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X Factor: la giuria è ok, ma dove sono i talenti?

C’è qualcosa che proprio non ci convince di questa undicesima edizione di X Factor e – anche se un’unica puntata di audizioni non è certo sufficiente ad emettere una sentenza definitivamente negativa – va anche detto che dovrebbe essere un buon biglietto da visita, da cui quantomeno farsi un’idea.

Non ce l’abbiamo con Levante, che – al contrario – se l’è cavata egregiamente, finendo per ricoprire l’inevitabile ruolo del giudice sensibile e un po’ in controtendenza (ma non è stata scelta proprio per questo?), né con Mara che – Deo gratias! – ha riportato un po’ di ironia dietro il banco dei giurati. La giuria – facciamola breve – funziona, per quanto manchi un po’ quella cattiveria gratuita e l’egocentrismo di giudici come Morgan e Simona Ventura. Attiravano critiche, è vero, ma televisivamente funzionavano molto di più di una squadra interessata, collaborativa e sempre coerente. Senza la variabile impazzita, il programma risulta inevitabilmente un po’ più piatto.

Dicevamo, comunque, che no, non ce l’abbiamo con i giudici, ma con i talenti. Una sfilata di voci già sentite, di stili già sdoganati e di storie strappalacrime, di cui proprio non abbiamo bisogno, soprattutto se poi il risultato canoro è tutto sommato poco al di sopra della sufficienza.

La puntata di ieri ci ha indubbiamente mostrato il volto di un’Italia nuova, un melting pot di voci e culture che dovrebbe farci riflettere: se, politicamente, X Factor ha svolto il suo compitino, da un punto di vista puramente artistico (quello che conta, eh) non c’è niente di nuovo all’orizzonte.

Eccezion fatta – ma staremo a vedere – per i Noizers, che hanno anche avuto la sfortuna di subire l’attacco di Mara contro l’indubbia prevalenza della lingua anglofona. Siamo d’accordo con Mara, ma tra gli italiani esterofili, almeno i Noizers hanno il vantaggio di suonare come Dio comanda.

Sugli altri, per ora, sorvoliamo: è un po’ che ci si domanda se i talent non abbiano esaurito la loro spinta nel creare mostri discografici (curioso che in presenza di Giusy Ferreri si ricordino i suoi successi immediati dopo il programma, dimenticandosi di quello che è venuto dopo, non così ‘brillante’). Forse queste prime audizioni hanno dimostrato che è proprio così: o i talenti italiani non esistono o hanno smesso di presentarsi alle audizioni dei talent.

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