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A Perfect Circle a Villafranca: la lunga attesa è stata ripagata

Affermare che sia stata una tre giorni in crescendo non è un modo sufficiente per descrivere la chiusura di Rock The Castle con gli A Perfect Circle di qualche ora fa. Non è semplice svegliarsi e provare a condensare uno di quei concerti che magari non entrerà nella storia, ma sicuramente rimarrà nei cuori e nelle menti dei (tanti) presenti per una somma delle parti più che memorabile, nel formare esattamente quel puzzle che ci si immaginava. Al Castello c’è la folla delle grandi occasioni. Purtroppo dobbiamo constatare la completa implosione del meccanismo di consumo, specialmente lato rifornimento birra. Questo dovrà essere per forza di cose il primo punto da smarcare per la prossima edizione della kermesse.

Torniamo alla musica. Lo abbiamo aspettato, lui, Keenan, un uomo che ha fatto di personaggio il proprio mestiere, parrucca bionda, un vestito sgargiante, costantemente figlio – e forse anche un po’ prigioniero – del suo eclettismo. Il concerto inizia con un lieve ritardo ma le paure di un Keenan appesantito viste le recenti news si sciolgono di fronte alla cornice sognante allestita dalla band. Sarà per tutta la serata un continuo cangiare di colori, di luci, un flusso ottimamente orchestrato dai musicisti per mandare in estasi non solo musicale ma soprattutto sensoriale un pubblico più o meno rispettoso delle richieste della band (cellulari?).

I fondatori e membri di spicco sono i protagonisti di ogni istante: Billy Howerdel è una garanzia, nonché il perfetto contraltare a un Keenan che per tutto il concerto rimarrà in un misto di luci e ombre, senza mai mostrarsi chiaramente se non pochi secondi nel finale, coperto da una parrucca bionda. Con un full length appena partorito, non è sconvolgente notare come una buona parte della scaletta sia composta da pezzi di Eat the Elephant. La resa live, grazie a un Maynard molto ispirato, esalta i brani molto più che su disco, nonostante siano composizioni affatto banali da riprodurre.

Il resto è un andare e tornare da un passato che ha incantato per quasi venti anni, con riprese da Mer de Noms e Thirteenth Steps a incitare un pubblico catturato ma animato da un cantato in linea con i pezzi più famosi. Keenan, dalla sua isoletta in penombra, si lascerà talvolta andare a piccoli momenti di dialogo, accolti ogni volta da un boato, e a un piccolo siparietto di presentazione goliardica dei colleghi sul palco.

Quasi cento minuti di musica, una cornice che stavolta lascia da parte le doppie casse per accogliere una musica sinuosa, affascinante, mistica. Non ci sono sbavature, non ci sono pause: il ritmo è serrato e si scorre verso il saluto velocemente, senza rendersi conto che mancano sei mesi al ritorno degli APC in Italia. Non manca tanto, in fondo.

A Perfect Circle Villafranca di Verona 2018, la scaletta

Eat the Elephant
Disillusioned
The Hollow
Weak and Powerless
So Long, and Thanks for All the Fish
Rose
Thomas
People Are People
(Depeche Mode)
Vanishing
The Noose
3 Libras
(All Main Courses Mix)
The Contrarian
TalkTalk
Hourglass
The Doomed
Counting Bodies Like Sheep to the Rhythm of the War Drums
The Outsider
The Package
Feathers

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Redazione

Foto di Ufficio stampa - Testo di Marco Perri

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