati, dirigenti di case discografiche a rischio licenziamento per il solo nominarli, promesse infrante etc etc

35 ANNI FA…
Questa band di onesti lavoratori, molto più proletari di quanto il loro agghiacciante make up da travestiti lasciasse supporre, ha fatto per anni proprio questo: lavorare onestamente. Guidati dal chitarrista Jay Jay French e dal carismatico frontmant Dee Snider continuarono con perseveranza a costruire un seguito di scatenati sostenitori, riuscendo a trasformare le fredde lande del nordest americano in una bolgia di divertimento sfrenato, manco fosse la California. Nonostante il trucco, pensato solo per dare fastidio ai fighettini Tony Manero della disco, la band è sempre stata una quadratissima macchina di hard rock, capace di gettare il seme del power/speed metal americano con la grinta tellurica e la velocità forsennata dei loro set…quando suonavano. Sì, perché il cantante Dee era un tale animale, un catalizzatore di adrenalina, una sintesi definitiva del carisma, da essere in grado di tenere in pugno l’audience per set interi, interagendo con il pubblico così brillantemente da far suonare in pratica alla band solo un paio di pezzi.

Nonostante i record di affluenza ai concerti (per una band indie poi e senza dischi pubblicati), i TS impiegarono parecchio a pubblicare un disco. E una volta pubblicatolo le cose non cambiarono di molto. I primi due LP, Under the Blade e You Can’t Stop Rock’n’Roll faticarono a imporsi. Penalizzati da suoni grezzi e poco apprezzati dalle radio, meritano di stare sei classici del metal americano anni ’80, con pezzi grintosi e dai grandi ritornelli che finiranno per essere i protagonisti delle loro scalette, come le title track, What You Don’t Know Sure Can Hurt You, Shoot ‘em Down, Destroyer, The Kids Are Back, I Am (I’m Me).

IL DISCO
E con Stay Hungry, del 1984, si arriva al culmine (e purtroppo punto d’arrivo) di tutta questa saga. Nelle mani di Tom Werman (gran produttore del periodo) si riesce a rendere più appetibile il sound senza svendere la band. Anche perché si presentano in copertina con un Dee Snider all’apice del truccoparrucco fluo con in mano un osso tutto sgagnato.

Lato A e lato B (quando ancora avevano un senso…) si aprono con due bombe: Stay Hungry è un classico del metal veloce americano, nonché il consiglio più grande che si possa dare a qualsivoglia essere umano (rimanete affamati), mentre I Wanna Rock è la grande hit da radio, con una strofa scioglilingua e ritornello per la perfetta botta e risposta col pubblico. Adorate dai fan anche l’epica Burn in Hell e S.M.F., dedicata ai fans duri e puri, cioè i sick mother fuckers che se ne fregano delle mode e delle convenzioni anche a costo di finire emarginati (questo in generale il messaggio della band). C’è pure una mini suite Horror-Teria da cui anni dopo verrà tratto un film (Strangeland, protagonista lo stesso Snider) e la ballad The Price: niente di smielato anzi, un altro messaggio forte sulla ricerca del successo. E da ultimo il piatto forte, quella We’re Not Gonna Take It che è il loro brano più celebre: un classico degli anni ‘80, un coloratissimo video che fece impazzire quelli di MTV, un inno da stadio da cantare a squarciagola e che ti si stampa in testa a partire dal giro di batteria iniziale; un inno alla ribellione tanto spontaneo quanto esaltante quanto innocuo e adatto agli standard televisivi. Non male per quello che a conti fatti è un mezzo plagio dell’ “Adeste Fideles” (sì, il “Venite Fedeli”, proprio il canto da chiesa natalizio insomma).

E OGGI…
Il disco lo potete ascoltare in tutte le salse: l’originale del 1984, la discutibile ri-registrazione del 2004 (titolata Still Hungry), il paccozzo deluxe del 2009 con il remaster, più innumerevoli versioni live. Non sarà un disco perfetto, almeno però una compilescion dei TS dovete averla, ma se volete cantare sbronzi nei pub almeno “We’re Not Gonna Take It” dovete conoscerla.
Purtroppo poi la band si sgretolerà sotto il peso del successo, Dee Snider farà il solista per una decina di anni e poi ritorneranno tutti insieme per un’altra ventella di anni di live e celebrazioni costanti.

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