Onstage
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Gli Young The Giant in Santeria ci ricordano quanto siano una band sottovalutata 


Facciamo che andiamo dritti al punto, che a nessuno piacciono le introduzioni senza senso, soprattutto quando si parla di musica. Eccolo, il punto: gli Young the Giant sono una band estremamente sottovalutata nel nostro paese. E questa cosa un po’ mi fa incazzare. Soprattutto dopo averli visti dal vivo in una Santeria sold out. Ma con la consapevolezza e la certezza che potrebbero e dovrebbero suonare in venues molto, molto più grandi.

Era il 2009 quando in radio e su MTV (ah, si, la cara vecchia MTV) impazzava il loro singolo Cough Syrup. Life’s too short to even care at all, whoa oh-oh/I’m losing my mind, losing my mind, losing control, cantava Sameer Gadhia, e noi che lo seguivamo a ruota, dalle nostre macchine in corsa con I finestrini abbassati; forse poco consapevoli che tra i meandri di quel beat pop piacevole in realtà si raccontava di farsi di sciroppo per la tosse per cercare di dimenticare di essere poveri e senza una direzione. Ma, in fondo, era ed è questa la forza degli Young The Giant: la loro magistrale capacità di unire gli ossimori in musica. Di intrecciare un sound pop rock allegro con testi che, se letti e non urlati a squarciagola, ci farebbero fare di tutto, ma non saltare e ballare.

E dieci anni dopo eccoci qua. Non ci sono i finestrini abbassati ma le pale della Santeria che girano a vuoto sopra le nostre teste per darci un po’ di aria in un settembre milanese estremamente caldo. Ma la magia non cambia. Quando gli Young The Giant attaccano Cough Syrup, incredibilmente in alto tra i brani della scaletta, tutte le voci si fanno più forti e chiassose e i piedi iniziano a saltellare. Ed è uno di quei momenti un po’ magici. Questi momenti magici, ho capito dopo anni e anni di ossessiva frequentazione di concerti, non hanno tanto a che fare con il tuo gusto personale. Non capitano quasi mai con la tua band preferita. Ma succedono molto spesso con band insospettabili. E succedono solo per un motivo e si chiama connessione. E gli Young The Giant sono dei maestri della connessione.

La scaletta è davvero troppo breve, e ti lascia con un po’ di amaro in bocca. Ma per tutte le dodici canzoni in setlist quella connessione non manca mai: dalla ballad malinconica Fireflight, a Silver Tounge e My Body, per le quali Sameer indossa una fantastica mantella argentata.

E, quindi, eccolo il punto: gli Young The Giant sono davvero una band sottovalutata nel nostro paese. E una delle migliori dal vivo che abbia avuto il piacere di vedere quest’anno. 

Setlist 
Oblivion
Something to Believe In
Apartment
Heat of the Summer
Amerika
Nothing’s Over
Home of the Strange
Titus Was Born
Firelight
Cough Syrup
Mind Over Matter
Call Me Back
Superposition
Tightrope
Silvertongue
My Body

Paola Marzorati

Foto di Francesco Prandoni

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