Onstage
x-factor-11-2018

X Factor non ingrana nemmeno nella seconda puntata

Avete anche voi, come noi, la sensazione che si sia chiuso un cerchio e che sarebbe forse arrivato il momento di cambiare le dinamiche dei talent show? Se persino X-Factor, il talent show canoro per eccellenza – nelle puntate delle audizioni (che in teoria dovrebbero essere quelle più movimentate e ritmiche da un punto di vista puramente narrativo) – fa sbadigliare o, ancora peggio, ci lascia del tutto indifferenti, ecco, qualcosa va rivisto.

Dopo la prima puntata, avevamo dato più o meno tutta la colpa ai talenti. Su quello – ahinoi – non si discute. L’introduzione della categoria delle band non produce, come logica conseguenza, una maggiore visibilità dei gruppi in tv (sul palco ne passano pochissimi), a dimostrazione del fatto che non c’è niente di televisivo nella gavetta di musicisti che imparano a suonare e scrivere insieme. In breve, riportiamo le band dove dovrebbero stare: sui palchi di piccoli o grandi club a dare l’anima per arrivare negli anni a qualcosa degno di essere competitivo nel mercato discografico. Ed è un complimento: l’esperimento band nei talent sta forse dimostrando una volta per tutte che esiste ancora una forma di musica allergica al piccolo schermo. Per fortuna.

I quattro giudici – per loro stessa ammissione “troppo buonisti” – ci spiegheranno poi cosa dovremmo farcene di repliche (neanche troppo riuscite) di mostri sacri come Bruno Mars, Cindy Lauper o Michael Bublé. Insomma, abbiamo gli originali, a nessuno interessa il fac-simile. In questo però Manuel, Fedez, Mara e Levante vanno discolpati, perché l’impressione (come già detto) è che su quel palco proprio i talenti veri non ci vanno più. Preferiscono la gavetta: cattivo segno per i talent, ma buonissimo segno per la musica.

Insomma, la musica pura ha capito che il tubo catodico – dopo l’exploit iniziale – fa più danni che bene: se la discografia ringrazia, la scatola quadrata di X Factor si ritrova impoverita dell’elemento cardine del proprio racconto e dell’effetto sorpresa. Ne risente la tv, in tutti i sensi.

E qui dovrebbe entrare in gioco la giuria, che purtroppo però fa fatica a districarsi in un mare di voci molto simili e poco innovative. Non è neanche colpa loro, ma la produzione si trova costretta a compensare, affidando ad Alessandro Cattelan un ruolo ‘da protagonista’ mai avuto prima. Potrebbe essere un complimento per il sempre bravissimo Alessandro, ma sembra più un gol sbagliato trasformato in calcio d’angolo. Le note, insomma, son dolenti, ma a uscirne sconfitta non è la giuria, né il conduttore, né la puntata in se stessa. E’ il format ad apparire stanco, perché la musica ha smesso di cibarsene: si ciba altrove e lascia al piccolo schermo una sfilata già vista, già sentita, già suonata.

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