Onstage
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Willie Peyote è oramai pronto per altri palcoscenici

Non arriva come un fulmine a ciel sereno il successo del tour nei club di Willie Peyote: il rapper torinese, tornato nei negozi lo scorso ottobre con il suo primo disco su major Iodegradabile, sta infatti collezionando numerosi sold out in giro per l’Italia, arrivando al punto di fare più tappe nella stessa città, vedi i quattro concerti nella “sua” Venaria Reale. Bis che è avvenuto anche a Padova, teatro di ben due tappe andate esaurite già in prevendita.

Un tour nei club dove il musicista, con l’aiuto di una clamorosa big band e di uno spettacolo semplice (ma dall’impatto visivo affascinante), racconta negli oltre 90 minuti di esibizione la sua carriera ormai vicina al traguardo dei dieci anni e che lo vede come un pesce fuor d’acqua rispetto ai suoi colleghi rapper. Questo perché, forte di una formazione musicale di livello avuta anche grazie al padre musicista, Peyote è un ibrido tra il mondo hip hop e quello indie. Lo si vede citare la nuova scena hip hop statunitense, con Dang! del defunto Mac Miller, e il French Touch dei Daft Punk di Around The World ma soprattutto icone del cantautorato tricolore come Luigi Tenco, Enzo Jannacci e Fabrizio De André. Un importante tributo anche alla figura di Mango: il cantante lucano, al quale viene dedicato l’omonimo brano, è stato infatti incensato dal rapper come figura che ha dato la vita per la musica, al punto di morire sul palco non senza scusarsi prima con il proprio pubblico per quanto accaduto.

Uno spettacolo di visual che spesso raccontano frammenti collegati ai pezzi suonati, come la società dell’apparenza in Miseri e Catalogo, o la politica italiana in Mostro, ma dove a regnare è la musica di qualità e ben suonata. Peyote si fa infatti accompagnare sul palco da un gruppo con il quale si devia spesso in improvvisazioni (come su Dettagli) tra il funk, il jazz e quell’omaggio, neanche tanto a sorpresa, dei Subsonica la cui musica aleggia in TmVB. Amore per Torino che emerge tutto nel monologo che introduce Portapalazzo, città che per Willie Peyote rimane uno dei più importanti simboli di integrazione.

Le tematiche toccate da Peyote nel suo repertorio spaziano dalla vita personale al messaggio politico. E se ne I cani emerge un giudizio caustico nei confronti di chi ritiene che gli animali siano meglio delle persone, in C’era una Vodka si narra la storia d’amore tra una persona e l’alcol. Willie non sta zitto un momento: anche le pause tra un brano e l’altro sono l’occasione per cercare e creare un dialogo, un momento di riflessione col pubblico, con la consapevolezza che molti sono lì per sentire “quella figa”, così viene introdotta in maniera scherzosa Ottima scusa verso la fine della serata.

Ma è in Io non sono razzista ma che emerge in tutta la sua potenza il messaggio politico dell’artista, che con l’occasione critica anche la mancanza di audacia sull’argomento di molti colleghi contemporanei, al contrario di figure legate agli anni Novanta come Tom Morello. Citando anche Che Guevara, Peyote apprezza il fatto che ancora oggi la gente torni in piazza, spesso cantando anche questa sua canzone come avviene nei cortei delle Sardine, puntualizzando che un impegno politico dei giovani non lo si vedeva da diversi anni. Con l’occasione sono stati ricordati anche i fatti di Genova 2001, come ad esempio quanto avvenuto nel quartiere Bolzaneto in occasione del tragico G8 ligure, avvenuti in un periodo storico nel quale molti del pubblico non erano nemmeno nati.

Un tour dal successo clamoroso ma atteso, che corona un percorso lungo ma fatto di piccoli passi intrapreso da Willie Peyote e che, con molta probabilità, vedrà la prosecuzione nel corso della prossima estate.

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