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Alt-J Roma 2018 foto concerto 1 febbraio

Alt-J a Roma, il racconto dell’unica data italiana della band

È sempre difficile riuscire a descrivere il concerto di una band complessa, così poco immediata e al tempo stesso amatissima come gli Alt-J. L’unica data italiana del trio di musicisti è in un posto che con loro centrerebbe poco come acustica e resa (come capienza invece già ce lo si spiega di più), il Palalottomatica di Roma.

E già qui parte il primo paradosso: sono una band da palazzetto strapieno? Non c’è il sold out forse atteso, quindi propendiamo per il no. Sono una band da palazzetto? Più da club. Alle 21.30 salgono sul palco: immobili nelle loro postazioni, si fanno elegantemente aiutare da un parco luci fantastico e da una scenografia minimale, essenzialissima, fatta di finte quinte di tubi di metallo e led. Probabilmente uno dei live set visivi più belli ultimamente in circolazione, dove le luci entrano da protagoniste dirette nel racconto del concerto. E per fortuna, visto che molte sfumature e dinamiche sonore si perdono inesorabilmente nel Palalottomatica, che fa rimbombare al massimo i bassi sostenuti delle canzoni del gruppo. Al pubblico interessa poi poco, l’entusiasmo c’è comunque. Anche se è un entusiasmo appena percepito, non eccessivamente caldo e avvolgente.

Mentre la scaletta si srotola lentamente, viene da riflettere come sotto certi aspetti gli Alt-J somiglino ad un paradosso inspiegabile che solo ad un loro live, con le persone che cantano tutti i brani in scaletta e acclamano ogni cambio di tempo, si riesce quantomeno a mettere a fuoco. La loro “alternatività”, se così si può definire per usare un brutto neologismo, è sempre sul filo della sperimentazione e a volte diventa fine a se stessa, toccando un limite ripetitivo che ne pregiudica l’ascolto. Anche alla luce del successo ottenuto negli anni e con il nuovo album Relaxer fresco di stampa, gli Alt-J si costringono a restare una band “di nicchia” per esplodere veramente.

I Depeche Mode, cui pure guardano in parte senza averne l’anima da rocker – o un frontman come Dave Gahan (e chi lo ha) – o i Nine Inch Nails di Trent Reznor, sono lontani anni luce dagli Alt-J e a perderci sono inevitabilmente questi ultimi. Le potenze ipnotiche dei NIN stanno da un’altra parte, con altro spessore, così come le aperture ammiccanti ed equilibrate dei Depeche Mode. Quello che suggeriscono gli Alt-J è il compito: eccellentemente fatto, da bravi studiosi preparati, ma somiglia a quei temi inappuntabili del secchione della classe che sapeva riempirli di contenuti solo perché studiava.

Intendiamoci, sarebbe uno sgarbo colossale agli Alt-J dire che non sanno suonare o che il concerto non sia la dimensione in cui vederli: ma l’impressione è che tra disco e live la differenza la facciano solo i rari battimani del pubblico, che comunque per larga parte dei brani sta fermo come la band sul palco, ondeggiando appena la testa a quanto si vede dal primo anello. Non un concerto da scatenarsi e va bene così, ma la noia fa capolino in più punti, come se si portasse all’estremo la tensione di un elastico senza mai farlo scattare per la frustata dolorosa, ma intensa.

Certo, gli applausi non mancano, lo show è esteticamente impeccabile e a costo di ripetermi devo sottolineare che sono davvero le luci il vero tocco d’artista di questo live. Sarà un parere impopolare, vista la venerazione assurta a culto che si ha per gli Alt-J in molti ambienti musicali che vagano tra le sfumature più o meno estreme dell’indie, ma il trio dà l’impressione di essere bravo senza convincere mai del tutto sul suo reale potenziale: l’equilibrio dei brani è sempre lo stesso, ipnotico e ripetitivo, melodico ma mai troppo, punteggiato di acuti distorti e con i bassi dei tamburi elettronici. Persino la ricerca fatta sembra convergere sempre negli stessi punti ed è un peccato, perché il loro percorso inizia ad essere pericolosamente tutto uguale.

Per fortuna qualche bel guizzo di intensità, soprattutto dovuto al supporto dei cori del pubblico e ad un po’ più di coinvolgimento dei musicisti, riesce a restituire al live la sua reale potenza. L’unica data italiana degli Alt-J diventa così il rovescio della medaglia per molti curiosi delle gesta della band, che resta sospesa nel suo paradosso di cult senza riuscire davvero a sfondare il muro delle emozioni.

Scaletta Alt-J Roma 2018

Deadcrush
Fitzpleasure
Something Good
Nara
The Gospel of John Hurt
In Cold Blood
❦ (Ripe & Ruin)
Tessellate
Intro (This Is All Yours)
Every Other Freckle
Hunger of the Pine
Bloodflood
Matilda
Dissolve Me
Pleader
Taro
Left Hand Free

Intro (An Awesome Wave)
3WW
Breezeblocks

Alt-J Roma 2018, le foto del concerto

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Arianna Galati

Foto di Roberto Panucci

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