Onstage
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Ultimo, ti rendi conto di dove siamo arrivati?

Quella nel titolo è una domanda retorica, ci tengo a sottolinearlo subito. Vi dirò di più, si tratta di un quesito che ha stuzzicato lo stesso Ultimo quando ripensava a quel giorno al mercato di Testaccio, con una decina di persone a vederlo esibirsi. Ieri, per La Favola, lo Stadio Olimpico contava oltre 60.000 persone al suo interno, 64.000 per la precisione. Davvero assurdo. Un’ascesa, quella di questo giovane cantautore romano, che l’ha visto bruciare le tappe: «Se lo negassi mentirei – ci racconta -, ma per ogni passo che ho fatto, anche dai club ai palazzetti, alla domanda “non è troppo presto?” ho sempre risposto con i fatti. Non capisco perché dia l’impressione di essere qualcosa di sbagliato». E, in effetti, cosa può esserci di sbagliato in una favola?

Nulla, ecco la risposta. L’Olimpico vestito a festa già dall’apertura dei cancelli, nessuno aveva la minima intenzione di arrivare in ritardo a quello che, molto probabilmente, è l’evento dell’anno. «L’Olimpico per me è qualcosa di straordinario. Quando sono entrato per le prove, mi sono seduto a guardare quel posto in distinti sud – il settore in cui Niccolò era solito assistere alle partite della Roma con suo padre – e ho ripensato a quei momenti. Per me è una grande responsabilità esibirmi di fronte a 60.000 persone». Responsabilità che, nel corso dell’incontro dedicato alla stampa prima del grande evento, ha pagato con il sonno «non mi era mai capitato di non dormire, sono 4 notti che non chiudo occhio». Per far sì che l’ansia svanisse, almeno apparentemente, gli è bastato mettere piede sul palco. Da lì in poi, è sembrato tutto dannatamente semplice. La corposa scaletta ha concesso a Ultimo davvero pochi momenti di respiro, con il concerto apertosi con un ritmo davvero serratissimo. Nessuna pausa, ma, diciamocelo, chi mai si sarebbe voluto fermare di fronte ad un pubblico così?

I brani di Pianeti, Peter Pan e Colpa delle favole sono equamente distribuiti, d’altronde parliamo di tre dischi che risultano tra i 10 più venduti nel primo semestre di questo 2019. Assurdo, ancora una volta, sopratutto se si guarda la data di pubblicazione dei primi due: 2017 e 2018. Con grande maestria Ultimo scandisce le emozioni dell’Olimpico, facendolo esplodere sulle note di Ti dedico il silenzio e Ipocondria e rassicurandolo con Poesia senza veli, ché nei momenti di difficoltà tutto quel che serve è tirare fuori il bimbo che hai dentro. I brani più recenti, e questo lo avevamo già analizzato con lo stesso Niccolò poco più di un mese fa, sono già nelle teste di ognuno dei presenti. Una prestazione, quella del pubblico, degna di quel ragazzo che a soli 23 anni calca il palco dello stadio del suo cuore. E lui, questo, lo sa: «Da 10 persone a 64.000 ce ne vuole. Vi giuro che tutto questo non lo do per scontato, vi parlo come se fossimo in 5 qui dentro. Sono qui per convincervi che avete fatto bene. Questo, per me, è il regalo più bello». Un ringraziamento, quello di Niccolò, che passa anche attraverso la selezione degli ospiti: Fabrizio Moro e Antonello Venditti. Al primo lo lega un affetto fraterno, Fabrizio è quello che ha creduto in lui sin da subito, facendogli aprire un suo concerto al Palalottomatica. Con il secondo, la riverenza è massima: l’allievo e il maestro, legati da un rapporto speciale e suggellato dalle parole dello stesso Venditti che, dopo aver cantato insieme Roma capoccia e Notte prima degli esami, dice al pubblico: «Niccolò è una persona speciale, che mi ricorda una persona altrettanto speciale, che sta qui di fronte a lui (riferendosi a se stesso, ndr). Prima di soffrire come ho sofferto io, di godere come ho goduto io, vivi la tua vita». Le parole, di fronte ad esternazioni di questo genere, faticano ad arrivare. Un passaggio di consegna simbolico, di un’eredità che pesa quanto tutta Roma. Eh, sì, Roma. Perché de La Favola ne fa parte anche lei, è complice di tutto ciò che di bello ha vissuto Niccolò in questi ultimi anni. A lei, Ultimo, ha deciso di dedicare una poesia in musica, Poesia per Roma (disponibile da oggi). L’ha fatto mettendo da parte la Roma di tutti, dei turisti, e celebrando la Roma nascosta: campetti di periferia, chiese che cadono a pezzi, parcheggi che si trasformano in veri parchi giochi. Un patrimonio di tanti, di chi Roma la vive ogni giorno e di chi di questa città ama persino le contraddizioni, i punti deboli, perché poi basta l’esplosione di un tramonto a darti la sensazione di essere sempre nel posto giusto.

«Benvenuti a La Favola», dice bene Ultimo in apertura di concerto. Oggi, e nei giorni a venire, 64.000 fortunati potranno di aver preso parte ad una delle storie più belle che la musica italiana potesse regalarci. All’abbraccio dello Stadio Olimpico a quello che, fino ad oggi, è il suo figlio più giovane; ad uno spettacolo fondato, prima che sugli aspetti pirotecnici, sul sentimento e sulla gratitudine verso tutti coloro che di questo viaggio sono ormai parte integrante. «Non smettete mai di credere nelle favole. Oggi abbiamo vinto noi. Oggi hanno vinto quelli che non dovevano vincere. Oggi hanno vinto gli ultimi». Un messaggio, quello lanciato in chiusura di concerto, che racchiude tutta l’essenza di questo artista. E sì, Niccolò, grazie a te abbiamo vinto tutti, davvero.

Felice Ragona

Foto di Roberto Panucci

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