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David Bowie blackstar USA numero 1

Umana, artistica, ultraterrena: le eredità di David Bowie

Il 10 gennaio 2016 David Bowie sorprende i popoli del mondo per un’ultima volta, realizza quella che prima d’ora era sempre stata una velleità artistica, quella di lasciare la Terra per la volta celeste. Trasformarsi in ideale e in mito.

Lassù noi lo immaginiamo, disperso in quel sudario nero intriso di stelle che al tempo stesso è il nostro limite e la nostra ambizione, la spinta che ci porta a staccare i piedi dal suolo e volare verso il vuoto, che è anche il tutto che è dentro e intorno a noi. Quell’immensità che è terreno fertile per l’arte e l’immaginazione. Quel profondo vuoto che la pupilla nera di David Bowie sembra specchiare, come se fosse un canale privilegiato incastonato nel suo cranio. Midriasi traumatica cronica, alterate percezioni di profondità e luce. Provocata da un pugno con anello al dito di George Underwood, con il quale condivideva il primo gruppo a scuola (The Kon-Rads) che provoca la dilatazione della pupilla che da allora è come se fosse perennemente in assenza di luce, come se da quell’occhio fissasse le profondità del cosmo che lo hanno sempre ispirato.

Cantante, attore, mimo, fotografo e pittore. L’arte nella sua vita fluisce al suo interno come un transistor in trasmissione continua, in perenne mutazione e ricerca del nuovo, della sperimentazione. L’azione è sempre stata primaria nel modo di approcciare all’umanità e alle sue espressioni, e in questo modo attivo e influente ha modellato il genere umano a sua immagine, tanto che è impossibile quantificare quanto di David Bowie il nostro mondo è fatto, come il cosmo lo è dell’antimateria.

L’asimmetria iconica dell’immagine, di tutte le immagini conosciute dei suoi occhi, è lo specchio della scissione della sua personalità in vari alter ego, come se da sola fosse troppa per essere contenuta in una sola vestigia umana. Alter ego che si stagliano nella volta celeste della nostra cultura come costellazioni, Ziggy Stardust, Aladdin Sane, Major Tom, Halloween Jack, The Thin White Duke, Nathan Adler.

In una delle sue prime registrazioni suonò Jimmy Page come tastierista, quindi fece un’audizione per gli High Numbers che sarebbero diventati i The Who. Ha ‘toccato’ tutto il rock delle ultime generazioni. Al suo fianco si sono succeduti tra gli altri John Lennon, Marc Bolan, Brian Eno, l’amico di sempre Iggy pop e Lou Reed, Freddie Mercury, Annie Lennox, Tina Turner e Cher, Mick Jagger e Trent Reznor.
Intrattiene una relazione fugace con Amanda Lear, convincendola a passare dalla carriera di modella a quella di cantante. Solo toccandola le cambia la vita. Così naviga nella storia e la plasma a sua somiglianza, riempiendo di polvere di stelle il cammino artistico dell’umanità per diverse decadi.

La Storia, quella maiuscola, abbraccia Bowie costantemente. Space Oddity venne registrata in modo che uscisse in concomitanza con l’impresa dell’Apollo 11. L’uomo sulla Luna, come se il resto dell’umanità creasse un primo avamposto nella direzione da cui proviene Bowie. E mentre gli occhi della storia erano rivolti a Woodstock, lui era ad un altro festival inglese al Beckenham Recreation Ground. Il suo sguardo si volge a noi quando con Ragazzo solo, ragazza sola regala una grottesca versione che registra in italiano con testo di Mogol visto che, incredibilmente, le vendite nel nostro Paese di Space Oddity non erano andate affatto bene.

Il periodo berlinese dimostra cosa può succedere se vengono messe in contatto personalità così esplosive in ambienti stimolanti artisticamente. Berlino, per lui rifugio e santuario. Una vitalità espansiva nata dalla costrizione umana di un Muro che raccontava tante storie terribili di morte e guerra ma che nella decade morente degli anni ’70 era teatro di tanti attacchi di menti illuminate e libere, vitali, in un modo che oggi giorno fatichiamo a capire. We can beat them, just for one day. We can be heroes.

