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Alice In Chains a Milano, la serata dei reduci

Dopo il cambio di location che dall’Ippodromo ha spostato l’evento al Carroponte di Milano, gli Alice In Chains si apprestano a giocare il secondo tempo della loro partita italiana. Dopo Padova infatti, dove si sono esibiti all’interno dello Sherwood Festival, arrivano nel capoluogo lombardo in una giornata pesante, umida, compressa da una calura opprimente e claustrofobica. Quale cornice migliore per abbracciare la performance del gruppo da tutti considerato il più dark del Grunge, spiccando in un contesto dove giù di base i sorrisi e la spensieratezza non abbondano di certo?

Negli attimi morenti di un pomeriggio schiacciato dalla temperatura infernale, si presenta sul palco sotto le famigerate travi metalliche del Carroponte la band di supporto, che questa volta è di tutto rispetto. I Rival Sons del frontman Jay Buchanan sono una delle “nuove” rock band più apprezzate live. La loro prestigiosa discografia sul palco si infiamma letteralmente, soprattutto grazie alla straripante personalità del cantante che appare sempre adombrato in quel lasso di tempo che va dalla sveglia mattutina al primo caffè, ma che sulle note delle canzoni si dimena come un serpente inacidito, sfoderando una carica impressionante. Anche Scott Holiday, uno dei chitarristi più apprezzati da pubblico e critica degli ultimi anni, è uno spettacolo nello spettacolo, e regala dalle sue grottesche chitarre riff mai banali e molto incisivi. Il revisionismo anni ’70 si esprime al meglio nelle portentose I’m Electric, Open My Eyes e Secret, ma anche nelle suadenti Keep On Swingin e Tied Up. L’impressione è che l’apice della loro carriera sia stato raggiunto quando i Black Sabbath li hanno scelti per aprire il loro tour di addio due anni fa, e che rimarranno agli annali come una delle band di apertura di lusso, e poco più. Peccato, perché sopra il palco sono davvero dei fenomeni.

Pare che anche il cielo sia teso all’idea di rivedere gli eroi del Grunge, perché tutto ad un tratto si riempie di elettricità e lunghe saette cominciano ad illuminare il grigio plumbeo sopra l’orizzonte alla destra del pubblico. La band stessa decide di omaggiare questo clima entropico esordendo con le note di basso di Rain When I Die, canzone proveniente dal loro capolavoro Dirt. Jerry Cantrell indossa il suo cappello con piuma incastonata nella fodera, William DuVall con la sua consueta t-shirt nera e jeans neri, così come Mike Inez al basso e il possente Sean Kinney alla batteria.

La prima impressione che comunica il gruppo di Seattle è quella di estrema professionalità. Suonano con scioltezza e sicurezza disarmanti, cosa un po’ anacronistica rispetto al genere proposto, con una compostezza inusuale dovuta ai lunghi anni di carriera e all’età anagrafica che non si ferma di certo davanti al mito. Così alcuni pezzi incendiari come Dam That River, Them Bones e We Die Young sono accesi dal solo dinamismo di Mike Inez, che con i suoi capelloni ondulanti non si risparmia mai, e dalla sempre più straripante presenza di DuVall, nel pieno di una crescita costante e prepotente all’interno del gruppo. Vederlo sul palco non lascia dubbi: William ha sconfitto le ombre del passato e si è preso la band sulle spalle. Di questo sembra beneficiarne Jerry Cantrell che sembra più rilassato, alleggerito da anni di demoni, di compianti, di un cordoglio che faticava a lasciare le note che palco dopo palco proponeva ad un pubblico che lo giudicava un sacrilego nei confronti della storia degli Alice In Chains, così legata al suo vecchio cantante e fondatore Layne Staley deceduto nel 2002 per overdose di eroina.

Nonostante tutto loro sono ancora lì, e si permettono addirittura di sbagliare Again e riprenderla per le orecchie sorridendo. Deliziano i fan con una serie impressionante di pezzi storici come Man In The Box, Would? e Rooster, causano il groppo in gola con Down In a Hole, uno dei pezzi più emozionanti della storia del rock, e con Nutshell, che dopo la presentazione del gruppo Jerry dedica a “Layne e Mike”, i due caduti del gruppo, Staley e l’ex bassista Mike Starr.

C’è anche lo spazio per presentare inorgogliti la nuova The One You Know dall’album in uscita ad agosto Reinier Fog che parla di Seattle e di colleghi perduti e che è al centro dell’intervista al gruppo fatta prima del concerto che uscirà tra qualche settimana, a ridosso della release. Le canzoni scritte dopo la reunion e suonate ieri, da Check My Brain a Last Of My Kind, fino a Stone e Hollow e alla bellissima ballata Your Decision, testimoniano il fatto che gli Alice In Chains non vivono di solo passato ma sono vivi e vegeti e ancora in grado di sfornare classici che il pubblico apprezza sia su album che dal vivo. Apprezzatissima la chicca Got Me Wrong dall’EP SAP.

Quando hai a che fare con gruppi come gli Alice In Chains sai di avere di fronte una band che si porta dietro tantissime emozioni, che ha nelle sue mani il cuore pulsante dei suoi fan. Bisogna stare attenti a trattarli con sufficienza, a dire che sono la cover band di loro stessi, che profanano la memoria di Layne Staley. Sopra le loro note moltissime persone hanno pianto, hanno perso qualcuno o qualcosa, o lo hanno trovato. Hanno combattuto battaglie, molte le hanno perse, qualcuna è stata vinta. Per loro sono pronti a litigare, a difenderli strenuamente. Perché la sola esistenza del gruppo attesta il fatto che siamo ancora i piedi. Gli ultimi del nostro genere.

Di certo la battaglia più importante, quella contro il tempo, unisce sia noi che Jerry e compagni, tutti riuniti sotto un cielo minaccioso, a combattere a suon di rock e di ritornelli urlati a squarciagola. Il loro mantello di oscurità e di dannazione c’è sempre, ma grazie alla maturità dei membri storici e alla figura fresca e positiva di DuVall, gli Alice oggi sono a tutti gli effetti dei sopravvissuti, come noi.

Alice In Chains Milano 2018, la scaletta del concerto

Rain When I Die
Them Bones
Dam That River
Check My Brain
Again
Hollow
Last of My Kind
Down in a Hole
No Excuses
Your Decision
Stone
We Die Young
Nutshell
Heaven Beside You
Man in the Box
The One You Know
Got Me Wrong
Would?
Rooster

Alice In Chains Milano 2018, le foto del concerto

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Daniele Corradi

Foto di Elena Di Vincenzo

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