Onstage
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Yungblud a Milano: quando l’anarchia è gentile

Faccio subito coming out in modo spudorato: il concerto di Yungblud al Fabrique era uno di quelli che attendevo maggiormente in questo 2019. E, lo so che non si dice, ma avevo ragione (per una volta nella vita). E non ho paura di scriverlo a squarciagola fino a che non mi bruciano le dita: se stavate cercando la voce onesta e reale e sguaiata e vulnerabile della nuova generazione l’avete trovata. E in tutto questo casino non è poca roba. 

Il Fabrique questo 2 novembre sembra essere tornato al 2006. Mancano solo i ciuffi rigorosamente piastrati da un lato. Ma il resto c’è tutto: gli occhi cerchiati di nero e la voce che si alza e impenna e si ingarbuglia quando la playlist passa i My Chemical Romance e i Paramore. Ah, che nostalgia. E in parte Yungblud la intercetta, questa nostalgia, la ingoia e la fa sua. E ce la risputa in faccia trasformata, sfaccettata e appiccicosa. Perché dalla nostalgia non si sfugge, anche quando l’adolescenza è quasi un lontano ricordo. Ma non è solo questo: il Fabrique è pieno di giovanissimi che l’ondata emo l’hanno saltata a piedi pari. Eppure Yungblud parla anche e soprattutto a loro. È vero: i riferimenti all’alternative rock degli anni 2000 ci sono tutti. Ma Dom li ha presi e ci ha rivestito la sua e la nostra contemporaneità, come se fosse un mantello. Senza trucco e senza inganno; sollevato il mantello rimane sempre e comunque solo lo schifo del ventunesimo secolo. Che, se cantato a squarciagola, fa un po’ meno male. 

Si chiama Saint Phnix, la band di apertura che inizia puntuale alle 20.00. E vi dico solo una cosa: fatevi un grosso piacere e cercateli su Spotify. Ma, soprattutto, cercateli su YouTube. Perché sono una di quelle band che live ci sa fare parecchio. Anche troppo, per essere solo un opening act. Quindi: touchè. 

Yungblud invade il palco cantando di essere una “variabile del ventunesimo secolo” e rimbalza da una parte e dall’altra come una mina impazzita. Bum bum bum. E non smetterà neanche per un secondo. Infila una dopo l’altra Parents e Anarchist in un crescendo che rallenta solo per Polygraph eyes. “Questa è una canzone molto importante per me. Parla di avere una scelta”. Parla di un ragazzo che si approfitta di una ragazza ubriaca. E denuncia quella cultura maschilista e machista che tantissimi artisti contemporanei sostengono e fomentano. E lo fa cantando dalla prospettiva maschile. Un po’ come Kurt Cobain in Polly. E lo so, che molti penseranno che questo paragone sia una bestemmia. Ma non lo è. Non c’è nulla di irrispettoso nel riconoscere il valore delle piccole rivoluzioni del passato e portare avanti decenni dopo battaglie che nel 2000 spesso abbiamo dimenticato o di cui ci siamo riempiti la bocca per una manciata di like su Facebook. Senza pretese, senza prendersi troppo sul serio. E, come Kurt Cobain, Yungblud a metà set indossa una gonna: un vaffanculo immenso al machismo. Bacia il suo chitarrista sulle labbra. Perché “qui potete essere chi volete. Potete amare chi volete e vestirvi come volete. Sono stato chiamato un alieno per tutta la mia vita. Ma ora siamo una famiglia”. E gli sfugge un singhiozzo dopo Casual Sabotage, suonata in acustico con chitarra e voce.

È uno show pienissimo di adrenalina, il suo. Proprio lui che per anni ha combattuto contro una diagnosi di ADHD, la prescrizione pesante del Ritalin e tutto quello che ne consegue, oggi ne ha fatto un punto di forza. Chiude con Machine Gun, una denuncia della risposta politica all’uso delle armi e alle stragi nelle scuole. E lo show ti attorciglia come una trottola impazzita: il divertimento più punk fa a botte con l’impegno sociale e la dolcezza di un artista che non vuole essere uomo. O, meglio, non vuole essere a tutti i costi l’uomo che ci si aspetta che sia. 

E cosa c’è di più punk di questo?

Setlist 

21st Century Liability
Parents
I Love You, Will You Marry Me
King Charles
Anarchist
Polygraph Eyes
Ice Cream Man
Original Me
Loner
Kill Somebody
I think I’m okay
Casual Sabotage
Waiting on the Weekend
California
Braindead!
Hope for the Underrated Youth
Machine Gun (F**k t)

Paola Marzorati

Foto di Elena Di Vincenzo

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