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Weezer a Londra, quando il calore è troppo

Bisognava essere degli eroi per assistere al concerto dei Weezer alla Brixton Academy di Londra sabato 29 giugno 2019. E per un semplice motivo: quella è stata la giornata che, da molti local, è stata descritta come “una delle due-tre giornate dell’anno dove fa un caldo atroce”. Il risultato è che una delle location più iconiche del panorama della capitale britannica, sin dalle primissime battute, è diventato un girone dantesco, con umidità e temperature ben oltre i limiti di guardia, rendendo non facile l’esperienza di assistere alla prima data da headliner degli statunitensi in Europa per questo tour.

Cosa dovrà aspettarsi il pubblico italiano domenica prossima? Tanta nostalgia. E questo perché la scaletta si concentra su un classico del calibro di The Blue Album, fortunato disco di debutto, e la recente raccolta di cover The Teal Album. Chi si aspetta un concerto di supporto al nuovo The Black Album rimarrà deluso visto che, pur avendo al merchandise delle magliette con il nuovo singolo Can’t Knock The Hustle in bella vista, di canzoni a Londra prese da lì non ne è arrivata nemmeno una. E non è un caso: proprio nel 2019 si celebra il venticinquesimo anniversario dell’inizio della loro carriera, quindi c’è da attendersi per il nuovo capitolo in studio un tour più esteso futuro.

I Weezer sono dal vivo una band senza infamia e senza lode. Non sono perfezionisti e ogni tanto qualche fischio di microfono si è ben fatto sentire nel corso della serata. Come non sono neanche una band composta da leader carismatici. Hanno dalla loro, però, una cosa che entrambi molti gruppi di oggi non vantano nel loro repertorio: dei singoli incredibili che riescono a conciliare un pubblico più pop a quello indipendente. In poche parole, sono riusciti a mandare avanti il discorso intrapreso dai Pavement con la leggendaria Cut Your Hair, quando i californiani composero quella che è forse la più grande hit di MTV per un gruppo indie.

Il caldo infernale è stato un ostacolo insormontabile per diverse persone, visto soprattutto dal continuo via vai di persone all’interno della sala, ma ciò non ha impedito al pubblico di scaldarsi ancora di più per cover come Take On Me ed Africa, totem del pop riproposti dai Weezer in maniera più che egregia, ma soprattutto per il loro repertorio. E se il delirio per Buddy Holly messa in apertura può apparire scontato, non sono da meno i cori di brani come El Scorcho, Say It Ain’t So, Island In The Sun o Undone – The Sweater Song più ancorata a quell’emo di cui vengono definiti i portabandiera.

Ma non mancano i brani più duri, come l’abrasiva Hash Pipe, o brevi incursioni nel repertorio più recente, come una Thank God For Girls, ma quello che eleva il Weezer ad un ruolo più alto rispetto a quanto viene loro riconosciuto è l’accoppiata Beverly Hills e Perfect Situation, autentiche gemme della musica popolare contemporanea che in mano ad artisti più spinti (discograficamente parlando) sarebbero diventate delle pagine memorabili della musica contemporanea.

Cosa ci si deve aspettare quindi dai Weezer settimana prossima? In poche parole, un concerto tecnicamente non perfetto ma emozionalmente indimenticabile.

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