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I 35 anni di The Unforgettable Fire degli U2

Determinare gli highlight discografici degli U2 è pressoché impossibile, ma non è difficile inserire tra questi The Unforgettable Fire, l’album della prima vera svolta che il 1° ottobre 2019 compie trentacinque anni.

35 ANNI FA…
Il quarto disco della band irlandese è un po’ come un secondo esordio. Per la prima volta a produrre Bono Vox e soci non è più Steve Lillywhite, uno dei primi fattori a determinare il successo degli U2. La scelta di fare tabula rasa e ripartire con nuove idee, nuovi suoni e una nuova immagine porta la band alla corte di Brian Eno. La continua ricerca avanguardistica di Eno è motivo di grosse perplessità da parte della discografica – la storica Island Records – timorosa che gli U2 possano perdere l’occasione di esplodere davvero come fenomeno mondiale del rock.

Eppure, paradossalmente, The Unforgettable Fire si rivela uno dei capitoli più importanti della loro carriera, alla base di alcuni momenti pivotali che catturano lo sguardo del mondo. Uno su tutti? Il Live Aid del 1985, al quale prendono parte grazie a una chiamata dell’ultimo minuto di Bob Geldolf. Proprio in quell’irripetibile occasione una Bad in versione estesa crea uno dei momenti più iconici dell’evento musicale più massiccio della storia della musica. Nei suoi 12 minuti di durata, gli U2 dimostrano di essere la band del futuro, pronta a prendersi gli anni Ottanta e, in un certo senso, a ridefinire il Rock.

IL DISCO
Dal punto di vista creativo gli U2 ottengono con The Unforgettable Fire un traguardo fondamentale: è la prima di tante loro reinvenzioni. Riescono a scongiurare il pericolo di rimanere “la band di War” e per farlo ricorrono ai contenuti, non a stratagemmi.
Il prima mossa vincente di Brian Eno è quella di portarsi dietro Daniel Lanois, ingegnere del suono che nel giro di qualche anno metterà lo zampino anche su The Joshua Tree.

Già la traccia d’apertura è una chiara dichiarazione d’intenti. A Sort of Homecoming è l’antitesi di Sunday Bloody Sunday, opener di War. La batteria martellante di Larry Mullen si ammorbidisce e trova un equilibrio ipnotico con il basso di Adam Clayton, assoluto protagonista degli arrangiamenti di questo album.
A spiccare dal lotto di brani è sicuramente Pride (In The Name of Love), singolo trainante che diventa anche il maggior successo della band fino a quel momento, lanciando il nome degli U2 ancora più vicino al vertice che raggiungeranno da lì a qualche anno.

The Unforgettable Fire è uno degli album più ricchi del repertorio del combo irlandese dal punto di vista delle sonorità, con arrangiamenti sempre più ricercati. Questo approccio orientato alla crescita artistica si riflette anche nelle liriche di Bono, che oltre a lavorare con cura sulla metrica riesce a portare le sue letture nel periodo (su Martin Luther King e Malcolm X in particolare) sia nelle tematiche che nel modo di affrontarle.

…E OGGI
Gli U2 oggi continuano a lottare contro il loro terrore di finire nell’irrilevanza, cercando continuamente nuovi modi di stupire i propri fan o indispettire i propri hater. Ma si concedono anche qualche doverosa celebrazione, come il recente tour per il trentennale di The Joshua Tree, andando in qualche modo ad addolcire la ruvida immagine degli artisti che non guardano mai indietro.

Dire che questa non è la stessa band di The Unforgettable Fire è la regina delle banalità, ma dal momento che c’è ancora chi si avvale del diritto di pontificare su quello che gli U2 dovrebbero o non dovrebbero fare oggi, a circa quarantatre anni dalla loro formazione con il contatore di traguardi andato da tempo in overflow, forse è il caso di ripeterlo ugualmente. Gli U2 non sono la stessa band di The Unforgettable Fire, ma neanche quella di The Joshua Tree, di Achtung Baby, di Pop, persino del recente Songs of Experience, probabilmente. Ma uno sguardo onesto e consapevole sulla storia di questa band non dovrebbe far fatica a individuare in The Unforgettable Fire il momento più delicato, davanti al crocevia tra successo e fallimento. E oggi sappiamo tutti lungo quale delle due strade i quattro irlandesi proseguirono la loro meravigliosa corsa.

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