Onstage
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1984 dei Van Halen compie 35 anni

Capisci che il mondo va al contrario quando il brano più noto del più grande chitarrista rock al mondo è…un giro di sintetizzatore. Tastieroni. I Van Halen, in fondo, non li abbiamo mai conosciuti per davvero. Colpa loro, sicuramente: tra un litigio e l’altro hanno sempre prediletto i tour negli USA, infischiandosene soprattutto di noi italiani, e perdendo nel nulla anni e anni in cui avrebbero potuto fare cassetta gigante con tournée mondiali. Sicuramente sono uno tra i nomi più conosciuti nel mondo della musica ma altrettanto sconosciuti nella sostanza.

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35 ANNI FA…
1984, facciamo il punto. In sei anni, a partire dal clamoroso debutto nel 1978, i Van Halen hanno messo a ferro e fuoco il mondo della musica. Letteralmente. Eddie Van Halen ha riscritto i comandamenti della chitarra rock, un impatto pure più forte di Jimi Hendrix anni prima. Dagli esordi alle feste scolastiche, dove suonava dando le spalle al pubblico per non far vedere certe sue mosse, è arrivato a guidare la band al clamoroso ingaggio da 1.5 milioni di dollari (un record per l’epoca) allo US Festival del 1983. La band è stata vista come la salvatrice del rock, in una guerra civile musicale americana che vedeva metà popolazione stanca dell’invasione della disco music.
Ma la band non era solamente la band rock più figa in circolazione: i Van Halen sono stati anche gli ultimi rappresentanti dello spirito rock inteso come ribellione all’autorità e spontaneo gusto di scassarsi, prima che il tutto venisse impacchettato dal MTV ad uso e consumo dell’industria musicale. Nonostante fossero già trentenni all’epoca del debutto, portarono sui palchi nazionali lo spirito delle feste da high school e confraternite californiane, dove la band ti suona nel cortile di casa ma sei fortunato se alla fine della festa la casa ce l’hai ancora. Come diceva lo stesso David Lee Roth: “Capisci che i Van Halen sono in città perché la gabbia dello sceriffo si è riempita di cazzoni molesti”.

IL DISCO
Comunque, con 5 album ormai alle spalle, senza aver mai ceduto a ballate o facili scorciatoie, anzi pubblicando dischi con cover inaspettate ed esperimenti sonori, si arriva al loro best seller. Ancora prodotto dal fidato Ted Templeman, sulla carta non ci sono grandi cambiamenti: registrazione in presa diretta, feeling live con sovraincisioni contenute. Sezione ritmica con il quadratissimo Michael Anthony al basso e il fratellone Alex Van Halen alla batteria che riesce a picchiare come un fabbro senza essere monolitico, anzi suonando sciolto e naturale al limite dello sgarruppato. A Eddie il canale sinistro, a Michael il destro, in mezzo batta e la voce del solito maschio alfa/telepresentatore/eroe del fitness David Lee Roth. David un po’ parla, un po’ canta, un po’ ulula, a volte tira fuori quei versi che sa fare solo lui…rimane l’insostituibile Diamond Dave.

Ultimamente la band aveva già piazzato qualche suono di synth, quindi l’intro epica/spaziale a colpi di OB-X non è una sorpresa; lo è invece il singolo portante: la loro unica numero uno e in definitiva il loro pezzo più famoso, ovvero Jump e il suo giro di sintetizzatore. Roba lontana anni luce dal loro stile classico, assolo incluso, il tutto voluto fortemente da Eddie stesso. E’ un classico degli anni ’80, se non della musica mondiale, una canzone ballabile, coinvolgente, inno da stadio, da sempre associata a momenti positivi ed entusiasmanti…peccato che in realtà sia stata scritta riferendosi al ‘salto’ inteso come giù dal balcone. Nel bene o nel male, in effetti i tastieroni finiscono qua.

Ci riprovano solo con un altro singolo (I’ll Wait), che sembra invece la muffa dei Journey: è invecchiato malissimo ma purtroppo anticipa quella che sarà la strada commerciale che verrà intrapresa con Sammy Hagar alla voce. Il resto spacca, per fortuna. Che sia la chitarra impossibile di Top Jimmy o il riff sinuoso e sexy della mid-tempo Drop Dead Legs non c’è da preoccuparsi: Eddie è ancora un manico e non è sciroccato totalmente. Ancora. Panama è un altro dei singoli più esaltanti del periodo: pur essendo una dei pezzi tecnicamente più accessibili, il chitarrista olandese fa bella mostra di tutti i suoi trucchetti preferiti. Abbiamo le armoniche strozzate, i giochetti con la leva del tremolo, gli assoli in tapping e grandissimi riff americani da farti pigiare fino in fondo l’acceleratore.
Hot For Teacher è la più grande sassella mai andata in heavy rotation su MTV (grazie anche ad un video geniale): Alex ci regala un’intro di batteria tellurica e tribale che fa da trampolino per uno degli assoli più leggendari di Eddie, con un tapping a due mani che insegnano ancora a scuola. Chiude il lotto, tenendo alti i giri, House of Pain: un regalo ai fan degli esordi, un pezzo in circolazione da tempo in sede live e finalmente registrato.

Come andò questa baraonda? Benino: si fermò solo alla seconda posizione in classifica perché in cima c’era quel Thriller di quel Michael Jackson (fun fact: l’inimitabile assolo di Beat It lo suonò proprio Eddie Van Halen), ha venduto tipo 10 milioni di copie solo negli USA e ha disintegrato la band. Erano talmente ricchi e pieni di dipendenze da finire a litigare per facezie: tu andrai a fare un film, no tu sei andato a suonare per MJ senza dirmi niente, tu non vuoi i sintetizzatori, no sei un chitarrista suona la chitarra. Nel seguente tour saranno tutti talmente sul piede di guerra da posizionarsi praticamente su pedane separate e non finire neanche il tour (avrebbero dovuto suonare dai noi al Monster of Rock, non si fecero vivi).

Cosa rimane del disco? Beh un mostro di disco rock, tra i più venduti di tutti i tempi. Fa il paio con il debutto tra il materiale più forte mai composto dalla band, prima della svolta per famiglie con Sammy Hagar (non è vero dai, un paio di sasselle le hanno scritte anche con lui). I fans più duri e puri storcono il naso pensando a Jump, quasi la stessa sorte di I Was Made For Loving You dei Kiss, però è infinitamente più divertente. Nei suoi 33 minuti va giù come l’acqua, è più ripulito sicuramente delle uscite precedenti ma rimane un sacco di grezzamma e divertimento.

…E OGGI
David Lee Roth lascerà la band il primo Aprile 1985 per la carriera solista, i VH prenderanno Sammy Hagar e inizierà una delle telenovelas più famose della storia del rock. Ma questa è un’altra storia. I Van Halen sono attivi ancora oggi, tra pause più o meno lunghe e inaspettati ritorni in line-up (vedi alla voce David Lee Roth) e in studio (l’ultimo per A Different Kind of Truth è del 2012) sono stati in tour negli States e in Giappone più volte anche nel nuovo millennio. L’ultima volta nel 2015, quando hanno fatto 44 concerti negli Stati Uniti e in Canada.

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