Onstage
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La poesia contaminata di una grande live band

E’ una sera speciale, una di quelle esclusive, una di quelle in cui ti senti particolarmente emozionato, perché sai che alla fine il concerto a cui assisterai sarà qualcosa che ti colpirà nel segno. Il ritorno dei Wilco è una perla intimista, che gioca con il cuore, un percorso di suoni stili e liriche eleganti che accelerano, sussurrano, coinvolgono.

Il prossimo 4 Ottobre uscirà il loro nuovo lavoro, Ode To Joy, il ritorno a nuove canzoni dopo il girovagare solista di Jeff Tweedy, e questo tour di lancio è un’occasione per proporle live in anteprima, insieme ovviamente al percorso musicale lungo ormai venticinque anni. Jeff sale sul palco alla sua maniera accompagnato ormai stabilmente da occhiali e cappello, con quel sorriso piacione e quella chitarra acustica dal polveroso suono scuro, prende per mano la band ed inizia un viaggio sonoro lungo oltre due ore, senza pause e senza fermate.

La musica dei Wilco appartiene all’America più grezza e si dipana fra folk, sperimentazione, poesia ed infinite divagazioni sul tema, a volte semplici, a volte spigolose, che dal vivo prendono maggior forma e colore. Sta proprio qui la genialità della band che partendo dal roots rock più classico, contamina ed innova con eleganza a personalità.
Convincono le nuove Brigth Leaves e Before Us, ma e’ naturalmente sui pezzi storici che il pubblico si anima. War On War aumenta il ritmo, Handshake Drugs punta dritto ai sentimenti, la scorbutica versione di Via Chicago prende una sorprendente piega psichedelica in pieno pezzo che sconvolge, disarma, impressiona.

Sul palco come al solito, tastiere, hammond, si amalgamano perfettamente al suono vellutato e corposo delle chitarre, ma spesso è l’eclettico batterista Glenn Kotche a prendere la scena, sempre dimesso su disco, fenomenale funambolo live. Jeff parla poco, ma sorride molto ed introduce talvolta i pezzi che salgono di intensità al trascorrere dello show. Il cantato di Tweedy è tenue, preciso con qualche leggiadro divagamento e qualche piccolo spazio concesso al pubblico.

Nel finale trovano spazio fra le altre anche una lunghissima rivisitazione di Impossible Germany, California Stars dalla pluridecorata collaborazione con Billy Bragg e una delle hit più amate Jesus, Etc. estratta del bellissimo Yankee Hotel Foxtrot dei primi anni duemila. Una serata speciale quindi, come auspicato, una delle live band più distinte , garbate e raffinate, una piccola icona nell’infinito mondo dei suoni a stelle strisce.

Claudio Morsenchio

Foto di Francesco Prandoni

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