Un fallimentare concerto al Roundhouse di Londra con il gruppo Hype è riconosciuto come uno dei primi vagiti della vita del glam rock, così come molti pensano che abbia dato il via alla cultura della new wave. I suoi generi spaziano dal Glam rock, folk rock, progressive rock, pop, new romantic, ambient, dance, elettronica. Esplora generi d’avanguardia negli anni ’90 come l’hip hop, la drum and bass, jungle, era il padrone del soul psichedelico. Approcciava la musica come si approccia alla moda, ‘La musica è la maschera che nasconde il messaggio’ diceva, e proprio l’incontro con Andy Warhol ne sconvolge l’approccio e decide che la musica deve essere un tutt’uno con l’espressionismo visivo.

Sempre affascinato dall’immagine di sè come espressione artistica, il suo impegno a fare del mostrarsi una performance art lo ha spesso messo nei guai e creato attorno a lui discussioni e diatribe, come da sempre fa l’arte in tutte le sue forme. L’Uomo che Cadde Sulla Terra, film di Nicholas Roeg ne definisce il manifesto della sua alterità terrena, esprimendo il fascino che in lui esercita l’oltre, lo spazio estremo e tutte le meraviglie che nasconde, e infondendo nel pubblico l’immagine di alieno venuto da un mondo diverso dal nostro, tanto da giustificarne sia l’eccentricità che la grandezza. Così Furyo di Nagisa Oshima e il celeberrimo ruolo del re degli Gnomi in Labyrinth che contribuisce a definire la cultura visiva degli anni ‘80, irrompendo anche negli anni 2000 interpretando l’enigmatico Tesla per The Prestige di Christopher Nolan.

Episodi controversi legati allo sfoggio e alla decodificazione della sua sessualità su cui non è volutamente mai stato limpido, e ad alcuni episodi che lo pongono vicino all’ideale del neonazismo (l’episodio di Victoria Station, dove viene immortalato in un gesto di saluto nazista) raccontano un’artista che si erge al di sopra delle convenzioni sclerotizzate e che si muove con l’intento di fare arte sempre e comunque e sempre con una propensione al progresso, disprezzando l’immobilità culturale che da sempre ci accompagna e da sempre è combattuta dai pionieri dell’idea e della bellezza, spesso a costo di grandi sofferenze.

Già nel ’96 è un passo avanti a tutti inaugurando il BowieNet, un portale nella neonata e oscura internet interamente dedicato ai suoi lavori e ai suoi testi. Attivo per molti anni, testimonia ancora una volta la genialità avanguardista di Bowie, che lo accompagnerà per tutta la sua vita fino ai suoi ultimissimi istanti.
La sua morte è stata come tutto il resto un ‘opera d’arte, concretizzata in Blackstar, testamento musicale. Il giorno in cui David Bowie morì, tutto il mondo esplose di costernazione e tributi, internet brillò e fece registrare numeri mai visti prima di visualizzazioni e ascolti. Al tempo stesso però il mondo si fermò, congelato in un’immobilità attonita, come se il motore artistico che ribolliva nell’anima innovatrice dell’umanità si fosse d’un tratto fermato.

La prospettiva si è fatta tutto a un tratto meno profonda, il cielo meno intenso, le stelle meno luminose. Nascerà forse un’altra personalità profonda e trainante come lo è stata quella di David Bowie, forse tra mille anni. Dal canto nostro, dobbiamo ritenerci fortunati di avere vissuto il suo tempo, così come lui ha vissuto quello di grandissimi artisti della Storia e in qualche modo è riuscito a connetterli a noi tramite un flusso gigantesco che è quello dell’arte e della musica. Arricchendo i nostri giorni e arricchendo le nostre gesta terrene così come i nostri sogni, così come la polvere di stelle fa il pieno di magia e ci fa volare al di sopra dei tetti e delle consuetudini, ci trasporta nel mondo della meraviglia e ci aiuta ad abbattere la ritrosia culturale. L’immortalità è un concetto da quasi tutti agognato e da quasi nessuno compreso, e se c’è stata una personalità che si è avvicinata a questo concetto a malapena maneggiabile e concepibile è stato proprio lui, che è entrato in tutte le cose, nel nostro modo di pensare, di approcciare al suono e all’immagine, al comunicare e provare emozioni. Sarà per sempre dentro i dischi, le fotografie, i libri, e dentro di noi.

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